21 aprile 2026 – Il compagno Paolo Babini non è un criminale
L’Italia di Giorgia Meloni: la criminalizzazione del comunismo e il ritorno della repressione in stile mussoliniano
Dichiarazione del Comitato organizzativo centrale del Partito Comunista Marxista del Kenya (Cpmk)
Il Comitato Organizzativo Centrale del Partito Comunista Marxista del Kenya rilascia questa dichiarazione inequivocabile, militante e intransigente in risposta all’ondata coordinata di repressione politica scatenata in Italia contro il compagno Paolo Babini e altri compagni del Partito CARC.
Abbiamo ricevuto e studiato la dichiarazione rilasciata dal partito CARC che conferma che all’alba del 21 aprile, agendo su ordine del sostituto procuratore Maurizio De Marco, la polizia politica in Italia ha effettuato perquisizioni coordinate contro sei compagni nelle zone tra Napoli e Firenze. Tra questi c’erano membri del Comitato Esecutivo Nazionale del partito CARC, organizzatori locali e persino un semplice simpatizzante.
Le stesse accuse smascherano la natura politica di questa operazione: “terrorismo”, “sovversione”, “glorificazione del terrorismo” e persino il grottesco tentativo di collegare l’espressione politica militante a organizzazioni storiche come le Brigate Rosse e le Nuove Brigate Rosse. Questa non è applicazione della legge. Questa è criminalizzazione ideologica. Questo è lo Stato borghese che tenta di riscrivere la lotta politica come associazione a delinquere.
L’inclusione di accuse relative a “reati d’opinione” e “propaganda terroristica tramite i social media” conferma una tendenza più profonda. L’apparato giudiziario e di polizia italiano sta estendendo la repressione dall’attività politica organizzata al regno dell’espressione politica stessa. Questa è la logica di uno Stato che si muove verso metodi apertamente autoritari pur mantenendo la facciata della legalità.
Notiamo inoltre l’intimidazione di giovani attivisti, compresi i tentativi di interrogatorio senza assistenza legale, e il fatto che si prendano di mira giovani e studenti simpatizzanti. Ciò rivela l’intento strategico: isolare, intimidire e spezzare la prossima generazione di organizzatori politici.
Il Partito Comunista Marxista del Kenya afferma chiaramente: questo non è un evento giudiziario isolato. Si tratta di un attacco politico coordinato contro l’intero fronte dell’organizzazione popolare e della classe operaia in Italia. È un tentativo di colpire il Partito CARC come parte di una più ampia offensiva contro tutte le forze comuniste e anti-imperialiste che resistono al governo Meloni e al sistema che esso rappresenta.
Questo deve essere compreso nel suo contesto politico. Il governo di Giorgia Meloni, radicato nella discendenza ideologica del neofascismo del dopoguerra attraverso Fratelli d’Italia e i suoi legami storici con il Movimento Sociale Italiano, presiede un apparato statale che ricorre sempre più alla repressione come risposta primaria al dissenso organizzato. La continuità è chiara: di fronte alla politica organizzata della classe operaia, il sistema ricorre alla criminalizzazione, alla sorveglianza e alle montature giudiziarie.
Ma la repressione rivela debolezza, non forza. Più l’ordine dominante espande i suoi attacchi, più espone la sua paura delle masse organizzate. Più invoca il “terrorismo” per descrivere l’opposizione politica, più rivela la bancarotta della sua legittimità.
Dichiariamo quindi:
1. Solidarietà piena e militante con il compagno Paolo Babini, tutti i compagni presi di mira e il Partito CARC.
2. Totale rifiuto della criminalizzazione dell’organizzazione comunista, dell’espressione politica e della lotta della classe operaia in Italia.
3. Riconoscimento che questo attacco fa parte di un più ampio schema internazionale in cui le forze imperialiste e reazionarie criminalizzano la politica rivoluzionaria mentre proteggono le forze reazionarie allineate ai loro interessi a livello globale.
4. Un appello a tutte le organizzazioni anti-imperialiste, della classe operaia e progressiste in Kenya e oltre affinché prendano posizione in modo chiaro e pubblico contro questa escalation di repressione.
Affermiamo che i tentativi di sopprimere l’organizzazione comunista attraverso montature giudiziarie e intimidazioni poliziesche non avranno successo. Non faranno altro che intensificare la resistenza, rafforzare l’unità e chiarire la linea politica della lotta.
La storia ha già dimostrato che nessuna repressione, per quanto forte, può spazzare via il movimento operaio.
Lo rende solo più determinato. Non fa altro che preparare la sua prossima avanzata.
Da Nairobi a Firenze, dall’Africa all’Europa, dalle nazioni oppresse ai centri industriali del capitale, la lotta è una sola. Il nemico è uno. E la risposta rimane immutata.
Organizzarsi. Resistere. Avanzare.
Il mondo intero unito contro il fascismo, contro l’imperialismo.


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