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[Italia] Dove l’istituzione borghese non decide, decide la chiesa: è la Repubblica Pontificia

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Marzo 22, 2017
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Riceviamo e pubblichiamo da un nostro lettore.

“Nel teatrino della politica del nostro paese, va in scena oggi sul Fatto Quotidiano l’attacco di Bagnasco al provvedimento sulle Dat, ovvero la legge sul biotestamento. L’attacco di Bagnasco è molto duro, è noto per non lasciare sconti a nessuno. Peccato che in realtà anche se l’iter parlamentare per votare la legge sia già partito, nei fatti è fermo, boicottato dal Senato.

Quindi, se il Senato boicotta la legge (dal 1999 si cerca di far passare la legge sul biotestamento, il che è tutto dire) come interpretiamo le parole di Bagnasco?

Il capo della CEI mentre apparentemente parlamento e senato sembrano rimbalzarsi il problema senza darne una soluzione, emerge in autorevolezza perché lui una risposta ce l’ha. E’ il tentativo della Chiesa di riacquistare autorevolezza (non a caso il 25 Marzo Bergoglio non sarà presente ai festeggiamenti dei 60 anni della firma del patto di Roma. L’impopolarità dei caporioni dei gruppi imperialisti che si riuniranno a Roma è tale che per non compromettere il suo tentativo di restaurare l’autorità della Chiesa di Roma, Papa Francesco non si assocerà ai loro festeggiamenti), costretta ad uscire sempre più pubblicamente nelle questioni nazionali e di interesse collettivo, a mostrare il suo ruolo occulto. La crisi e gli scontri interni alla classe dominante costringono il Vaticano a mettere sempre più pubblicamente bocca sulle politiche del nostro paese, a fare in sostanza pubblicamente quello che finora ha gestito da dietro le quinte.

Romeo Corradini”

***

Biotestamento, Bagnasco: “La legge in discussione in Parlamento è radicalmente individualistica”

A tre settimane dalla morte di Dj Fabo, il presidente della Cei attacca il provvedimento sulle Dat “di cui – specifica lo stesso capo dei vescovi – è in atto l’iter parlamentare”. La Conferenza, espressione del potere spirituale, mette nel mirino una norma in discussione nel Parlamento italiano, luogo del potere temporale

La legge sul fine vita è in discussione alla Camera dei deputati e i vescovi, sull’altra sponda del Tevere, tornano a metterla nel mirino: “E’ radicalmente individualistica“, ha affermato nella prolusione al Consiglio Cei il cardinale Angelo Bagnasco, secondo cui “in realtà, la vita è un bene originario: se non fosse indisponibile, tutti saremmo esposti all’arbitrio di chi volesse farsene padrone”.

A tre settimane dalla morte di Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, che ha scelto di morire il 27 febbraio in una clinica svizzera specializzata nell’eutanasia dopo tre anni trascorsi paralizzato in un letto in seguito a un incidente stradale, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana carica a testa bassa contro la legge sulle Dat, il cosiddetto “biotestamento“. “La legge sul fine vita, di cui è in atto l’iter parlamentare – specifica lo stesso Bagnasco nella prolusione – è lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato”.

La Conferenza, quindi, espressione del potere spirituale, mette nel mirino una norma in discussione nel Parlamento italiano, luogo del potere temporale. Prosegue Bagnasco: “E’ acquisito che l’accanimento terapeutico – di cui, tuttavia, non si parla nel testo – è una situazione precisa da escludere, ma è evidente che la categoria di ‘terapie proporzionate o sproporzionate’ si presta alla più ampia discrezionalità soggettiva, distinguendo tra intervento terapeutico e sostegno alle funzioni vitali”, spiega.

Per Bagnasco, “si rimane sconcertati anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile, che prende atti ed esegue”. Così pure, sul versante del paziente, “suscita forti perplessità il valore praticamente definitivo delle dichiarazioni, senza tener conto delle età della vita, della situazione, del momento di chi le redige”: e “l’esperienza insegna che questi sono elementi che incidono non poco sul giudizio”. Per i vescovi, “la morte non deve essere dilazionata tramite l’accanimento, ma neppure anticipata con l’eutanasia”.

Maternità surrogata, “violenza discriminatoria sulle donne” – Nella prolusione – l’ultima prima dell’assemblea di maggio in cui si rinnoverà la presidenza Cei – Bagnasco lancia un affondo alla pratica della maternità surrogata: “Essere genitore – sostiene – è una cosa buona e naturale, ma non a qualunque condizione e a qualunque costo”. Quella che si compie nei confronti delle donne, secondo il presidente dei vescovi, è una vera e propria “violenza discriminatoria“: le sono “negati i diritti”, diventa una “madre nascosta”, anzi “inesistente”, dopo essersi sottoposta – spinte per lo più dalla povertà – ad una “nuova forma di colonialismo capitalistico“.

“Si commissiona un bambino, potendosi servire anche di elenchi – si fa fatica perfino a dirlo – di ‘cataloghi‘ che indicano paesi, categorie di donne, opzioni e garanzie di riuscita del ‘prodottò che – se non corrisponde – viene scartato. È questa la civiltà, è questo il progresso che si desidera raggiungere?”. Si dovrebbe, invece, cambiare il sistema per le adozioni “regolari”: tempi troppo lunghi (dai tre anni e tre mesi ai cinque anni e mezzo) mettono “a dura prova quello slancio solidale dei genitori che è un altro segno dell’anima del nostro popolo”.

Unioni civili, “pensiero unico che denigra la famiglia” – Bagnasco torna inoltre sul tema delle unioni civili: “Un certo pensiero unico continua a denigrare l’istituto familiare e a promuovere altri tipi di unione, che non sono paragonabili in ragione delle peculiarità specifiche della famiglia, a partire dalla valenza educativa per i figli e dall’importanza vitale che la famiglia costituisce per il tessuto sociale. Veramente non si comprende, al di fuori di una visione ideologica, la costante e crescente azione per screditarla e presentarla come un modello superato o fra altri, tutti equivalenti”.

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