BSA
Sull’editoriale de “Il Manifesto” di sabato 27 agosto, Alfio Mastropaolo invoca la costituzione di una commissione d’inchiesta indipendete per un grande piano di tutela del territorio. Non ne proponiamo la lettura per l’atteggiamento arrogante e presuntuoso di Mastropaolo che colpevolizza le masse popolari italiane per una mancata coscienza, come se un certo livello di coscienza fosse “cosa innata”. Non vogliamo valorizzare tale atteggiamento tipico di chi ricerca nelle cause esterne (cioè al difuori di sé) le proprie mancanze e le proprie responsabilità. Diversamente da quanto pensa e scrive Mastropaolo, le masse popolari in questi giorni stanno dimostrando una buona capacità di autorganizzazione, basti vedere alcuni esempi di protagonismo popolare come quello delle Brigate di Solidarietà, l’attivismo di tutti i centri di aggregazione e organizzazione della penisola quali ex OPG di Napoli, CPA di Firenze, Movimento No Tav, ecc.
L’aspetto interessante contenuto in questo articolo è la proposta di costituire una commissione d’inchiesta indipendente per un grande piano di tutela del territorio.
Oggi, nel nostro paese, ci sono decine di esponenti della società civile che possono mobilitare fin da subito esperti e tecnici in questa direzione. Pensiamo a esponenti come Salvatore Settis nell’ambito ambientalista, a Gino Strada in quello medico, a Guido Viale stesso (tra le voci più autorevoli de “Il Manifesto”). Loro possono e devono adoperarsi per costituire commissioni simili, si tratta poi di capire chi attuerà il piano di tutela del territorio. Di certo non lo farà nessun governo emanazione dei poteri forti del nostro Paese (come lo è il governo Renzi-Bergoglio). L’unico governo che può dare seguito e misura pratica al piano di tutela del territorio è un governo che risponde alle esigenze delle masse popolari perchè di esse ne è emanazione. Noi lo chiamiamo Governo d’Emergenza Popolare, possiamo chiamarlo come vogliamo ma il corso delle cose va in questa direzione, impone un governo di questa natura.

Commissione d’inchiesta indipendente
La proposta. Dopo tutti i disastri, cittadini ed esperti devono collaborare a un’inchiesta autorevole e indipendente per un grande piano di tutela del territorio
Orrore, pietà, ma anche indignazione di fronte alle immagini trasmesse dalla tv. A sette anni dal sisma dell’Aquila, a quattro da quello in Emilia, per non risalire troppo indietro, si è ripetuto il medesimo tragico copione.
Con un bilancio non meno grave. Non bisogna cedere all’antipolitica. Ma se volevamo altre prove, quest’ultima sancisce il definitivo fallimento della classe politica che ci governa.
Le parole di cordoglio del capo del governo sono di sicuro sincere, ma sono ciò malgrado insopportabili. Sono più o meno le stesse che a suo tempo aveva pronunciato Berlusconi e che sentiamo ripetere ogni volta.
Non ci sono scuse. Tutti quei morti si potevano evitare.
Li hanno sulla coscienza i governanti, che disastro dopo disastro, funerale dopo funerale, nulla hanno fatto per mettere in sicurezza il territorio.
E ce li ha sulla coscienza pure il paese, li abbiamo tutti noi, che non abbiamo la forza di ribellarci, che siamo sprovvisti della sensibilità collettiva di pretendere da chi la governa di prevenire simili disastri.
Guardiamo con pietà tutti coloro che piangono, che sono rimasti senza un tetto, pensiamo con ancora a chi è stato ucciso dai crolli. Guardiamo con ammirazione a coloro che si sono precipitati a soccorrere i terremotati, quelli che scavano senza fermarsi, anche a mani nude. Nelle disgrazie gli italiani danno la miglior prova di sé. Smettono di essere quel popolo di incontenibili autori di sms e di tifosi di calcio che incontriamo tutti i giorni. E apprezziamo del pari la professionalità e l’efficienza della macchina dei soccorsi.
Ma tanta efficienza non consola neanche un poco. E’ giunto il momento di dire basta.
Di distinguere chi ha fatto qualcosa e chi non ha fatto nulla. Dal governo Berlusconi, che imbastì un’indecorosa speculazione sul terremoto aquilano, si sono susseguiti quattro governi. Dopo di lui sono arrivati il governo tecnico presieduto da Monti e il terremoto in Emilia. Poi altri due governi. Cosa è stato fatto? Certo, ci sono ministri e parlamentari che si sono attivamente adoperati per la ricostruzione. Ma chi ha pensato, dal governo, dall’opposizione, dalle amministrazioni pubbliche, a predisporre una seria politica di messa in sicurezza del territorio? Ci interesserebbe saperlo.
La messa in sicurezza sarebbe persino economicamente conveniente. Prevenire è assai meno costoso che soccorrere e ricostruire. Non prevenire è uno spreco mostruoso di soldi degli italiani e anzi la prevenzione darebbe una spinta vigorosa alla nostra asfittica economia. Invece ci si attarda a progettare sgangherate riforme istituzionali, pasticciate leggi elettorali e inutilissime olimpiadi.
Svegliamoci. Chissà se questa può essere l’occasione di una presa di coscienza collettiva.
Il Palazzo pensa ad altro. Che ci pensino i cittadini.
Perché non immaginare una competente, autorevole e indipendente Commissione d’inchiesta che accerti le responsabilità dei politici, che prenda in esame gli atti parlamentari, che indaghi sulle iniziative dei ministeri, e che magari elabori lei la proposta di un grande piano di tutela del territorio da imporre alla politica?
Forse in questo caso la rete potrebbe essere utile per indicare e selezionare i candidati.

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