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[Italia] Manifestazione antirazzista: il volantino che diffonderemo in piazza il 15 Dicembre a Roma

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Dicembre 14, 2018
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Sarica qui e diffondi il nostro volantino: 181214 Volantino manifestazione antirazzista

***

L’ITALIA DEI PADRONI E L’ITALIA DEGLI SFRUTTATI

Mobilitarsi e coordinarsi per un lavoro utile e dignitoso per tutti, per difendere e preservare l’ambiente e i territori, contro il razzismo di stato e la repressione: costruiamo un nuovo potere!

Ci sono due italie: una è quella composta dall’infima minoranza di chi  vive  nel  lusso  senza  lavorare  e  se  lavora  lo  fa  solo  per accrescere  i  suoi  soldi,  l’altra  è  quella  composta  dalla  stragrande maggioranza  della  popolazione  che  per  vivere  deve  lavorare  e riesce  a  vivere  solo  se  riesce  a  lavorare.  La  prima  è  quella  che delocalizza  e  chiude  le  fabbriche, che  rende  il lavoro  sempre  più precario e pericoloso, che distrugge la scuola e la sanità pubbliche, che  costringe  milioni  di  persone  a  lavorare  fino  a  70  anni  e  a pensioni  da  fame,  che  dissesta  il  territorio  con  le  grandi  opere speculative. La seconda è l’Italia che comprende sia chi muore di lavoro o di mancanza di lavoro, di malasanità, di inquinamento, di terremoti, di piogge e alluvioni sia chi è mobilitato per difendere e creare nuovi posti di lavoro, per difendere e migliorare la sanità, la scuola  e  gli altri servizi pubblici. La  prima  Italia  è  quella  che  ha congegnato e attuato nel 1981 il divorzio della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro, a seguito del quale lo Stato per far fronte ai suoi compiti ha dovuto emettere e vendere titoli finanziari con cui chiedere  in  prestito  alla  “comunità  internazionale”  dei  banchieri, delle  società  finanziarie,  dei  fondi  d’investimento,  dei  ricchi,  i soldi  che  eccedevano  le  sue  entrate…  da  lì  il  debito  pubblico  del nostro paese ha iniziato a galoppare. La seconda Italia è quella a cui  lo  Stato  impone  tasse,  ticket  e  altri  balzelli  per  pagare  gli interessi sui prestiti che lo Stato chiede ai ricchi (che ringraziano e si riempiono le tasche!). La prima è quella che va a braccetto con i “burocrati   di   Bruxelles”.   La   seconda   è   quella   spennata   dai burocrati  di  Bruxelles  insieme  ai  milionari  italiani.  Potremmo continuare, ma il concetto è chiaro.

E  gli  immigrati?  Che  ruolo  ha  in  Italia  (come  negli  altri  paesi imperialisti) l’afflusso dei migranti dai paesi oppressi dal sistema imperialista  mondiale?  Innanzitutto  si  tratta  di  migranti  poveri  e comunque delle masse popolari provenienti dai paesi oppressi, non dei migranti in  generale: nessun  problema per i ricchi (quale che sia la loro razza, religione e paese d’origine) che vengono in Italia a farsi i comodi loro, da turisti, da affaristi o anche a stabilirvisi. Quindi il “diritto degli uomini a migrare” è una questione tirata in ballo solo per confondere le acque. La questione dei migranti non è una questione di “diritti umani in generale” e non è neanche una questione  di  razza  o  di  religione:  è  una  questione  di  classe. Riguarda  gli  immigrati  di  ogni  razza  e  religione  che  mossi  dalla miseria,  dalla  precarietà  e  dalle  guerre,  si  riversano  dai  paesi oppressi e dagli ex paesi socialisti nei paesi imperialisti in cerca di lavoro e delle condizioni di una vita dignitosa. Essi si trovano in concorrenza con le classi sfruttate dei paesi imperialisti, anch’esse sempre  più  private  del  lavoro  e  delle  condizioni  di  una  vita dignitosa,  alla  stessa  maniera  in  cui  ovunque  e  sempre,  e  in  un periodo  di  crisi  più  che  mai,  se  non  si  ribellano  insieme,  gli sfruttati dal capitale si fanno concorrenza tra loro, individuo contro individuo:  ogni  differenza  di  razza,  di  religione,  di  lingua  e  altro viene  usata  (giovani  e  pensionati,  donne  e  uomini,  lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, dipendenti pubblici e dipendenti privati,  settentrionali  e  meridionali,  ecc.).  Quindi,  la  questione principale   non   è   un   progressivo   sdogamento   “culturale”   del razzismo,  ma  il  procedere  della  crisi  generale  e  il  governo  che  i capitalisti impongono alla società conformemente ai loro interessi!

 

Si  impone  la  necessità  di  costruire  un  nuovo  potere  delle  masse popolari organizzate nel nostro paese. Nei paesi imperialisti è in corso  una  svolta  nel  sistema  politico.  I  gruppi  e  i  partiti,  di “destra”  e  di  “sinistra”,  che  negli  ultimi  quattro  decenni  hanno governato   e   attuato   il   “programma   comune”   della   borghesia imperialista  sono  in  crisi  profonda  in  Italia  e  nel  mondo.  La vittoria  elettorale  del  M5S  il  4  marzo  e  con  la  formazione  del governo  M5S-Lega  è  espressione  di  questa  crisi.  Essa  è  il  frutto del  malcontento  e  della  ribellione  delle  ampie  masse  popolari  al “programma   comune”   che   è   stato   imposto   loro   per   decenni. Questa “breccia”, questo scollamento delle masse dalle istituzioni borghesi,  è  senza  ritorno  perché  la  contraddizione  tra  i  nostri bisogni  e  gli  interessi  dei  capitalisti  è  destinata  ad  acuirsi  con  il procedere  della  crisi.  Proliferano  mille  manifestazioni,  scioperi, cortei  e  iniziative  di  tipo  rivendicativo.  In  ogni  azienda,  in  ogni territorio   dove   ci   sono   embrioni   di   organizzazioni   operaie   e popolari  si  pongono  le  basi  di  un  nuovo  potere;  dove  queste organizzazioni sono già esistenti e si rafforzano, dove agiscono da nuove   autorità   pubbliche,   cioè   si   occupano   della   sorte   delle aziende,   del   territorio,   delle   scuole,   della   cultura   e   via   via allargano  la  loro  azione,  si  collegano  con  altri  organismi  che  si mobilitano,  costringono  il  governo  e  le  amministrazioni  locali  a prendere misure concrete o le attuano direttamente. Quanto più la mobilitazione delle masse popolari si innesta e si lega alla rinascita del  movimento  comunista  cosciente  e  organizzato,  tanto  più  il carattere  della  loro  mobilitazione  cambia  di  senso:  dalla  difesa passa all’attacco, da “contro” a “per”.

Nel nostro paese ci sono già oggi due poteri. Uno è il potere dei capitalisti.  È  quello  che  impone  la  miseria,  la  devastazione  del paese, la disoccupazione, la partecipazione alle guerre e tutti i mali di cui soffrono le masse popolari. Oggi è il potere più forte, ma è un   potere   malato.   L’altro   è   il   potere   delle   masse   popolari organizzate   e   in   qualche   misura   già   aggregate   attorno   al movimento    comunista    cosciente    e    organizzato,    il    partito comunista.   È   un   potere   che   esiste   solo   dove   il   movimento comunista cosciente e organizzato è già abbastanza radicato. Esiste a  macchia  di  leopardo,  in  punti  territorialmente  isolati  ma  che operano  secondo  una  linea  e  un  piano  comuni.  Il  nostro  potere oggi è ancora debole, ma ha già una sua influenza sul resto delle masse popolari non ancora organizzate: illumina, convince, guida, porta  a  fare  alcune  cose.  Il  P.  CARC  e  il  (nuovo)  PCI  lavorano entrambi a rafforzare questo secondo potere. Il P. CARC partendo per così dire  dal basso, dalla  resistenza  delle  masse  popolari alle malefatte  dei  padroni.  Il  (n)PCI  partendo  per  così  dire  dall’alto, dalla    concezione    comunista    del    mondo    e    dal    movimento comunista    internazionale.    Fare    la    rivoluzione    socialista    è rafforzare   questo   secondo   potere,   a   scapito   del   potere   dei capitalisti, fino a rovesciarlo!

 

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