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[Italia] Diritto allo studio: quale strada per valorizzare la battaglia contro il numero chiuso?

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Settembre 10, 2017
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La lotta degli studenti della Statale di Milano ha pagato: il TAR ha accettato il ricorso presentato dagli studenti contro l’introduzione del numero chiuso ai corsi di laurea delle Facoltà Umanistiche (vedi qui:

Il “caso della Statale” e le consuete mobilitazioni contro i Test di accesso alle facoltà di medicina e sanitarie riaccendono l’attenzione sulla legittimità del numero chiuso.

Il numero chiuso è stato introdotto, nel nostro Paese, nel 1999 con la legge 264/99 durante il governo D’Alema, ad opera del ministro dell’università e della ricerca scientifica Ortensio Zecchino.

Da notare che la legge riporta quali debbono essere gli indicatori che regolano la quantità di studenti ammissibili:

  1. il numero di posti nelle aule;
  2. il numero di tirocini e attività obbligatorie previste dall’ordinamento;
  3. le capacità organizzative degli atenei.

Insomma, criteri che non attengono affatto una qualsivoglia programmazione sanitaria (per quel che attiene i test di medicina) o economica di tipo nazionale (contro chi dice che “ci sono troppo medici!”), ma alla sola capacità di “assorbimento” degli studenti da parte delle Università.

Il punto, dunque, sta nel progressivo restringimento delle modalità di accesso all’Università, di cui il numero chiuso è uno degli strumenti e si va a sommare al progressivo definanziamento al Fondo di Finanziamento Ordinario; ai tagli al diritto allo studio, al calo del personale docente (per via del blocco del turn-over introdotto con la Riforma Glmini) ecc. Il tutto sanzionato dalle riforme che si sono susseguite negli ultimi decenni e che sono alla base della progressiva (quanto mai costante) negazione del diritto allo studio nel nostro Paese.

Del resto, negazione dei diritti ed eliminazione delle conquiste è l’ “andazzo” che i governi portano avanti da  40 anni a questa parte per fare fronte alla crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale che sempre più strettamente determina il corso delle cose nel nostro paese e nel mondo. Per tanto, la battaglia contro il numero chiuso non solo va legata a una critica e a una lotta più complessiva per ripristinare e migliorare il diritto allo studio ma va anche inquadrata nella lotta per fare fronte agli effetti della crisi, una crisi che pur nascendo dall’economia è divenuta generale – politica, culturale, sociale e ambientale – e trova la sua soluzione solo sul terreno politico, cioè nello sconvolgimento dell’ordinamento sociale capitalista.

Entrando nel merito della questione: avrebbe senso aprire le facoltà per poi lasciare che sia il mercato del lavoro a decidere chi andrà avanti e chi no (come tra l’altro accade già oggi: con o senza numero chiuso!)? Equivale a combattere per “la propria scuola o la propria università” senza curarsi del resto della società in cui queste stesse sono inserite.

Oggi il “destino” di un giovane proletario è sempre meno determinato dall’esito di un singolo “test” o dai suoi “successi scolastici”. Prima la possibilità anche per i figli degli operai di “diventare dottore” (o avvocato, professore, ecc.) è stata l’esito delle conquiste e degli avanzamenti che le masse popolari hanno ottenuto, frutto della pressione di un movimento comunista forte e di una fase del capitalismo in espansione che consentiva alla classe dominante di mantenere alto il tasso di profitto e al contempo di cedere risorse e diritti (come quello allo studio). La verità è che oggi non c’è più spazio per i diritti!

Combattere per il diritto allo studio e per la riqualificazione dell’Università significa principalmente promuovere l’organizzazione degli studenti, dei docenti e del resto dei lavoratori perché si uniscano alle  masse popolari, in primis ai lavoratori delle aziende capitaliste per costruire un’alternativa politica per il Paese. La vittoria degli studenti della Statale di Milano, la mobilitazione dei docenti universitari di questo periodo (vedi qui) alimentano le già esistenti condizioni favorevoli per avanzare nella lotta per instaurare un governo di emergenza popolare. Questa prospettiva è lo sbocco unitario e positivo delle mille mobilitazioni che già oggi attraversano, sparse, il Paese. È la soluzione più efficace per mettere mano allo stato di emergenza oggi vigente e la via più fattibile per promuovere la rinascita del movimento comunista e l’instaurazione del socialismo. Perché in definitiva, oggi, il “destino” di un giovane proletario dipende sempre di più da quanto si rende partecipe e protagonista della rinascita del movimento comunista nel nostro Paese per avanzare nella rivoluzione socialista.

***

Schiaffo al numero chiuso: la Statale di Milano rinuncia al ricorso

Università. La tassa per la partecipazione ai test sarà rimborsata, le domande di iscrizione dovranno essere ripresentate entro il 16 ottobre. Gli studenti dell’Udu: “Il rettore della Statale Gianluca Vago ritiri la delibera e chiuda questo triste capitolo”. Il coordinamento universitario Link: “La mobilitazione continua con i docenti in sciopero: ora si finanzi l’università per abolire tutti i numeri chiusi”

L’ostinazione della Statale di Milano a imporre il numero chiuso alle facoltà umanistiche è venuta meno. L’ateneo non farà ricorso al consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha bocciatola restrizione all’accesso ai corsi di laurea. Dopo giorni di confusione amministrativa – e politica, lo scacco è stato pesante – i vertici hanno lasciato la presa. Rimborseranno la tassa per la partecipazione ai test, gli studenti dovranno reiscriversi, e lasceranno la possibilità di iscriversi liberamente – e democraticamente – a Filosofia, Lettere, Scienze dei beni culturali, Lingue e letterature straniere, Storia, Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio. Da oggi fino al 16 ottobre 2017 le immatricolazioni resteranno aperte.

Il ricorso al Consiglio di Stato avrebbe bloccato le iscrizioni, aumentando il caos già prodotto dalla decisione di imporre il numero chiuso. Uno scenario che avrebbe fatto precipitare una battaglia ideologica in un problema di tenuta dell’intero ateneo. Lezioni bloccate, contestazioni, e un anno accademico a rischio. Da qui la decisione di soprassedere. I vertici hanno tuttavia assicurato di non demordere: «Rimandiamo al giudizio di merito la difesa delle nostre posizioni». Dunque, non finisce qui.

Ma la resa è evidente e gli studenti – che hanno manifestato in maniera veemente, ricorrendo al Tar – festeggiano una vittoria che potrebbe cambiare qualcosa nell’università italiana: una fabbrica del totalitarismo meritocratico, assediata da tagli e depressione psico-sociale.

Per le organizzazioni studentesche questo è l’inizio di una battaglia: l’abolizione del numero chiuso in un paese dove le immatricolazioni sono al lumicino e il numero dei laureati è tra i più bassi dei paesi Ocse.

«Il rettore della Statale Gianluca Vago ritiri la delibera e faccia decadere i motivi del contendere, rinunciando alla difesa e chiudendo questo triste capitolo – afferma Carlo Dovico (Udu) – I test a marzo sarebbero insostenibili e dannosi per tutto l’ateneo milanese».

«Dopo tante mobilitazioni riteniamo che questa sia una vittoria degli studenti che si sono attivati per respingere questo provvedimento iniquo. Oggi ci riuniremo in assemblea, a cui invitiamo anche tutti i docenti, per discutere di quanto è accaduto e chiedere più finanziamenti, docenti, borse di studio e spazi» afferma Serena Vitucci, rappresentante a lettere per Link – Studenti Indipendenti. «Questa vittoria è uno schiaffo a tutte le politiche universitarie attuate negli ultimi anni, è ora di invertire la rotta: servono finanziamenti e assunzioni per permettere all’università di assolvere al suo ruolo storico e sociale. Per ottenere tutto questo ci mobiliteremo con i docenti in sciopero in tutto il Paese» aggiunge Andrea Torti, portavoce del coordinamento universitario Link.

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