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[Firenze] Il vero “pericolo sociale” è il sionismo!

Federazione Toscana by Federazione Toscana
Giugno 25, 2026
in Federazione Toscana, Federazione Toscana
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Respingiamo le misure preventive verso chi si batte contro guerra e genocidio!


Solidarietà a Leo, Giovanni e Mattia!

Il 10 giugno scorso i Carabinieri di Firenze hanno perquisito le abitazioni di alcuni membri e simpatizzanti del P.CARC e delle loro rispettive famiglie nell’ambito delle indagini per diffamazione contro Marco Carrai.

Come abbiamo scritto nell’articolo reperibile a questo link: https://www.carc.it/2026/06/12/firenze-appello-alla-solidarieta-13-giugno-conferenza-stampa-e-presidio-di-fronte-al-meyer/, questa operazione repressiva è parte integrante della rappresaglia che le istituzioni di questo paese stanno scagliando contro il movimento che in questi mesi ha letteralmente fatto tremare i palazzi del potere. Un movimento contro la guerra, il genocidio, per la giustizia sociale, che ha raggiunto il suo apice nelle mobilitazioni dello scorso autunno e che non si è mai fermato.

Un movimento che sta quindi crescendo in quantità e qualità anche grazie alla maggiore consapevolezza acquisita proprio in seguito agli attacchi repressivi di questo governo che sta spingendo singoli e organismi a coordinarsi ad un livello superiore.

In secondo luogo, queste perquisizioni hanno la stessa matrice politica dell’inchiesta avviata dalla Procura di Milano contro 9 persone, di cui 7 membri del P.CARC, accusati di istigazione all’odio razziale per motivi etnici e religiosi. A tal proposito, si rimanda a questo articolo: https://www.carc.it/2026/04/03/nove-denunciati-per-istigazione-a-delinquere-motivata-dallodio-razziale-sarebbe-un-bel-processo/ che illustra la forzatura che la Procura di Milano sta provando a mettere in campo. Il tentativo è far passare dalla finestra ciò che non è riuscito a passare dalla porta: l’equiparazione, per legge, tra antisionismo e antisemitismo e la criminalizzazione della lotta in supporto alla Resistenza palestinese.

Ebbene, è notizia di questi giorni che il Questore di Firenze, Fausto Lamparelli, ha già emesso un avviso orale contro due dei tre indagati per diffamazione.Ancora una volta, quando si tratta di reprimere giovani e lavoratori che si organizzano, la “giustizia” si dimostra assai celere! Sono passate meno di tre settimane dalle perquisizioni del 10 giugno e già fioccano provvedimenti.

Il provvedimento che ha colpito i compagni, rientra nelle misure di tipo amministrativo finalizzate a prevenire la commissione di reati da parte di individui ritenuti, in modo del tutto soggettivo e arbitrario dai questori, “socialmente pericolosi”. L’avviso orale, è propedeutico ad altre misure restrittive ma di per sé rappresenta l’equivalente di una minaccia: “Cambia comportamento o passerai guai”, non comporta alcuna restrizione della libertà personale, ma solo l’ordine di “conformare alla legge” la propria condotta. E’ quindi una misura chiaramente intimidatoria.

Provvedimenti simili come il foglio di via, l’obbligo di firma, la sorveglianza speciale, stanno diventando la via preferita degli apparati repressivi per controllare l’ordine pubblico e reprimere il movimento delle masse popolari che cresce e si sviluppa. Il motivo è presto detto: sono provvedimenti emanati direttamente dal Questore, senza che la Procura e i tribunali abbiano alcuna voce in capitolo (tranne che nel caso della sorveglianza speciale). Non è necessario che vi siano elementi sufficienti per configurare un reato o anche solo per avviare un’indagine. La “giustizia” diventa più rapida, sommaria, a costo zero: tutto molto utile a fini propagandistici!

Quando non sussistono presupposti per un’azione penale – come spesso accade – la repressione ricorre a questi provvedimenti. Si conferma, ancora una volta, che la legalità borghese è semplicemente l’involucro che la classe dominante utilizza per delimitare ciò che può essere fatto o non fatto ai fini della preservazione del proprio sistema di potere.

Ebbene, alla luce di tutto questo vale la pena chiedersi: chi è socialmente pericoloso? Marco Carrai, che sta contribuendo all’ennesimo disastro industriale della nostra regione dismettendo le acciaierie di Piombino; che sta contribuendo alla devastazione del territorio della piana fiorentina sostenendo e chiamando a raccolta il padronato locale per premere sulla realizzazione della nuova pista dell’aeroporto di Peretola oppure il movimento operaio e popolare impegnato nella lotta contro il genocidio, contro la terza guerra mondiale, contro il riarmo e la desertificazione dell’apparato industriale? La domanda è retorica e anche la risposta, ma l’azione pratica che ne deve seguire non lo è affatto.

Bisogna intanto partire dal presupposto che tutti gli attacchi repressivi – ognuno di essi – dimostrano che il movimento popolare ha finora colpito nel segno.

Abbiamo colpito nel segno denunciando puntualmente i sionisti e la loro attività sul territorio e facendo della questione della solidarietà al popolo palestinese, e più in generale della lotta contro il coinvolgimento dell’Italia in guerra, una questione di ordine pubblico. Le istituzioni borghesi non hanno altri mezzi che non siano la repressione per dissuaderci, perché le loro trame di guerra, e gli affari che ci girano intorno, sono ormai osteggiati da una parte sempre più consistente della popolazione. 

Questi attacchi ci danno dunque l’occasione di elevare il livello della nostra lotta, del confronto e del coordinamento sul territorio. La repressione non è una questione individuale proprio perché in ballo c’è l’agibilità politica non solo di poter lottare contro l’escalation bellica e il genocidio ma anche per l’esercizio della nostra agibilità politica e sindacale. Imparare a resistere e contrattaccare davanti alla repressione è oggi sempre più determinante: ne va della tenuta e dello sviluppo delle nostre lotte.

L’ampio fronte che oggi è sotto attacco deve passare dall’essere accusato al farsi accusatore dei criminali e dei guerrafondai da cui proviene la repressione!

Dobbiamo utilizzare ogni procedimento, multa e misura cautelare come occasione per allargare l’organizzazione, elevare il livello della mobilitazione e rafforzarne la crescita.

Tradotto nel pratico dell’inchiesta per diffamazione contro Marco Carrai implica:

– usare questo attacco per alimentare e rafforzare la lotta contro gli agenti sionisti e Marco Carrai, a fianco dei comitati come Sanitari per Gaza e Firenze per la Palestina;

– usare questo attacco per rilanciare la lotta contro i padroni “alla Carrai”. Il PM Sottosanti, anziché occuparsi delle uccisioni dei lavoratori come quella avvenuta nel cantiere dell’Esselunga di Firenze, si preoccupa di mandare i carabinieri nelle case di chi è sospettato di aver criticato il console d’Israele. Ebbene, questo chiama direttamente in causa la classe operaia, i lavoratori e i sindacati nella lotta contro gli agenti sionisti. Questi ultimi, messi ai posti di comando nel nostro Paese, sono crocevia di interessi vitali per speculatori e guerrafondai;

– usare l’attacco repressivo per avviare una campagna contro il contenuto dei pacchetti sicurezza, contro le misure preventive e restrittive. Una campagna tesa alla loro aperta violazione e al loro aperto contrasto. Sono misure da guerra di sterminio non dichiarata, come abbiamo purtroppo visto nel caso dei due giovani militanti torinesi che si sono tolti la vita e che erano stati sottoposti a misure di questo tipo. Rimandiamo a queste interessanti riflessioni ribadendo l’importanza di alimentare il dibattito, il confronto e azioni congiunte nella lotta contro la repressione a partire dalla solidarietà di classe che va data a prescindere dalle differenze e dalle divergenze politiche, dalle appartenenze a tessere partitiche o sindacali.

Di fronte al nemico di classe non c’è differenza che tenga: colpiamo come un sol pugno!

Valuteremo se procedere con un ricorso al TAR contro i due avvisi orali. Nelle nostre valutazioni soppeseremo fattori politici ma anche, inevitabilmente, economici dato che un ulteriore aspetto che rende subdole queste misure è che opporvisi ha un costo esoso.

Terremo aggiornata la rete di solidali che fino ad ora ha dimostrato vicinanza e prontezza. Rinnoviamo il ringraziamento al movimento fiorentino, e non solo, ribadendo che l’attacco è generale ed è alle pratiche che abbiamo messo in campo con il blocchiamo tutto, con la denuncia degli agenti sionisti, lavorando sistematicamente e quotidianamente a sostegno del protagonismo e della partecipazione popolare. Queste pratiche fanno male al nemico colpendo noi e il resto del movimento popolare tenta inutilmente di evitare che si estendano. In verità la repressione mostra esattamente l’opposto: bisogna continuare a lottare in modo ancora più collettivo e organizzato.

Bandiamo il sionismo e i sionisti dalle nostre città, scuole e posti di lavoro!

Cacciamo Carrai una volta per tutte dal Meyer e dal resto dei posti di comando in cui si ritrova!

Scoperchiamo, con l’inchiesta e la denuncia, il verminaio sionista che comanda la Toscana!

Federazione Toscana del P.CARC

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