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[Bologna] Istruzione blindata, biblioteca occupata: PD e polizia reprimono la Costituzione

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Febbraio 13, 2017
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All’articolo 3 della Costituzione italiana si legge che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Non sembrano essere dello stesso avviso all’Università di Bologna, dove in più occasione negli ultimi giorni gli studenti che stanno rivendicando il libero accesso e utilizzo di una biblioteca, hanno ricevuto aggressioni, cariche e manganellate fin dentro la stessa struttura in un clima da macelleria messicana che di quella Costituzione e delle belle parole che sancisce s’importa poco.

A lottare per il rispetto e l’applicazione della Costituzione sono stati gli studenti dell’Università di Bologna indignati per i tornelli installati dall’Ateneo per controllare l’accesso alle strutture universitarie. Le tante foto e i video di queste ore mostrano chiaramente la violenza con cui l’amministrazione universitaria e la polizia hanno deciso di silenziare la protesta più che legittima intrapresa dagli studenti e dalle studentesse nelle scorse settimane che, contro l’installazione coatta di tornelli negli ingressi delle aule studio, ha prodotto anche una petizione firmata da più di 600 studenti. Importante che quest’atto di repressione non abbia scalfito la volontà degli studenti che ora si mobilitano per “chiedere le dimissioni immediate del rettore Ubertini che ha contribuito alla creazione di una delle pagine più brutte della storia dell’università di Bologna”.

Questi fatti non cadono ovviamente dal cielo. Sempre più sono gli esempi di repressione contro giovani e studenti che si mobilitano e organizzano conto la crisi e contro un sistema economico e sociale che li vede come esuberi, carne da cannone, numeri destinati a precarietà, sfruttamento e miseria. Non basta più la promessa del sogno capitalista dell’uno su mille ce la fa, sia perché con la crisi quell’uno su mille sta via via diventando uno su un miliardo ma soprattutto perché gli altri novecentonovantanove stanno via via facendo valere la propria forza, ne stanno prendendo consapevolezza. Sempre più giovani si mobilitano nel nostro paese e stanno facendo tanto rumore insieme al resto delle masse popolari e a una classe operaia che via via si rialza, per smetterla con il capitalismo, l’oppressione e l’ingiustizia sociale.

Di seguito l’articolo de Il Manifesto di questa mattina in cui ricostruiscono brevemente i fatti e le parole di questi giorni a Bologna. Nei link di seguito, altre esperienze repressive subite da studenti nel resto del paese che abbiamo pubblicato sul nostro sito.

Ecco i link:

[Quarto] Toccare con mano la Buona Scuola: vi racconto la mia esperienza

[Napoli] Dopo il no, il volto repressivo della buona scuola: ogni istituto diventi barricata

***

Da Il Manifesto del 11.12.2017

Università di Bologna, studenti in corteo e la polizia carica ancora

«Rettore dimettiti», hanno urlato ieri i 600 studenti mentre sfilavano per le strade di Bologna. Un corteo che è arrivato il giorno dopo lo sgombero della biblioteca universitaria di via Zamboni 36, effettuato a spintoni e manganellate dalla polizia in assetto antisommossa. Gli studenti, che annunciano per oggi una nuova manifestazione, sono partiti da Piazza Verdi, cuore della zona universitaria, e in Piazza Verdi sono tornati. Questa volta trovando a cento metri da loro la celere schierata. Il contatto tra le parti ha provocato una violenta carica, con tre manifestanti che sono state travolte dagli agenti, manganellate e portate in questura. Poi l’azione improvvisa di una cinquantina di ragazzi. Armati di libri, chitarra e voglia di cantare si sono messi in mezzo tra gli agenti con scudi e manganelli e i collettivi incordonati. Una mossa che ha colto tutti di sorpresa e ha messo termine a ogni confronto muscolare. «Gli agenti sono persone come noi, vogliamo mostrare a tutti che le cose si possono fare diversamente». «Potremmo essere i loro figli e ci riempiono di manganellate», ha aggiunto un altro studente. Il grosso del corteo ha poi ripreso la sua marcia paralizzando il traffico cittadino e urlando «tout le monde deteste la police».

«Azioni velleitarie e violente che invocano quasi la repressione per dare un senso alla loro esistenza», ha commentato il sindaco Merola in riferimento agli scontri di giovedì dopo lo sgombero. I vertici dell’Università hanno confermato di aver chiesto alla polizia di intervenire per sgomberare la biblioteca, ma di non aver deciso le modalità dell’azione. «La celere in una biblioteca? Abbiamo perso tutti», ha commentato il prorettore Degli Esposti.

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