In queste ore all’interno del M5S c’è un grande sommovimento sul dare o non dare l’appoggio a un governo diretto da Draghi, un governo più nettamente asservito agli interessi di Confindustria e ai gruppi imperialisti nostrani e esteri. Da una parte c’è chi dice NO senza se e senza ma e vede in questa posizione l’ultima possibilità per il Movimento di riprendere la rotta iniziale di opposizione alle vecchie politiche, ai partiti delle Larghe Intese e alle manovre fatte a suon di golpe per imporre misure di lacrime e sangue alle masse popolari. Dall’altra, c’è chi dice nettamente “si” o “ni”, chi subordina l’appoggio o meno al governo di Draghi ai contenuti che vuol dare all’esecutivo, vincolando l’appoggio alla costituzione di un governo politico e non tecnico.

Abbiamo intervistato la senatrice Laura Bottici del M5S per comprendere la sua posizione e il livello di dibattitto attuale all’interno del Movimento. L’intervista, che riportiamo di seguito, mostra che la battaglia all’interno del M5S sul sostenere la proposta di installazione del governo Draghi è ancora tutta aperta e che tanto più la mobilitazione popolare, l’incalzo dei meetup e della base del M5S si farà sentire, tanto più si porranno le condizioni per non far installare il governo Draghi, o comunque per rendergli la vita dura fin da subito.

Un altro aspetto importante emerso attiene all’apertura che la Bottici fa sul mettere in campo una serie di esperienze e iniziative a sostegno dei lavoratori, delle lotte ambientali e simili. Disponibilità che auspichiamo si tramuti presto in azione concreta e per cui chiamiamo anche i vari gruppi organizzati di operai, lavoratori, precari, studenti e disoccupati a segnalare e indicare quali interventi è necessario fare. Questo è quello che i parlamentari del M5S intenzionati a risalire la china in cui è scivolato il M5S possono e devono intraprendere per recuperare terreno e porsi concretamente contro il sistema delle Larghe Intese.

Importante, infine, è il ragionamento fatto rispetto agli appelli di Mattarella su “responsabilità” e “unità nazionale”. In questa fase rispondere positivamente agli appelli di responsabilità di Confindustria, della UE, della NATO, ecc. è irresponsabile verso le masse popolari e verso chi la mattina si alza per andare a lavorare. L’unità e la responsabilità vanno costruite dal basso e all’insegna degli interessi della maggioranza e vanno imposte alla minoranza che la sfrutta e opprime. Dal punto di vista politico, la questione decisiva è quindi quella di alimentare la guerra contro i partiti delle Larghe Intese, quei partiti che negli ultimi 30 anni hanno distrutto il paese e tagliato diritti in nome della “responsabilità”, quella responsabilità che in realtà fa rima con profitto per loro e sfruttamento per le masse popolari.

Rinnoviamo l’appello a mettere in campo quanto necessario per impedire concretamente la formazione del governo, rivolgendoci agli attivisti, agli elettori del M5S perché:

  • organizzino iniziative, incontri, assemblee pubbliche, banchetti, volantinaggi e manifestazioni di piazza nei propri territori per denunciare le manovre sporche e il tentativo di “colpo di stato”, come fatto dai meetup di Quarto e Pozzuoli;
  • si leghino, sostengano e promuovano le mobilitazioni che in queste ore diverse organizzazioni operaie e popolari stanno promuovendo. Un esempio è quella promossa dal CALP di Genova, a cui altre organizzazioni stanno aderendo. Gli operai hanno dato dimostrazione negli scorsi mesi di come mobilitarsi in sicurezza sia possibile e necessario per imporre le misure urgenti che servono a loro e al paese;
  • si leghino alle mobilitazioni che metteranno in campo altri partiti, organismi e organizzazioni sindacali tra quelli che si oppongono alla vecchia politica dei partiti delle Larghe Intese per creare un fronte che dica NO a Draghi. Esempio di questo sono le mobilitazioni già promosse da Potere al Popolo a Roma, dal PRC in varie città e dalla CUB per il prossimo 25 febbraio sotto le prefetture;
  • continuino a far pressione sui propri eletti per spingerli a opporsi alla fiducia e a legarsi alle mobilitazioni che nei prossimi giorni saranno messe in campo.

Attivarsi in questo modo su ogni territorio e in tutto il paese, legarsi a chi si sta già mobilitando, è l’unica forza che può sabotare le manovre in atto e che dà anche la forza agli eletti per assumersi la responsabilità di agire in questo senso e passare ad azioni concrete contro le manovre delle Larghe Intese e i loro padrini e padroni.

 

***

Ringraziamo la disponibilità della senatrice Bottici a parlare con la nostra Agenzia Stampa, in un momento così convulso, della recentissima crisi di governo che ha portato al conferimento dell’incarico per formarne uno nuovo a Mario Draghi, il cui “curriculum” è ben noto a tutti: quali sono le tue impressioni e posizioni?

Abbiamo cercato in tutti i modi di portare avanti la proposta di mettere in piedi il Conte ter. Renzi, nonostante il nostro approccio di continuare a costruire, ha fatto saltare questa possibilità nonostante il fatto che ci troviamo in una situazione di emergenza sanitaria, sociale ed economica senza precedenti, senza contare le difficoltà dal punto di vista psicologico e il disagio diffuso che questa situazione ha generato nella popolazione.

Dopo ciò, Mattarella ha espresso una posizione chiara: andare al voto con il rischio che non ci sia una maggioranza chiara e la conseguente dilazione dei tempi di azione, oppure l’opzione Draghi, presentato come governo di alto profilo ma che sappiamo nei fatti essere un governo tecnico: per questo, secondo me deve durare un anno o poco più (si tratta di un governo che non rappresenta il volere del popolo).

Noi abbiamo subito detto che anche questo eventuale governo deve avere un carattere politico. Per questo abbiamo indicato la maggioranza M5S, PD e LeU come la base da cui partire, tenendo presente il problema di non avere la maggioranza in senato e il tentativo di raccogliere sostegno. Per questo, mentre nelle consultazioni la maggior parte delle forze politiche ha dato appoggio incondizionato, noi l’abbiamo messa sui temi, perché prima di procedere all’installazione di un governo bisogna stabilire cosa questo governo deve fare. Questo è particolarmente importante perché oggi abbiamo 32 miliardi che abbiamo approvato (l’ultimo scostamento di bilancio, ndr) ma sono fermi per i fatti che sappiamo; a marzo scade il blocco dei licenziamenti, scade la cassa integrazione, per cui quei soldi lì, in attesa del Recovery che è tutto ancora da vedere, bastano per portare avanti questo paese? Personalmente credo di no. E quindi Draghi come si pone su questa cosa? È consapevole che dovremo fare altri scostamenti continuando a forzare la mano e aggirare le regole europee, come stiamo facendo? Queste cose ce le dobbiamo dire! Con Conte via via ci siamo messi a ridiscutere i vincoli europei. Draghi ci sta o non ci sta a fare questa lotta e quindi bloccare i vincoli di rientro per almeno dieci anni? Ci sono poi tutte le nomine da fare come per Cassa  Depositi e Prestiti, chi le fa? Questo vogliamo sapere da Draghi. Da Mattarella vogliamo sapere quali sono i limiti del presidente incaricato. Oggi Draghi viene presentato come il salvatore della patria ma ho dei seri dubbi, perché l’idea che ha portato avanti negli ultimi anni non è la mia. L’Europa dell’austerità non è la mia.

È un momento storico pazzesco, in cui dobbiamo ragionare e prevedere i problemi di qui ai prossimi anni come il default delle aziende. Serve una forza di paese che vada a invertire la rotta in questo senso.

 

Si sente sempre più spesso parlare di “unità nazionale” per uscire insieme da questa situazione di crisi generale e vediamo che ci viene messo dentro di tutto: qual è il tuo concetto di unità nazionale?

Per me l’unità nazionale significa portare più in alto chi oggi è sotto, nei gradini più bassi della società. Per farlo servono politiche di redistribuzione, ma soprattutto lavorative e di investimento diverse. Una critica al reddito di cittadinanza è quella di non avere aggancio con le politiche del lavoro, nessuno dice che oggi non c’è lavoro e se c’è è un lavoro sottopagato. Noi dobbiamo pagare a chi lavora un prezzo giusto perché il nostro tempo e la nostra vita hanno un valore che non deve essere svalutato. L’unità nazionale è innanzitutto questo, non dare degli incentivi alle imprese perché devono spendere meno e assumere qualcuno con una paga da fame. A me questo non sta bene! Io sono figlia di operai e non voglio che la gente abbia questi problemi, voglio tirarli su da questa situazione.

 

Dal 2018 ad oggi, il Movimento è passato dallo scardinare gli schemi elettorali ai governi prima con Lega e poi con il PD e oggi si presenta all’orizzonte Draghi; fin da allora sono state ingoiate tante cose “sgradite” in nome della responsabilità. La questione è: responsabili verso chi? E negli interessi di chi? Noi diciamo che il Movimento deve riprendere e rilanciare il legame con la base degli attivisti, dei meet up e dei comitati per tornare ad essere la forza di rottura che da sempre la classe dominante cerca di eliminare. Cosa pensi in merito?

La responsabilità la vedo in due sensi: la responsabilità del bene di un paese o del male di un paese. Prima esistevano due poli ma nella realtà uno era di appoggio all’altro, la nostra entrata in parlamento ha rotto questo giochino e ha costretto prima uno e poi l’altro ad appoggiarsi a noi: da qui nascono i governi con la Lega e con il PD, da qui il fare loro ingoiare leggi come quota 100 e il Reddito di Cittadinanza che erano anni luce lontani dai loro programmi e intenzioni.

Quello che non dobbiamo più consentire è di farci tirare giù da queste forze. La domanda ora è cosa deve fare il M5S per non farsi tirare giù: deve mettersi dentro al governo, controllarne e indirizzarne il più possibile l’opera o tirarsene fuori per dare battaglia e sabotarlo dall’esterno, restando coerente con sé stesso? Io questo non lo so e come me praticamente tutti sono combattuti nel M5S. Oggi qualsiasi cosa faccia il M5S avrà qualcuno che lo accuserà o di essere colluso o di aver perso. Per questo, prima di prendere la decisione, vogliamo capire chi c’è nel governo, quali i temi, eccetera. Dobbiamo fare scoprire le carte a Draghi.

 

Però come abbiamo detto anche prima Draghi lo si conosce fin troppo bene, e nei tuoi ragionamenti secondo noi non tenete di conto le masse popolari e i lavoratori: sono loro che vi hanno sospinto fin dentro il Parlamento e hanno prodotto concretamente la breccia che ha spaccato il teatrino della politica nel 2018. Per questi motivi diciamo che anche oggi le organizzazioni operaie, popolari e territoriali devono essere le protagoniste, dovete sostenerle affinchè il governo Draghi non sia fatto installare e tirarsi fuori dal governo è un atto di responsabilità verso di loro. Draghi non deve passare, in un modo o nell’altro.

Avresti mai immaginato di far fare il reddito di cittadinanza alla Lega? È stato possibile perché noi eravamo il perno di quel governo, la forza politica maggiore con cui tutti dovevano fare i conti: quelli che oggi stanno cercando di prendersi un pezzettino di merito delle nostre battaglie. Il punto quindi è: continuare a portare avanti queste battaglie e decidere quali o vogliamo metterci sulle barricate e diciamo che non ci vogliamo stare? Mattarella è stato chiaro, governi di minoranza non se ne faranno: o Draghi o elezioni. Questo è il dubbio e la lotta di oggi.

Io sto cercando di confrontarmi, raccogliere informazioni, pareri e posizioni. Ogni giorno metto dei tasselli sul “NO” a Draghi perché quella è la mia idea fin dall’inizio e l’ho espressa più volte, ma i dubbi permangono perché da quello che decideremo dipende il futuro di milioni di cittadini del nostro paese. Il disegno che hanno fatto con la proposta di Draghi mi è chiaro, a maggior ragione per il fatto che sono in commissione Bilancio. Però comprendo il dubbio di chi dice che lasciare la palla del governo in mano alle Larghe Intese sarebbe un disastro. Per me il governo Draghi, se si deve fare, deve avere un tempo breve e tre o quattro obiettivi chiari, dei compiti specifici e perimetrati su cui agire: non un passo in più.

Rispetto alla mobilitazione popolare, una cosa che ci ha rallentato molto è stata la pandemia e l’impossibilità di stare sui territori. Luigi (Di Maio, ndr) è esemplare in questo, è una vera e propria “spugna” molto capace di assorbire le impressioni e le tendenze della piazza per fare ottime sintesi, ma lui come tutti noi abbiamo un po’ perso i contatti: ci siamo un po’ rinchiusi nei palazzi. Molte componenti sociali ci hanno abbandonato, non sempre per colpa nostra. Molte cose non siamo riuscite a realizzarle non per colpa nostra, ma a causa della Lega, del PD e dei poteri che ci hanno bloccato. Il sistema continua a volerci fuori, la rivoluzione che volevamo fare parte dal popolo che noi rappresentiamo ma deve investire anche quella macchina che amministra. Il popolo oggi è spaventato, i commercianti, ad esempio, se ne fregano del governo che c’è e ci chiedono: ma i fondi quando arrivano, che siamo allo stremo? Bisogna scuotere la coscienza del cittadino, la gente ha fame e noi di questo dobbiamo preoccuparci e in base a questo decidere. La strada non può certamente essere un soggetto come Draghi ma se andiamo ad elezioni ci vorranno almeno sei mesi per avere un governo nel pieno delle funzioni. Il paese ce li ha sei mesi? Per questo vogliamo vedere le carte e capire.

 

Oltre ai dubbi e al dibattito politico, possiamo e dobbiamo decidere cosa fare qui e ora. In Toscana ad esempio ci sono i territori dei SIN (Siti di Interesse Nazionale) di Massa Carrara (da cui provieni) e Piombino che attendono le bonifiche da decenni, c’è la questione dei vincoli di fedeltà aziendale con cui la ASL colpisce decine di operatori sanitari che, come Marco Lenzoni, hanno denunciato le pessime condizioni di lavoro e la mancanza di DPI, c’è la crisi profonda di settori come la pelletteria e la metalmeccanica dei poli di Scandicci e S. Croce, del turismo a Firenze, Siena e Pisa…

Sono disponibile a ogni incontro con i lavoratori. Preavviso che non sono un’esperta in termini di normative sul lavoro, per cui mi affiderò (volentieri) a loro; rispetto alla sanità, le ispezioni negli ospedali sono competenza dei consiglieri regionali, però ribadisco l’interesse per il confronto sulla tematica dei vincoli di fedeltà aziendale.

Rispetto alla questione dei SIN i fondi non passano più dalla commissione Bilancio ma dalla commissione Ambiente, che in coordinamento con il ministero competente e la Regione destinano i fondi. Dei fondi comunque ci sono e possiamo confrontarci e informare i cittadini, il deputato Ricciardi di Massa è sicuramente un collega che si può sentire in merito. Anche nel Recovery ci sono dei fondi che si potranno utilizzare, bisogna capire la distribuzione degli stessi che principalmente andranno al Sud del paese per la linea guida europea di equilibrare il divario tra zone svantaggiate (nel nostro caso il Nord).

I nostri territori della Toscana hanno potenzialità enormi e grandi problemi ad esempio nelle reti di trasporto, ci sono città come Siena e Grosseto con patrimoni artistici importanti che non hanno collegamenti decenti (ferrovie a binario unico e bus scarsi, ndr). Dobbiamo rimettere al centro i temi veri, quelli che stanno a cuore alla gente e governare nei loro interessi. Sono quindi d’accordo per tenere incontri in presenza o online con lavoratori e gruppi e ragionare insieme su cosa si può fare. Ci sto!

 

 

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