Pubblichiamo questa breve ma esauriente intervista anonima fatta a una lavoratrice delle mense ospedaliere della provincia di Firenze, da cui emerge nettamente come i vincoli di fedeltà aziendale rappresentino, oltre ad un’arma di ricatto nei loro confronti, un vero e proprio pericolo per la salute pubblica se si somma alla disastrosa gestione del COVID. Denunciare queste vere e proprie malefatte delle direzioni è il primo passo per arrivare a rompere in modo sempre più cosciente e organizzato una legge infame che imbavaglia i lavoratori della Sanità per primi, ma ovviamente non solo loro. Negli scorsi mesi alcune decine di loro si sono incontrati per dar vita a un coordinamento che lotti contro questi abusi al diritto di parola e di critica che sono fondamentali per la tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro e a cascata nel territorio; invitiamo chi legge a seguirli sulla pagina FB Lavoratori autorganizzati contro i vincoli di fedeltà aziendale (in attesa di potersi confrontare dal vivo!), cominciando con il condividere le reciproche esperienze per costruire organizzazioni popolari e operaie nelle aziende pubbliche come in quelle capitaliste: il passo fondamentale per invertire la rotta e rispedire al mittente la repressione padronale, per imporre la sanità pubblica ed efficiente che ci serve.

Buona lettura!

In che azienda lavori? Dicci i motivi per cui vuoi essere intervistato.

Ringrazio il P.CARC per avermi dato questa opportunità, di denunciare pubblicamente la mancanza dei tamponi nel mio posto di lavoro. Io sono una lavoratrice impiegata nella distribuzione dei pasti di un ospedale della provincia fiorentina, e ho voluto fare questa intervista per denunciare la mancanza d’impegno  da parte della direzione  dell’azienda per cui lavoro nel somministrare tamponi ai propri dipendenti (cioè io e le mie colleghe). Questo non accade nemmeno dopo che viene fuori che abbiamo avuto a che fare con ammalati di COVID.

Sono rispettati a tuo avviso i protocolli interni di sicurezza? Se non lo sono, quali sono i principali problemi e quali le misure da prendere da subito?

I protocolli di sicurezza vengono rispettati nei termini in cui ci forniscono i Dispositivi di Protezione Individuale. La responsabilità di misurarsi la febbre all’inizio del turno sta a noi… Se si parla di prevenire le infezioni da COVID-19 , le prime misure a cui penso sono i test sierologici e i tamponi. Nessuna delle due misure viene messa in  atto dalla direzione della mia azienda, neanche come ho detto nel momento in cui  nella struttura saltano fuori pazienti positivi: penso che ciò accada non tanto per i costi dei DPI quanto per timore che il servizio si blocchi.

Che ne pensi degli obblighi di fedeltà aziendali che ti costringono a tirar fuori le questioni in questa forma non “ufficiale”?

Credo che sia una misura volta solo a tutelare gli interessi dell’azienda, legittimando comportamenti ingiusti e dannosi attuati nei confronti del proprio personale. I grandi direttori sanno che l’unione fa la forza e che soffocare le lamentele sul nascere fornisce loro maggiore spazio di manovra nel gestire eventuali sconvenienti situazioni che sorgono nei loro centri.

Che reazioni ci sono state dai tuoi colleghi? È possibile coinvolgere altri in questa lotta per la salute e la sicurezza vostra e degli altri ammalati?

La reazione delle mie colleghe è stata una generale e privata indignazione, poche lamentele sono arrivate alla direttrice e anche queste sono state liquidate con molta facilità, indicando come responsabili di questa negligenza i propri dirigenti (stratificazione delle responsabilità internamente all’azienda, un altro sistema di tutela dei capitali e di vero e proprio scaricabarile). Le mie colleghe non eccedono con le lamentele per paura di perdere il posto di lavoro o di ricevere un richiamo disciplinare.

Secondo te cosa deve fare da subito un’amministrazione (locale, regionale e anche nazionale) per prendere le dovute misure d’emergenza?

Qua lascio la parola a voi, che ne parlate spesso e ne sapete più di me. Ad ogni modo credo che la semplice somministrazione dei tamponi ai dipendenti insieme alla distribuzione dei DPI, una maggiore attenzione nell’armonizzare il lavoro tra le diverse figure (gli OSS e gli infermieri non hanno idea di quali siano nello specifico le mansioni che svolgiamo io e le mie colleghe e viceversa)  che lavorano nella struttura, sarebbero più che sufficienti, per cominciare.

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