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[Genova] Tutti assolti! La dichiarazione dei compagni antifascisti dalle aule del tribunale

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 22, 2021
in In breve, In breve 2016
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Si è concluso oggi 14 Dicembre, con l’assoluzione per non aver commesso il fatto, il processo che a Genova ha visto imputati alcuni antifascisti, tra cui diversi compagni del P.CARC, che nel 2009 si organizzarono per far saltare i piani reazionari del Ministro Maroni e del suo “pacchetto sicurezza”. Rilanciamo attraverso la nostra Agenzia Stampa, con un breve riepilogo di quanto accaduto, la dichiarazione letta in aula oggi dai nostri compagni imputati. Ringraziamo, inoltre, i tanti che hanno sostenuto, in numerose forme di solidarietà, i compagni coinvolti.

I fatti.

Subito dopo il tentativo di istituire e legalizzare ronde di cittadini contro la “la criminalità e il degrado” comprese nel “pacchetto – sicurezza Maroni”, i gruppi reazionari sponsorizzati dalla banda Berlusconi si diedero da fare: formazione di “polizie parallele” (come la DSSA promossa da Gaetano Saya, fondatore del Nuovo MSI-Destra Nazionale) e ronde di cittadini in cui confluivano razzisti e fascisti di vario tipo. A Massa un consigliere comunale della Destra, Stefano Benedetti, diede vita alla ronda “SSS” per pattugliare le strade contro la presenza di immigrati.

La sera del 25 luglio del 2009 compagni e antifascisti organizzarono una Ronda Popolare Antifascista per impedire i pattugliamenti dei nostalgici del Duce, Polizia e Carabinieri intervennero per spalleggiare i fascisti e ne nacquero tafferugli a causa dei quali quattro compagni furono arrestati. Alla repressione, alle provocazioni e alle botte i compagni risposero immediatamente in modo straordinariamente compatto e deciso: presidio di fronte alla Questura per pretendere il rilascio degli arrestati, blocchi stradali e blocco ferroviario per tutta la notte, conferenza stampa la mattina successiva. La Ronda Popolare Antifascista e la mobilitazione contro la repressione ebbero risonanza nazionale, finirono su tutti i giornali e telegiornali e scatenarono una polemica politica che contribuì in modo decisivo a mettere subito una pietra tombale su quella parte del pacchetto – sicurezza di Maroni.

L’insegnamento che ricaviamo da questa esperienza è che il modo più efficace per difendere la Costituzione e i suoi valori, come l’antifascismo, è quello di attuarla senza farsi legare le mani da leggi, norme e prassi correnti che nella stragrande maggioranza dei casi violano esse stesse lo spirito e spesso anche la lettera della Costituzione. Un insegnamento che vale per tutti coloro che oggi resistono agli effetti peggiori della crisi, alle decine e centinaia di organismi operai e popolari sparsi su tutto il territorio nazionale: non basta più resistere, dimostrare, rivendicare. E’ necessario iniziare ad attuare le parti progressiste e democratiche della Costituzione, fare quello che la classe dominante non fa, porsi come Nuove Autorità Pubbliche e nuove forze di governo, mobilitarsi e coordinarsi per costruire un governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare.

***

Oggi siamo sotto processo con l’accusa di aver “occupato l’area relativa ai binari della stazione ferroviaria dalle ore 4,30 alle ore 7,10 ed impedito il transito ferroviario, turbando il servizio e provocando il notevole ritardo dei treni in transito” il 26 luglio del 2009.

Il Giudice monocratico del Tribunale di Massa, Garofalo Fabrizio, ha avallato l’intento del PM Rappelli Marco di ridurre l’oggetto del processo all’occupazione della stazione “dimenticando” che quell’occupazione era la conseguenza dell’arresto degli antifascisti che avevano sfilato contro la ronda SSS organizzata da Stefano Benedetti (allora consigliere de La Destra e oggi di Forza Italia); “dimenticando” che grazie alla mobilitazione antifascista di Massa si moltiplicarono le prese di posizione contro le ronde fasciste e razziste volute dal leghista Maroni (allora Ministro degli Interni) di cui il Parlamento stava discutendo, alcuni sindaci dichiararono che non avrebbero permesso le ronde nei territori di loro competenza, le Regioni Emilia Romagna e Toscana annunciarono il ricorso alla Corte costituzionale e si innescò il dibattito che mise una pietra tombale sul decreto Maroni.

Potremmo evidenziare che per fare questo il giudice Garofalo

– ha dovuto passare sopra al fatto che non sono mai stati mostrati in aula i video e le immagini in base alle quali il principale teste dell’accusa (il sovrintendente Vincenzo Di Nuzzo) sosteneva di riconoscere gli imputati,

– ha ignorato che lui stesso, testuali parole, aveva constatato “io non ho ancora capito come hanno fatto a dire che queste persone qui erano sulle rotaie, (…) qui non c’è ancora la prova di niente a parte forse di uno che ha identificato una persona”;

– ha dimenticato di aver lui stesso dichiarato in aula, anche qui citiamo testualmente, “se il teste di oggi è quello chiave, siamo proprio messi bene, eh Pubblico Ministero?”, ottenendo la seguente risposta da parte del PM: “faccio con quello che ho, se ne avessi altri potrei dirle passiamo agli altri”.

Non è una barzelletta, è il verbale dell’udienza.

Ma quello che ci interessa in realtà mettere in risalto è un’altra cosa.

Chi 5 anni fa ha occupato la stazione di Massa e ha sfilato contro le ronde SSS di Benedetti così come chi si organizza e si mobilita contro i gruppi fascisti (Forza Nuova, Casapound, Fiamma Tricolore, la Destra, il Fronte nazionale e tutta la galassia dei fascisti del terzo millennio) che sono tornati a infestare (e a insanguinare) il nostro paese, fa quello che le Autorità e le forze dell’ordine non fanno: attuare la Costituzione!

L’oggetto del dibattimento non è se abbiamo o meno occupato la stazione, ma

– gli effetti sulla “sicurezza dei cittadini” dell’agibilità (a dire poco) di cui godono i gruppi e le organizzazioni fasciste

– la rete di protezione, complicità e tolleranza su cui i fascisti possono contare e i loro legami con le Autorità, le forze dell’ordine, ambienti della Magistratura e della politica che li mettono al riparo dalla “giustizia”

– la violazione aperta e sistematica (a Massa, in Toscana e nel nostro Paese) del dettato costituzionale che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista e punisce l’apologia di fascismo.

A proposito di Costituzione, facciamo notare che di articoli platealmente elusi ce ne sono numerosi altri:

– l’astensione dal ricorso alla guerra “come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11),

– l’accettazione delle limitazioni della sovranità solo in condizioni di parità con gli altri Stati (art. 11),

– l’inviolabilità della persona e del domicilio (art. 13 e 14),

– la libertà e segretezza della corrispondenza (art. 15),

– la libertà di cambiare residenza e la libertà di espatriare (art. 16),

– mezzi e condizioni per associarsi (art. 18)

– l’esenzione della stampa da autorizzazioni e censure (art. 21),

– cura e formazione dei bambini (art. 30),

– la tutela della salute come diritto fondamentale del cittadino (art. 32),

– l’esenzione di oneri per lo Stato per le scuole cattoliche (art. 33),

– il diritto all’istruzione (art. 34),

– la tutela dei lavoratori (art. 35),

– il diritto ad un salario “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36),

– la parità salariale delle donne con gli uomini a parità di lavoro (art. 37),

– il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale per chi è sprovvisto dei mezzi necessari (art. 38), – la libertà di organizzazione sindacale (art. 39) e la libertà di sciopero (art. 40),

– i limiti fissati per l’iniziativa economica individuale e privata e per la proprietà privata perché non contrastino con la sicurezza, la libertà e la dignità umana e siano indirizzate al benessere sociale e accessibili a tutti (art. 41 e 42),

– la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche pubbliche (art. 51),

– il dovere universale al servizio militare (art. 52),

– il carattere democratico delle Forze Armate (art. 52),

– la partecipazione alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva (art. 53) che esclude le imposte indirette (IVA, ecc.).

Sorge spontanea a questo punto la domanda: se non sono le Autorità ad attuarla questa nostra Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, chi può attuarla se non le masse popolari?

Quindi quello su cui lei, signor giudice, è chiamato a decidere è se applicare o meno la Costituzione ancora in vigore nel nostro paese, se agire o meno coerentemente contro chi viola il dettato costituzionale che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista e punisce l’apologia di fascismo, se agire coerentemente o meno con l’esito del referendum che ha ribadito i principi e i valori della Costituzione del 1948.

Questa è, in sintesi, la questione in discussione.

Genova, 14 dicembre 2016

Pasquale Parra

Rosalba Romano

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