Domenica 12 giugno si è svolta presso gli spazi del collettivo Galleri@rt la presentazione, con annessa lettura collettiva di alcuni estratti, di “Rivoluzionaria Professionale”. L’iniziativa, organizzata direttamente dal collettivo Galleri@rt costituisce un passo in direzione del rilancio dell’attività del collettivo e in questo senso è in concatenazione con le altre iniziative svolte in conseguenza della ripresa dell’operatività dello spazio.

Presenti circa venti persone, tra cui alcuni membri e simpatizzanti del collettivo, il segretario della sezione Napoli Centro del P.CARC, una sindacalista SLL (che, entusiasta della lettura, ha inviato anche un contributo scritto), un operaio base rossa dell’Ericsson del Centro Direzionale, una docente universitaria, alcuni artisti che in passato hanno collaborato con noi e che vorrebbero riprendere a farlo, a partire dalla Festa della Riscossa Popolare 2016 e dal rilancio di Galleri@rt.

L’iniziativa prende avvio con una breve introduzione tenuta dal compagno incaricato di tenere la lettura, incentrata sul valore degli insegnamenti che l’autobiografia di Teresa Noce e la sua stessa vita ci forniscono riguardo al Partito e alla lotta di classe come unica possibilità di riscatto e di emancipazione dei proletari e in particolare delle donne, oltre che riguardo ai limiti del primo movimento comunista italiano cui noi oggi stiamo cercando di mettere mano tramite una superiore assimilazione della scienza.

Subito dopo si passa alla lettura della prefazione,a seguire si apre un primo giro di interventi.

Il primo è quello del segretario della sezione Napoli Centro che offre spunti molto interessanti e che per tutto il tempo dell’iniziativa, nonostante la sua iniziale sfiducia nella sua riuscita, darà un un buon contributo nella direzione della discussione. Il compagno tratta due questioni che poi attraverseranno buona parte del dibattito: la prima è quella dell’alfabetizzazione. Solo oggi, attraverso il Partito, dice, sto cominciando a mettere seriamente mano ai miei problemi di alfabetizzazione, dovuti al contesto sociale e familiare in cui sono cresciuto. E lo sto facendo, continua, non per autoperfezionamento ma per imparare a pensare e ad elaborare collettivamente, funzionalmente allo sviluppo della lotta di classe. La seconda è quella della necessità dei rivoluzionari professionali. Se tutti i problemi delle masse popolari, dice, sono problemi politici, ciò vuol dire che la politica è oggettivamente l’attività principale cui le masse popolari devono dedicarsi e se, nonostante questo, esse dedicano più tempo al lavoro o alla famiglia è perché di ciò non sono coscienti. Conclude mostrando come proprio iniziative come questa siano un esempio di elementi delle masse popolari che vogliono imparare a pensare e dunque, passando una domenica mattina a discutere di un testo di letteratura comunista, mettono questo davanti a tutto il resto.

Il dibattito si accende. Tutti sono stimolati a portare il loro contributo.

Una compagna del collettivo Galleri@rt, originaria della Polonia, porta l’esempio del suo paese, uno dei primi paesi socialisti, in cui nonostante tutti i problemi che hanno caratterizzato gli anni della sua gioventù (gli anni della seconda fase della storia di quei paesi e, dunque, del potere in mano ai revisionisti moderni), le masse popolari avevano l’opportunità di dedicare molto tempo della loro vita a pensare, a svolgere attività specificamente umane, a dedicarsi alla cultura e all’arte. Basti pensare, dice, che da ragazza, una volta al mese, volente o nolente, ero obbligata dalla scuola ad andare a teatro mentre qui, in Italia, ci sono ragazzi con un alto livello di scolarizzazione che a teatro non sono mai andati. Tutto questo, continua, è il segno che la scuola di oggi non insegna più a pensare, nemmeno il liceo classico che più di tutti dovrebbe insegnare a farlo e, invece, come dimostra anche l’esempio di mia figlia e dei problemi che vive, non lo fa.

Un’altra compagna evidenzia come la scuola degli anni ’60 – ’70, che pure la sua generazione ha duramente contestato per il suo carattere nozionistico, accademico e in definitiva borghese, ha fornito ai giovani di allora molti più strumenti rispetto a quelli di cui sono dotati i giovani d’oggi. Anche l’eliminazione o la forte limitazione delle bocciature, dice, lungi dall’aver democratizzato la scuola, costituisce solo un ulteriore mezzo per impedire agli studenti di pensare, di ragionare a fondo sui contenuti di ciò che studiano.

Il dibattito si sviluppa trattando la questione delle due vie che abbiamo davanti, emancipazione individuale o emancipazione collettiva, e delle implicazioni che in questo senso pone la crisi. A tal proposito viene fuori l’esempio di Galleri@rt che può diventare una nicchia, un’isola felice destinata a durare un attimo, un’altra impresa culturale destinata a fare le fortune di qualcuno, o una Nuova Autorità Pubblica, parte di un’alternativa di governo della città e del Paese. Poi quello del lavoro fatto sugli artisti con la Festa nazionale della Riscossa Popolare 2015, emblematico di come la Festa dello scorso anno sia stata una Festa realmente politica e popolare e dunque anche un’occasione per discutere a fondo di come gli artisti possono e devono contribuire alla costruzione della rivoluzione, mentre avrebbe potuto essere vista come un’iniziativa esclusivamente commerciale tramite la quale magari far arricchire o contribuire a far affermare singoli artisti.

In seguito viene evidenziato come la borghesia non possa insegnare a pensare agli elementi delle masse popolari e come lo abbia fatto solo quando costretta dal primo movimento comunista che, tuttavia, per limiti propri nei paesi imperialisti e in particolare in Italia non ha elaborato e diffuso in massa una concezione del mondo indipendente da quella della borghesia e non ha trasformato i propri uomini e le proprie donne in uomini e donne nuovi, in scienziati della rivoluzione. L’insegnamento che ne abbiamo tratto è la necessità della clandestinità che, invece, al primo PCI è stata imposta dagli eventi (la “resistibile ascesa” del fascismo).

Dunque, vengono letti i tre brani selezionati per la lettura collettiva: uno sul rapporto personale – politico e sull’applicazione della concezione comunista del mondo anche nella vita personale, un altro sulla questione della doppia oppressione e sul rapporto tra i membri del partito e le loro compagne di vita, il terzo sulla contraddizione uomo – donna nel lavoro politico. La discussione è estremamente vivace e interessante e entra nella carne viva di problemi riguardanti la vita delle masse popolari, a dimostrazione di come la vita di Teresa Noce, di una rivoluzionaria professionale, lungi dall’essere archeologia, costituisce un’importante fonte di insegnamenti e una storia esemplare in cui molti possono ancora oggi rispecchiarsi.

Si tratta della differenza tra gli amici e i compagni, di come con i primi il rapporto che si sviluppa finisce per essere inevitabilmente superficiale perché impostato su basi personali, mentre con i secondi sviluppare un rapporto di tipo politico,in cui si trattano apertamente contrasti e divergenze, significhi cementare rapporti ben più solidi. Si tratta di come tutto questo sia specchio della contraddizione tra carattere collettivo delle forze produttive e proprietà privata delle stesse e di come questa contraddizione inserisca tutti noi, che pure siamo abituati a vederci “soli contro il mondo”, in una rete di rapporti che va ben oltre la ristretta cerchia delle nostre relazioni personali.

Si tratta, infine, della questione della doppia oppressione e dell’emancipazione femminile che è certamente la questione centrale, l’aspetto più importante di un testo che dimostra come solo grazie al Partito Comunista le donne delle masse popolari possono trovare piena emancipazione.

L’iniziativa è stata anche un ambito per propagandare l’avvio dei corsi di alfabetizzazione che partiranno a settembre. In un contesto segnato dalla crisi e dallo smantellamento pervicace e sistematico delle conquiste ottenute dalle masse popolari nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria, tra cui la scuola pubblica occupa un posto fondamentale, le forze popolari e progressiste devono occuparsi della lotta contro l’analfabetismo di ritorno (il 70% degli italiani non è in grado di comprendere un testo di media lunghezza!). Dalle loro fila devono farsi avanti docenti professionisti, in grado di insegnare l’italiano agli italiani, a quegli italiani che giorno dopo giorno si stanno facendo avanti perché vogliono imparare a pensare e capiscono che il primo passo per farlo è imparare a scrivere per ordinare logicamente pensieri altrimenti sparsi, confusi e dunque facilmente manipolabili.

La vita di Teresa Noce, infatti, è anche la vita esemplare di chi, partendo da una condizione di analfabeta, ha potuto scrivere la propria storia grazie al percorso di riscatto sociale portato avanti tramite la lotta politica rivoluzionaria. Le masse popolari devono poter fare altrettanto, mettendo a disposizione della causa del loro riscatto le loro storie e gli insegnamenti che ne hanno ricavato, le loro aspirazioni, i progetti che hanno per la loro vita e per il Paese.

C.I.

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