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Intervista ad Augustin Breda, delegato alla Electrolux di Susegana (TV) licenziato politico.

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Luglio 4, 2017
in Interviste, Resistenza 2017, Resistenza n. 7-8/2017
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Abbiamo incontrato Augustin Breda a Trieste il 22 giugno, al corteo in solidarietà con Sasha Colautti e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Riassumici quanto accaduto e le manovre che la dirigenza Electrolux ha messo in campo per licenziarti.

In poche parole, l’azienda ha assoldato un detective per controllare l’uso della 104 (la legge che consente a un dipendente di curare i congiunti malati, assentandosi dal lavoro per un periodo). Nella contestazione disciplinare dell’azienda non riportano che sono stato al mare o in montagna, io ero qui e non in vacanza per i fatti miei. Contestano ciò che io facevo (spese, ecc), tutto nell’interesse della persona assistita, ma a loro dire le attività non erano sufficienti a coprire un numero di ore tali da integrare questo permesso. Ovviamente il detective lavorava a giornata perché teneva conto solo delle ore dalle 8 alle 17, mentre l’assistenza è complessiva sull’intero arco della giornata, ma anche della serata. Ma di fronte a queste accuse, pur avendo risposto punto su punto, giustificato ciò che non era chiaro nella ricostruzione aziendale, l’azienda ha deciso (ed era chiaro fin dall’inizio perché ero stato sospeso cautelativamente come se avessi commesso qualche atto di violenza in azienda o qualcosa di gravissimo) di avviare la procedura di licenziamento. Così è stato, ho ricevuto (dopo questo licenziamento) la solidarietà dei lavoratori, ma anche delle strutture sindacali (la CGIL, la FIOM ), c’è stata una mobilitazione grossa e ho ricevuto molta solidarietà anche dai sindacati di base, c’è stato un sciopero che ha coinvolto non solo Electrolux e i suoi stabilimenti, ma anche altre aziende in tutta Italia. Questo perché è riconosciuta, almeno in una certa misura, l’azione di Electrolux nel corso del temp: siamo di fronte a un provvedimento che, ovviamente, ha l’obiettivo di allontanare un operaio scomodo dal posto di lavoro. Non sono stato allontanato con una lettera disciplinare che contesta l’oggetto del mio lavoro, che afferma che lavoro poco o male. Io lavoro in catena di montaggio come gli altri e il risultato dell’operazione dell’azienda è quello di far fuori un rappresentante sindacale preparato, che ha anche competenze costruite negli anni sulle materie dei ritmi e dei cicli di lavoro, ma anche più in generale sulle politiche sindacali e sulle azioni di contrasto agli errori che l’azienda produce. In definitiva, le manovre aziendali ruotano tutte attorno al mio ruolo in fabbrica.

 

Diciamo che tu sei stato uno tra gli operai e delegati RSU dell’Electrolux, ma anche a livello nazionale, che più si è attivato contro il rinnovo dell’infame CCNL di Dicembre. Paradossalmente, una delle misure che ti hanno messo contro è proprio uno di quei cavilli inseriti nel rinnovo…

Noi abbiamo fatto una battaglia contro il rinnovo del CCNL perché crediamo che sia un contratto insufficiente, sbagliato in molte sue parti. L’azienda per licenziarmi ha usato ciò che c’era già (la legge 300), userà il Jobs Act perché anche se ci fosse sproporzione tra le parti, il giudice potrebbe comunque decidere della “non reintegra”. Ma quello che è importante è che sia attorno alla vicenda dell’Electrolux di Susegana dove è stato colpito il sottoscritto, sia attorno alla vicenda di Sasha Colautti a Trieste e intorno a tante altre vicende simili che stanno capitando, si sta alzando la mobilitazione e si sta iniziando a contrastare l’idea che l’azienda è al centro e può tutto: l’impresa non può farlo e soprattutto la politica deve iniziare a riprendere un ruolo a tutela dei lavoratori.

 

Hai un po’ anticipato la mia domanda successiva. Come lui, come te, come gli operai FCA di Pomigliano, Stefania Fantauzzi della FCA di Termoli, tante altre avanguardie di lotta nelle fabbriche vengono colpite dalla repressione aziendale. Cosa ne pensi della costruzione di un fronte contro la repressione aziendale tra tutti questi delegati e questi operai combattivi che oggi sono colpiti sul posto di lavoro, per contrastare le misure antioperaie dei padroni?

Mi pare che ci sia un fermento positivo, nuovo, nell’aria. Dappertutto sta avvenendo una reazione attorno a queste ingiustizie – che non sono ingiustizie sociali, ma di rappresentanza, che è uno dei cardini delle tutete e del rispetto anche della nostra Costituzione sul posto di lavoro – e mi sembra che l’idea che le aziende siano libere di fare ciò che vogliono produrrà in termini ragionevolmente brevi un’azione anche più diffusa di contrasto rispetto a quella che c’è stata finora.

 

***

Alla manifestazione a Trieste hanno partecipato 1500 persone.

Appena dopo il licenziamento di Breda tutti gli operai dell’azienda sono usciti abbandonando le catene e il giorno dopo hanno scioperato tutti (1150 tra operai e impiegati). Breda ha ricevuto la solidarietà di tutti i sindacati di base, compresa l’USB. A sua volta la FIOM del Veneto ha dato solidarietà a Sasha Colautti. Electrolux di Solaro e Forlì hanno scioperato in sostegno a Breda con scioperi da 4 ore, con adesione oltre il 50% in entrambi gli stabilimenti.

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