Colleghi Ferrovieri, la sicurezza passa dalla nostra organizzazione!

Dopo pochi giorni dalle ultime “tragedie” (almeno quelle giunte agli onori della cronaca) con morti sul lavoro siamo a contare morti e feriti di nuovo nel mondo del lavoro: almeno 3 morti e dieci feriti gravi a Pioltello, nell’hinterland milanese, nel deragliamento di un treno utilizzato principalmente da lavoratori pendolari. Da lavoratori che si stavano spostando utilizzando quei servizi pubblici che dovrebbero funzionare con la massima efficienza, dato il compito che hanno e che invece, nei trasporti come nella sanità, istruzione, infrastrutture, amministrazione, ecc. stanno subendo da anni un peggioramento sostanziale a causa dei continui tagli esercitati dai vari governi che si sono succeduti e dalla loro trasformazione in merci da cui trarre profitti. È di pochi giorni addietro infatti il trionfalismo degli amministratori Trenord rispetto al servizio reso, agli introiti raccolti, alla continua crescita di passeggeri e treni. Sono di pochi giorni addietro le dichiarazioni degli stessi amministratori e di vari esponenti politici sul finanziamento al servizio pubblico ferroviario; sono frequenti le dichiarazioni di Rete Ferroviaria Italiana dei traguardi raggiunti sulla rete ferroviaria.
Ma la realtà dei fatti è diversa: si susseguono disservizi e incidenti, fino alla tragedia attuale, che vengono puntualmente notificati dai vari comitati pendolari della regione, che rendono la soddisfazione degli utenti una chimera. Mentre nelle ferrovie l’Alta Velocità fagocita l’80% dei finanziamenti infrastrutturali vicende come quella di oggi mostrano che la sicurezza della circolazione non è più al primo posto nell’attenzione, ma un fattore probabilistico a cui si sottomettono gli interventi manutentivi e la loro frequenza. La caratteristica che segna i disservizi pubblici è la dichiarazione propagandistica sugli investimenti, lo scarica-barile sulle responsabilità dei guasti e sui necessari interventi per far sì che si ricostruisca efficienza e sicurezza.

È una guerra quella a cui ci troviamo di fronte, in cui siamo immersi, in cui chi ne trae profitto parla di ripresa economica, mentre chi la subisce vede riduzioni massicce di posti di lavoro, inasprimento dei ritmi nell’orario, aumento delle ore di straordinario, riduzione dei salari e loro legame a concetti produttivistici, demolizione del controllo dei lavoratori sui vari aspetti della produzione, intimidazioni e licenziamenti punitivi, morti e feriti, malattie professionali, inquinamento dell’ambiente.

L’inversione di tendenza non può altro che essere quella dell’esercizio del controllo popolare su ogni aspetto della produzione e della vita sociale affinché le soluzioni da applicare ai problemi creati dallo sviluppo della crisi in corso siano quelle elaborate da chi la produzione e i servizi la esercitano e li utilizzano quotidianamente per l’avanzamento del progresso del paese: la classe operaia e i lavoratori tutti che si organizzano allo scopo.

Colleghi usiamo tutte le assemblee già previste per discutere della situazione e per organizzarci a partire dai lavoratori dei trasporti in tutti i settori (viaggiante, uffici, officine)
Costruiamo momenti di discussione e organizzazione per il controllo popolare sulla rete, sui mezzi, sul rispetto delle procedure di sicurezza. Perché non possiamo accettare che di fronte a simili tragedie non si riesca mai a saperne le cause, le responsabilità e i rimedi attuati e da attuare.

Geneletti Rochy, Bergamo 25 gennaio 2018

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