L’uccisione della giovane Desirée Mariottini è l’ultimo grave episodio di una sequenza di violenze incessante, cui la cronaca ci sta “abituando” ma a cui noi non ci abitueremo mai.

Desirée, come quante altre? Giusto due anni fa Lucia Perez, argentina, anche lei 16 anni, drogata, stuprata e uccisa da due spacciatori (da questa vicenda nacque il movimento di Non Una Di Meno a livello internazionale e il I° sciopero delle donne del 24 novembre 2016); Pamela Mastropietro e i noti fatti di Macerata a cui seguirono strumentalizzazioni da parte di esponenti delle Larghe Intese ma anche una imponente mobilitazione popolare; Serena Mollicone, uccisa nella caserma dei Carabinieri di Arce o le due studentesse americane violentate dai due sbirri a Firenze.

Nessuna pena certa, tranne che per le vittime uccise barbaramente, per i loro famigliari e per tutto il genere femminile, per cui effettivamente la situazione si aggrava sempre di più. Troppo spesso assistiamo a sentenze di tribunali che promuovono impunità o “sconti” per i colpevoli: “erano ubriache”, “se la sono cercata”, “aveva un altro” o “non ha urlato abbastanza”.

Nessun posto al sicuro: la violenza domestica, quella con le percentuali più alte, è un dramma silenzioso e quotidiano. Gli “aguzzini” in moltissimi casi hanno la divisa e appartengono alle forze dell’ordine: quando agiscono direttamente (come il caso di Serena Mollicone o le due studentesse americane) o quando non tutelano le donne che denunciano la violenza subita.

La sensazione di essere “carne da macello” ad uso e consumo di chi decide che la tua vita deve finire è sempre più pressante e ogni uccisione e violenza contro le donne che sentiamo ai TG o leggiamo sui giornali è un pugno allo stomaco, suscita tanta rabbia ma anche paura. Così ci si ritrova a camminare sole per strada girandosi sempre indietro e saltando di paura se si sentono dei passi, allungando il tragitto per non dover finire in posti dove le luci non funzionano o in quegli angoli dove “i cantieri non si chiudono mai”…la sensazione è di stare in una trappola per topi. Tremiamo, acceleriamo il passo, facciamo finta di parlare al telefono. Una soluzione è quella di imparare a difendersi ma, ai corsi si autodifesa, ti dicono che l’aggressione dura pochi secondi, la tecnica e le mosse spettacolari da film non servono, quello che serve è la mente lucida e i riflessi pronti per scappare!

Essere donna qui, nella Repubblica Pontificia. “Il Vaticano e la Chiesa di Roma sono un’organizzazione ben delimitata, diffusa in tutto il mondo che recluta, forma, organizza, distribuisce e dirige operando come un esercito, di cui il papa è il sovrano assoluto, che non risponde a nessuno. Il suo cuore pulsante è a Roma, in Italia, dove sono massime la densità della sua forza e della sua tela di ragno; è il territorio decisivo del suo funzionamento mondiale: quello in cui il Vaticano difende con più accanimento il suo potere e i suoi privilegi, quello dove ha mantenuto, a causa della storia che abbiamo alle spalle, i mezzi per difenderli con maggiore efficacia ed esercitarli con più forza” (Il futuro del Vaticano, Edizioni Rapporti Sociali).

Il ruolo che il Vaticano ha è legato a filo diretto con l’oppressione della donna, la concezione patriarcale e maschilista che impregna il nostro paese: dai Patti Lateranensi, ai 17 doveri della moglie verso il marito pubblicati negli anni ’60 da Famiglia Cristiana (tacere, obbedire, assisterlo con grande mansuetudine, rispettarlo come capo). Ma oggi la religione non è più uno strumento di interpretazione del mondo, la Chiesa non può più far leva su questo aspetto per aggregare masse di fedeli al suo gregge e sottometterli al sacrificio in terra e al paradiso in cielo: prima agiva più sommessamente come potere occulto del nostro paese, oggi esce pienamente allo scoperto ed è il principale cancro che infesta la vita delle donne delle masse popolari. Gli attacchi alla Legge 194 e le campagne contro l’aborto, i movimenti antiabortisti, gli artigli sull’istruzione e la sanità pubblica infestata di obiettori e preti, sono solo la punta di un iceberg. La donna o è un angelo del focolare (una madonna, una santa) o una puttana. Allo stesso modo la Chiesa tratta il sesso, la sessualità e l’orientamento sessuale come distorsioni, promuovendo su ognuno di questi ambiti abbrutimento, perversione e pornografia. Il Vaticano scomunica le masse popolari (gay, divorziati, chi pratica l’aborto, ecc.) ma protegge se stesso e la sua storia fatta di pedofilia, perversione, omicidi, omertà (come dimostra il caso di Emanuela Orlandi). Le vite umane non hanno alcun senso, perché il Vaticano e la Chiesa di Roma campano sul culto dei morti. Desirèe è una morta in più, un funerale in più, una predica in più.

Essere donna ora, nel sistema capitalista. La condizione di doppia oppressione delle donne delle masse popolari (di genere e di classe), con l’avanzare della crisi è destinata a peggiorare. I numeri sulla violenza sono solo un effetto di questa crisi, a cui si aggiungono attacchi su altri fronti. Sul posto di lavoro, a casa, lo smantellamento dei servizi per l’educazione dei figli e la cura degli anziani, nella via della propria emancipazione che è messa a dura prova dalle mille incombenze quotidiane: fare tre-quattro lavori per arrivare a fine mese, lavorare in produzione e lavorare a casa, non avere una indipendenza economica significa sostanzialmente impedire o comunque ostacolare e limitare il contributo delle donne a trasformare lo stato di cose presenti, che le rinchiude in casa (a deprimersi, a subire o, nel migliore dei casi, a illudersi di costruire una nicchia felice in cui vivere con la propria famiglia). Questo è il futuro di lacrime e sangue, sopraffazione e precarietà a cui la borghesia relega le donne delle masse popolari: è necessario infatti rimarcare bene la distinzione di classe… Le donne appartenenti alla borghesia infatti non vivono gli stessi problemi delle masse popolari: hanno tutti i mezzi economici per uscire da situazioni di violenza, per abortire privatamente visto che negli ospedali pubblici la Legge 194 è troppo spesso violata, per la cura e l’educazione dei loro figli (anzi spesso prediligono le loro scuole private a quelle pubbliche fatiscenti e sempre più degradate), per girare sicure (mica hanno bisogno di metropolitane o autobus…c’è chi addirittura gia con l’autista), per vivere in case più che dignitose e per, le più disagiate, disintossicarsi in cliniche di lusso e ricevere ogni tipo di cura. Anzi, le donne esponenti della borghesia imperialista, in quanto tali, sono dall’altro lato della barricata e al di là di proclami e attestati di solidarietà concorrono quanto gli uomini a promuovere sfruttamento e oppressione delle donne e degli uomini della classe operaia e delle masse popolari, di chi per vivere ha bisogno di lavorare (a differenza loro che non hanno bisogno di lavorare per vivere e che se lavorano lo fanno solo per incrementare i loro profitto).

Vogliamo restare sul tema della violenza di genere, anche se non possiamo fare a meno di confrontare i dati con quanto avviene agli immigrati, ai bambini, ai giovani, agli anziani, ai lavoratori ogni maledetto giorno.

Desirée è stata stuprata e uccisa a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, all’interno di uno stabile abbandonato al degrado e allo spaccio. Lo sciacallo Salvini ha tempestivamente cavalcato la scena inneggiando le ormai note “ruspe” per radere al suolo stabili occupati e per cacciare gli immigrati “sopraffattori”. Così come la sindaca Raggi non ha saputo proporre altro che il divieto di somministrazione di alcool dopo le h. 21,00. Entrambe le soluzioni lasciano il tempo che trovano e oscurano le reali cause dell’abbrutimento e della violenza: il sistema capitalista, i suoi istituti, le sue istituzioni e prassi.

L’abbandono, l’incuria e il degrado dei quartieri popolari delle città sono il frutto avvelenato della politica della borghesia del nostro paese. I governi che si sono susseguiti dal dopoguerra ad oggi e in particolare quelli degli ultimi decenni, i governi delle Larghe Intese, attuando un programma comune hanno via via creato le condizioni per limitare, ridurre ed eliminare ogni possibilità per le masse popolari di condurre una vita dignitosa: avere un lavoro, una casa, cure mediche, spazi di aggregazione in cui sviluppare una socialità sana, formarsi e arricchirsi culturalmente e moralmente.

La classe dominante e parassitaria della Repubblica Pontificia, divisa in diversi centri di potere, ha fatto della cura e gestione del territorio un ambito da cui trarre profitto, trasformando gli enti locali e in particolare le Amministrazioni Locali in centri del sistema di potere clientelare affiliato al Vaticano, agli imperialisti USA, europei e sionisti, alle Organizzazioni Criminali. La casa, il lavoro, la manutenzione e la cura del territorio (in un paese che cade a pezzi, come dimostra il ponte Morandi di Genova), la sanità e la salute dei cittadini, sono all’ordine del giorno come questioni di “emergenza”. I quartieri popolari sono pieni di edifici abbandonati, vuoti, degradati e fatiscenti che diventano ricettacolo di criminalità, spaccio e violenza, esclusivamente per volere e noncuranza delle istituzioni. Nei casi in cui le masse popolari se ne occupano, questi edifici diventano esperienze di organizzazione, mobilitazione e protezione per chi è in difficoltà, come dimostrano la Casa Internazionale delle Donne o la Casa delle Donne di Lucha y Siesta a Roma, stabili che le donne hanno sottratto al degrado conferendogli un uso sociale, in linea con quanto sancito dall’articolo 42 della Costituzione.

Quale il ruolo delle donne e degli uomini che animano le lotte in difesa delle conquiste di civiltà e benessere delle masse popolari e che vogliono porre fine al marasma in cui viviamo? Quale il ruolo delle comuniste e comunisti che vogliono avanzare qui e ora nella costruzione della rivoluzione socialista, l’unica vera soluzione al corso catastrofico, di lacrime e sangue, che la borghesia promuove?

Con il voto del 4 marzo e la costituzione del governo M5S-Lega, le masse popolari hanno dato una batosta alle Larghe Intese e si è aperta una breccia nel sistema politico dei poteri forti del nostro paese, una breccia che dobbiamo e possiamo allargare.

Come fare?

Decreti sicurezza e misure repressive che servono per colpire i movimenti di lotta e di resistenza delle masse popolari contro gli effetti più devastanti della crisi, il progetto di Legge Pillon sulle separazioni portato avanti dalla parte salviniana del governo, la realizzazione della TAP sono tutte misure che vanno contrastate. I senatori De Falco, Nugnes, Manteri e Fattori proponendo degli emendamenti per modificare il decreto sicurezza hanno dato un segnale importante, che certamente prende forza dalle mobilitazioni contro il decreto stesso che stanno attarversando tutto il paese e che vedono un’ampia partecipazione delle masse popolare. Ma non basta! Bisogna aver il coraggio di contrastare fino in fondo le misure reazionarie e antipopolari: legarsi al movimento popolare e mobilitando gli esponenti delle amministrazioni locali per denunciarle, aggirarle e quando necessario disobbedire seguendo l’esempio di Mimmo Lucano (clicca qui).

E’ necessario difendere senza se e senza ma quelle conquiste che hanno visto le donne delle masse popolari battersi in prima linea, per avanzare nella propria emancipazione: la Legge 194, l’istituzione di consultori e centri antiviolenza, la sanità pubblica e i servizi alla persona (asili, scuole, per l’educazione delle giovani generazioni e la cura dei malati e degli anziani). Lo smantellamento di questi diritti vede alla testa il Vaticano. É quindi anche una questione di sovranità nazionale.

Inoltre, dobbiamo approfittare degli appigli che questa compagine politica offre per favorire tutte quelle misure che difendono e allargano i diritti delle masse popolari, tra cui quelli delle donne: serve prima di tutto incalzare il governo a mettere al centro un lavoro utile e dignitoso per tutti. Avanti allora con l’eliminazione del Jobs Act, la riforma della Legge Fornero, il reddito di cittadinanza unito alle trattative per non delocalizzare e far chiudere le aziende, come è stato per la Bekaert e la Whirpool. Questa è la condizione decisiva per cambiare il paese, per favorire l’emancipazione delle donne da situazioni di violenza domestica e dei giovani dalla cultura dello sballo e dal “mondo virtuale” che li isola e abbandona al degrado morale e intellettuale.

Questo è il principale terreno su cui avanzare nella costruzione di un governo che sia realmente promosso e sostenuto dalle organizzazioni popolari e operaie e avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista.

L’esperienza dei primi paesi socialisti (come l’URSS o la Repubblica Popolare Cinese) insegna che solo con l’edificazione di un sistema socialista e il superamento della divisione in classi dell’umanità (la società comunista) si superano le discriminazioni di genere (ma anche quelle generazionali, verso le minoranze etniche e per l’autodeterminazione del popoli): con il socialismo si avvia questo processo di emancipazione reale perché è l’unica società che promuove su ampia scala l’organizzazione e la partecipazione delle operaie e degli operai, delle masse popolari nella gestione dell’apparato economico del paese (secondo un piano pubblicamente approvato e volto a soddisfare i bisogni individuali e collettivi della popolazione) e della società. Lo Stato socialista dovrà mettere in opera da subito e senza riserve, tutte le iniziative adatte a promuovere la massima partecipazione della massa della popolazione, in particolare delle classi finora escluse, alla gestione della vita sociale, alle attività politiche, culturali, sportive e ricreative, in particolare tutte le misure utili a mobilitare anche le donne a partecipare alla vita sociale ed emanciparsi dall’oppressione degli uomini e dai compiti domestici.

Non c’è emancipazione delle donne senza rivoluzione socialista! Non c’è rivoluzione socialista senza emancipazione delle donne!

Il 24 novembre, tutte e tutti a Roma: corteo nazionale contro la violenza sulle donne e di genere.

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