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[Bergamo] RFI come “Autostrade per l’Italia”

Sezione di Bergamo by Sezione di Bergamo
Dicembre 13, 2018
in Sezione di Bergamo
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A metà agosto i tecnici Rete Ferroviaria Italiana rassicuravano sullo stato del ponte S.Michele tra Calusco e Paderno a seguito del suo costante monitoraggio: nel complesso in discreta salute e, dopo il programmato restauro nel 2019, in grado di fare la sua funzione per tanti anni anche per treni a 120Km/h, anziché i 15 attuali!

In realtà il 14 settembre la chiusura perché “regge solo il suo peso”!

Ma a chi è affidata la gestione e manutenzione della rete ferroviaria?

Un bene pubblico! La vediamo fare acqua da tutte le parti!

Dopo la tragedia di Pioltello, dove emergono gli scarsi livelli di manutenzione, è quindi solo per caso che non ci sia stata anche quella del S.Michele!

Il recente rapporto “Pendolaria” di Legambiente denuncia la presenza di 26 opere ferroviarie ancora incompiute per mancanza di finanziamenti. È un fatto che gli investimenti principali di RFI sono diretti sulla rete Alta Velocità, tanto che sono innumerevoli le linee che hanno subìto la chiusura. E dove investe, RFI lo fa con la logica di automatizzare i processi, le linee, gli apparati con l’obiettivo di eliminare lavoratori dalle linee, dalle stazioni, dai “tronchi lavori” di manutenzione, dagli impianti.

Ma in questa particolare disattenzione criminale RFI è in buona compagnia: chi ha amministrato per decenni le istituzioni per questi territori, ai vari livelli, sapeva benissimo della situazione del ponte. Già nel 1979 fu bandito un concorso per un nuovo attraversamento, le cui proposte furono tenute nel cassetto, fino ad arrivare alla attuale drammatica situazione. Migliaia di pendolari che perdono ore di vita nell’odissea del viaggio, oltretutto con Trenord che nemmeno aggiunge carrozze ai treni già colmi e insufficienti; centinaia di ditte della zona produttiva trainante del paese che vedono aggravare le condizioni di produzione, fino a costringerne alcune alla chiusura. Con il rischio poi di veder peggiorare ulteriormente la situazione per la fragilità delle altre strutture.

La soluzione proposta è una beffa!

Il RESTAURO del San Michele in 2 anni, con una spesa minima di 21mln di € (per ora): per trovarsi dopo 10 anni in analoga situazione? Ma chi ci crede, con delle premesse del genere?!

La stessa nomina del commissario nella persona dell’amministratore delegato di RFI, società responsabile di questo disastro, è una presa in giro da parte del governo! È come affidare la ricostruzione del ponte di Genova ad Autostrade per l’Italia, per cui il governo del cambiamento si è giustamente opposto! In questo modo non possiamo altro che temere colossali intrallazzi, mentre abbiamo bisogno della massima trasparenza!

C’è bisogno di un S.Michele-2 verso Paderno, sulla base delle idee già elaborate da tempo! Il sacrificio di questi due anni può essere giustificato solo con questo obiettivo!

Il S.Michele resti come monumento, per le bici e i pedoni!

Ma per fare ciò c’è bisogno di due passaggi importanti

1) a furor di popolo va cambiato il commissario, che deve essere nominato tra personalità tecniche di fiducia della popolazione del territorio.

2) bene fa il Comitato per il ponte a mobilitarsi e a mobilitare la popolazione, ma è necessario e determinante collegarsi con i pendolari organizzati del territorio e riunire quelli non organizzati per esercitare una direzione e un controllo popolare, per non farsi prendere in giro dagli amministratori pubblici e societari (come già recentemente successo) attraverso il gioco dello scarica-barile tra gli uffici e le competenze, visto il piatto ricco e appetitoso in ballo per la soluzione del problema. A questo scopo va fatto appello anche ai lavoratori delle ferrovie e della Pubblica Amministrazione ad esercitare la denuncia e la delazione al fine di agevolare l’azione di controllo popolare. Non abbiamo certo dimenticato la tragedia di Viareggio che ha visto condannati gli stessi vertici dirigenziali di FS.

La situazione del ponte S.Michele non è assolutamente estranea al saccheggio del territorio e alla decadenza delle infrastrutture del paese a cui ci stanno condannando coloro che ci hanno amministrato, anche dal punto di vista economico e imprenditoriale, fino ad oggi, subordinando la sua gestione, manutenzione e miglioramento solo alla logica del loro tornaconto, dando così spazio alla speculazione e alla corruzione. Questa deve rappresentare l’occasione per la ricostruzione di organizzazioni popolari per l’esercizio della direzione e del controllo dal basso.

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