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Vertenza alla ILIP di Bazzano intervista a Marcello Pini (SI Cobas)

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Settembre 1, 2022
in Interviste, Resistenza n. 9/2022
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Il 27 agosto, con Marcello Pini del Si Cobas, abbiamo fatto un punto sulla lotta contro il licenziamento di 80 facchini alla ILIP di Bazzano (BO). Una lotta che presenta caratteristiche comuni con molte altre, ma anche alcune particolarità. Fra di esse il fatto che la commistione fra padroni, forze repressive e istituzioni è di un livello tale che sulla vertenza è sceso un silenzio tombale.

Per questo, prima di continuare, rilanciamo l’appello a sviluppare la più ampia solidarietà e invitiamo i candidati che si dicono dalla parte dei lavoratori a usare la visibilità e gli strumenti che hanno per sostenere con azioni concrete questa lotta.

Ci spieghi il perché di questa mobilitazione?

La ILIP di Bazzano è un’azienda che produce bicchieri, vaschette e piatti in plastica monouso. Fino ai licenziamenti, l’attività di facchinaggio in azienda era svolta da operai della C.F.P., storica cooperativa di logistica emiliana, l’ultima di una lunga serie di appalti che si succedono da oltre 20 anni.

La vertenza è cominciata la scorsa primavera perché C.F.P. rifiutava di riconoscere i livelli contrattuali, usava metà delle ferie spettanti per coprire buchi organizzativi, non pagava le ore di straordinario, né la malattia, né le festività. La maggior parte dei lavoratori, pur lavorando in ILIP da oltre dieci anni, risultavano appena assunti, perdendo dunque anche gli scatti di anzianità.

Quando abbiamo contestato tutto ciò, le aziende hanno affermato di essere state autorizzate a queste deroghe da uno specifico accordo con CGIL-CISL-UIL peggiorativo di un’intesa che andava nello stesso senso, già firmata dalle tre sigle confederali a livello nazionale e sottoscritto alla presenza del sindaco di Valsamoggia, Daniele Ruscigno, e da una dirigente della Città Metropolitana di Bologna, Giovanna Trombetti.

A fronte di questa situazione, il 20 maggio abbiamo indetto un primo sciopero durato tre giorni e tre notti per ottenere l’applicazione integrale del CCNL e poi un secondo sciopero il 30 giugno, con oltre 50 operai che hanno nuovamente incrociato le braccia.

Le trattative sono proseguite fino a quando a inizio agosto ILIP ha revocato l’appalto con un colpo di mano, senza proporre una nuova società e lasciando tutti i facchini senza lavoro. Non era mai successo in 25 anni.

L’azienda aveva appena terminato le opere di raddoppio dello stabilimento e non era certo in crisi. E infatti in un comunicato stampa del 5 agosto adduce ben altre motivazioni per i licenziamenti: ha rivendicato apertamente di aver licenziato gli operai in lotta perché avevano scioperato per l’applicazione del CCNL!

La risposta dei lavoratori è stata immediata. Dall’inizio di agosto sono in presidio permanente ai cancelli e bloccano le merci a intermittenza.

Sono quindi iniziati i “tavoli di trattativa” in Prefettura e con la Città Metropolitana di Bologna, uno spettacolo vergognoso, oltre che un’inutile liturgia! Già al secondo tavolo, svolto da remoto, i rappresentanti delle istituzioni hanno tenuto tutto il tempo telecamere e microfoni spenti: di fatto neanche sapevamo se erano connessi! ILIP, invece, non si è neanche presentata.

A che punto è la mobilitazione?

Degli 80 facchini licenziati, alcuni interinali hanno accettato di tornare nella disponibilità dell’agenzia, altri hanno trovato differenti soluzioni. Restano 30 operai che non accettano di perdere il posto di lavoro né “soluzioni” che prevedono di spostarsi a più di 100 chilometri di distanza.

A fine agosto ILIP ha provato a mobilitare i dipendenti diretti contro i facchini della cooperativa, affermando che l’azienda rischia la chiusura per colpa del Si Cobas e organizzando una contro manifestazione.

Abbiamo risposto con un volantinaggio in azienda, dove spieghiamo che sono tutte falsità: ILIP fattura centinaia di milioni di euro e l’azienda sta cercando di promuovere la guerra tra poveri per nascondere le proprie responsabilità. Il problema causato da ILIP ha facile soluzione: il reintegro dei facchini licenziati, come da prassi quando si internalizzano i servizi.

Quali sono i principali aspetti che emergono?

Oltre alla combattività dei lavoratori, vorrei sottolineare alcune questioni che vanno oltre la singola vertenza.

1. Il trucco della disdetta dell’appalto senza subentro di altre società permette per la prima volta alle aziende di liberarsi dei lavoratori sindacalizzati senza nemmeno dover simulare fallimenti o trasferire gli stabilimenti, come finora è accaduto (Logista e TNT a Bologna, Fedex a Piacenza, Zara a Firenze, ecc.). Costituisce quindi un precedente pericoloso, che rischia di essere riprodotto in tutto il paese, se non si interviene immediatamente.

2. La vertenza nasce dalla contestazione sindacale degli accordi interconfederali per cui le centrali cooperative (Legacoop e Confcooperative) hanno ottenuto da CGIL-CISL-UIL di derogare quasi tutti gli istituti contrattuali. Tali accordi dovrebbero essere posti al centro del dibattito sul lavoro ed essere aboliti e vietati.

3. Le istituzioni locali, nazionali e regionali avallano la condotta persecutoria e apertamente antisindacale di ILIP con il licenziamento di massa dei lavoratori che si sono mobilitati con il Si Cobas.

4. Il licenziamento politico collettivo della ILIP ha per mandanti Confindustria e il Partito Democratico, mediante i rappresentanti delle istituzioni e consorterie: Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, Comune di Valsamoggia, Legacoop e la stessa Confindustria: con questa vertenza aprono la loro campagna elettorale.

5. ILIP è emblematica del vero significato di “transizione ecologica”: è un’azienda che produce bicchieri, piatti e vaschette monouso in plastica e solo in parte in “plastica compostabile” e durante la pandemia ha raddoppiato lo stabilimento, nonostante le proteste dei residenti, in deroga a ogni vincolo ambientale. Questa è la svolta green dei padroni: plastica, cemento e licenziamenti!

Chiediamo a chiunque di aiutarci a rompere il muro di silenzio e falsità in cui vogliono affogare questa vicenda, pubblicando articoli, comunicati, presenziando in solidarietà ai cancelli, intervenendo su questo tema in ogni contesto elettorale, anche fuori dall’Emilia Romagna.

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