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Partito dei CARC
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Il fascismo

compagno PB by compagno PB
Giugno 24, 2018
in Rinascita di Gramsci
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La Commissione Gramsci del Partito dei CARC prosegue la serie degli “anniversari della vita di Gramsci”, con un testo in cui si ricordano avvenimenti che hanno riguardato il compagno in un mese dell’anno. In questo mese ricordiamo il 4 giugno del 1928, quando Gramsci fu condannato.

 

 

Il fascismo

 

Gli anniversari della vita di Gramsci – giugno

 

Il partito dei CARC alle ultime elezioni politiche ha dato indicazioni di voto a più soggetti, a seconda dei casi: a Potere al Popolo, al PC di Rizzo, a LeU, e al M5S. C’è chi per ingenuità e chi per opportunismo ha fissato lo sguardo solo sull’indicazione di voto a M5S e da ciò è partita una sorta di onda, nella agitazionegeneraleda“formiche a cui hanno distrutto il formicaio”, che trabocca dalle pagine dei media e pure in parecchi social networks dal 4 marzo a oggi. Il direttore di Resistenza, foglio del Partito, parla di questo fenomeno nel numero di giugno.

“Dal 4 marzo, in crescendo, hanno iniziato a creare o a dare visibilità a tesi allarmistiche e disfattiste, toccando l’apice con la formazione del governo M5S – Lega: “il governo Conte è il più reazionario dal dopoguerra”, “siamo di fronte al trionfo del blocco reazionario”, “chi non si schiera contro è complice” fino alle fantasiose e strumentali “i CARC sostengono i 5 stelle, i 5 stelle sostengono la Lega, allora i CARC sostengono la Lega”, moderno adattamento del vecchio adagio: “mio nonno fischia, la locomotiva fischia, mio nonno è la locomotiva”.

 

Il direttore, a fronte del marasma in corso, consigliadi seguire il consiglio che Mao Tse tung mise in versi in una sua poesia: “Guardati dall’inquietudine traboccante che spezza il cuore, getta uno sguardo lungimirante sulle cose del mondo.” Questi versi sintetizzano uno la riforma morale, e uno la riforma intellettuale che sono fondamento della rivoluzione socialista alla cui costruzione il Partito dei CARC sta contribuendo.[1]Nessuna grande rivoluzione mai è iniziata ed è arrivata a compimento senza una riforma intellettuale e morale, che prima è stata elaborata e curata in nuclei limitati[2]e quindi si è estesa all’intera società. Questo ruolo ha giocato il cristianesimo nel passaggio dallo schiavismo al feudalesimo, e lo stesso è accaduto con la concezione borghese del mondo, che è sorta al termine del medioevo, come arma per combattere la società feudale. La riforma intellettuale e morale odierna è conoscenza e assimilazione della concezione comunista del mondo, che dà chiarezza (comprensione scientifica) della situazione e infonde passione e fiducia in chi la conosce e l’assimila. Di tutto questo si occupa anche il Partito dei CARC, ed è uno dei grandi pilastri del pensiero di Gramsci, di cui ricorre in questo mese di giugno il novantesimo anniversario della condanna a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione.

Compagne e compagni del Partito dei CARC sono andati, come fanno ogni mese, a diffondere volantini e giornali allo stabilimento FCA (FIAT Chrysler Automobiles) di Melfi, e due militanti di un gruppo sindacale e politico lì presenti a fare lo stesso hanno inveito contro di loro, dicendo che erano fascisti e se ne dovevano andare. I due sono di quelli la cui mente fila nel modo indicato dal direttore di Resistenza: il Partito in certi casi ha dato indicazione di voto per il M5S, il M5S ha fatto il governo con la Lega, la Lega è fascista, quindi il Partito dei CARC è fascista. Si tratta di una sequenza di affermazioni senza alcun nesso logico, come spiega il direttore con l’esempio del fischio. Al di là dell’incoerenza logica, facilmente comprensibile, c’è però anche il fatto pratico: alle grida dei due gli operai presenti hanno detto che pure loro hanno votato M5S, e quindi anche loro sono fascisti.[3]

Il (nuovo)PCI ha avuto tanta ragione quando ha intitolato un suo comunicato “Pensare non è come cagare”[4], cosa che, in positivo, significa che i pensieri, così come anche i sentimenti, vanno coltivati e alimentati. Cosi facciamo noi comunisti, dice Brecht, che siamo

intenti semplicemente all’inevitabile: scegliere la strada più diritta possibile, vincere

gli ostacoli del giorno, evitare i pensieri

che hanno avuto esiti cattivi, e scoprire

quelli propizi, in breve:

aprire la strada alla goccia nel fiume che si apre

la strada in mezzo alla pietraia.

 

È sempre la riforma intellettuale e morale di cui parla Gramsci e di cui parliamo sopra. Un pensiero dagli esiti sicuramente cattivi è quello secondo cui siamo già nel fascismo, e prendiamo per fascismo il fatto che Salvini rispetto agli immigrati fa apertamente quello che i suoi predecessori facevano di nascosto, il fatto che grida ciò che altri sussurrano. Bergoglio, ad esempio, si spende in tante parole buone sui migranti dicendo che nei loro confronti bisognerebbe essere aperti e misericordiosi, ma contemporaneamente dice che “ogni paese deve accoglierne quanti ne può integrare”. Questo significa che in ogni paese devono entrare quanti migranti sono necessari alla produzione, e dato che si tratta di produzione capitalista, quanti sono necessari al profitto dei capitalisti e disponibili a farsi sfruttare in modo tale da fare sì che questi profitti siano sufficientemente elevati.

Chi pensa che “siamo già nel fascismo” crede che il fascismo abbia già vinto, crede che la classe operaia e le masse popolari del nostro paese sono stupide e ignoranti, crede che con il disprezzare la maggioranza delle masse popolari si distingue per intelligenza e nobiltà d’animo, crede che la propria disperazione sia un pregio, e con questo e con tutto il resto che si accompagna a questo favorisce la mobilitazione reazionaria, quella che porta al fascismo vero, che è dittatura terroristica della borghesia. Sotto il fascismo non ci si può dichiarare anarchici, democratici, antifascisti, antimperialisti, e soprattutto non ci si può dichiarare comunisti. Novanta anni fa Gramsci venne condannato al carcere perché comunista, e tanti altri prima e dopo di lui vennero imprigionati e uccisi perché erano comunisti. Oggi in Italia parecchi che si dichiarano comunisti non sono affatto in carcere e non ci sono mai stati (a differenza di alcuni compagni e compagne del Partito dei CARC e del (nuovo)PCI), non sono perseguitati, magari scrivono su giornali e parlano alle televisioni. Si dirà che questo “fascismo” odierno è diverso dal primo, e che non ha bisogno di imprigionare e uccidere, ma resta il fatto che oggi come ieri essere e non essere in carcere o essere e non essere vivo sono cose differenti.

È vero, però, che se non siamo nel fascismo il rischio di arrivarci c’è. Bene ha fatto allora il (nuovo)Partito comunista italiano a costituirsi nella clandestinità e a svilupparsi e crescere come partito clandestino. È una cosa ragionevole. Ciascuno la capisce. Se prevedi che la borghesia adotterà il terrorismo e romperà le sue stesse leggi allora preparati: non aspettare che accada.

Il (nuovo)PCI, però, non si è costituito nella clandestinità per essere libero nell’ipotesi probabile, o piuttosto certa, che la borghesia adotterà il terrorismo per schiacciare la classe operaia e il suo partito. Il (nuovo)PCI si è costituito nella clandestinità per operare in condizioni di libertà, per elaborare una scienza che spiana la strada verso la vittoria e per intraprendere da subito, nella pratica, quella strada. La condizione di clandestinità è quella che consente a quel partito e ai suoi membri di vedere la realtà dall’esterno, con il distacco dello scienziato e allo stesso tempo con la passione e la determinazione del combattente, con lungimiranza nella mente e fermezza nel cuore.

[1]È vero che l’opera di costruzione è visibile a pochi, ma questo non vuole dire che non è in corso. Nessuno vede il seme piantato a terra, e all’inizio solo chi semina ne conosce l’esistenza.

[2]Oggi questo primo nucleo è il partito comunista. Il partito è la “prima cellula in cui si riassumono dei germi di volontà collettiva che tendono a divenire universali e totali” (A. Gramsci, Quaderni del carcerea cura di Valentino Gerratana, Einaudi, 2001 (prima ed. 1975), Torino, p. 1558).

[3]La percentuale di consensi al M5S nella fabbrica alle elezioni è stata del 70 %.

[4]In http://www.nuovopci.it/dfa/avvnav22/avvnav22.html

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