Una campagna di rottura contro il carovita

Alle masse popolari non serve che i candidati denuncino quanto vanno male le cose, perché quanto e come vanno male le cose lo vivono direttamente. Non è neppure utile che i candidati espongano le loro ricette e soluzioni perché, se quelle ricette e soluzioni sono subordinate al fatto di vincere le elezioni per essere realizzate, hanno il valore del “vorrei ma non posso”.

Le masse popolari hanno bisogno di azioni concrete attraverso cui far vivere qui e ora le promesse elettorali attraverso la valorizzazione delle esperienze (mobilitazioni, organizzazione, lotte) degli organismi che sono già attivi nel far fronte agli effetti della crisi.

Parliamo di carovita. Un termine che comprende tutto: aumento degli affitti, del costo dei mutui, delle spese per i generi alimentari, delle spese mediche, delle bollette, del carburante…

Certamente serve un programma organico e di prospettiva per fare fronte al carovita, ma è altrettanto vero che servono soluzioni immediate che i comizi e le comparsate in TV non contemplano affatto. Chi si candida contro Draghi e le Larghe Intese ha il compito di sviluppare, incoraggiare, sostenere ed estendere l’esperienza degli organismi operai e popolari che già sono attivi.

Abbiamo parlato (nell’articolo “Vale più un grammo di pratica…” a pag. 1) dell’autoriduzione delle bollette. Per chi non vuole capire sembra un messaggio fuori dal mondo. Invece è semplice, concreto, positivo e, soprattutto, possibile.

Ci sono sindacati (ad esempio Unione Inquilini) che hanno fatto l’analisi delle bollette e hanno individuato cos’è potenzialmente possibile scalare dal totale evitando il distacco delle utenze (IVA, oneri, accise… a spanne un buon 25%).

Ci sono comitati di inquilini (come a Torino, vedi articolo a fianco) che hanno già deciso di attuare il non pagamento delle bollette contro la truffa del teleriscaldamento.

Ci sono stati sindacati di base che in passato hanno organizzato squadre di tecnici che provvedevano a riallacciare le utenze dopo il distacco da parte delle aziende di erogazione.

Questi sono “spunti” che provengono dal mondo reale, non dalla luna. Sono germogli da coltivare e sviluppare.

I candidati anti Larghe Intese, quale che sia la lista o la coalizione in cui si presentano, possono scegliere se condurre una campagna elettorale “classica”, fatta di lamenti per le speculazioni e promesse di leggi “più eque”, oppure possono iniziare a mettere le mani nel mondo reale (cosa che – per inciso – rafforzerebbe la fiducia nei loro programmi per il futuro).

Per il discorso che stiamo facendo non è necessario portare altri esempi, ci limitiamo a richiamare le possibilità da cogliere per fare della campagna elettorale una battaglia che combina l’esigenza di una prospettiva diversa per il paese con l’esigenza di soluzioni contingenti: dal rifiuto organizzato di pagare l’IVA alle spese proletarie nei grandi centri commerciali/multinazionali, dal rifiuto di pagare l’estorsione dei ticket alla liberazione degli alloggi dalla speculazione immobiliare.

Ciò che conta è far irrompere la lotta di classe, la realtà, in una campagna elettorale patinata e insulsa in cui parlare di tassa patrimoniale o conversione ecologica senza poggiare sulla mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari, questo sì che è un messaggio fuori dal mondo…

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