Un nostro compagno è stato oggetto di un attacco informatico. Il 3 marzo il suo cellulare ha smesso di funzionare e di avere accesso alla rete e ai dati mobili. Cercando di risolvere il problema ha contattato appoggiandosi su rete wifi il suo gestore telefonico. Gli hanno detto che l’avrebbero richiamato entro un’ora. Pochi minuti dopo arriva una telefonata da un numero simile a quello del gestore che si presenta come l’operatore responsabile dell’intervento. Chiede al compagno di installare tramite il playstore un’app dal nome “quick support” attraverso la quale ha avuto accesso da remoto al cellulare. In quel momento ha detto al compagno che il problema era un mancato aggiornamento e che in pochi minuti avrebbe risolto.
In effetti al termine della chiamata il cellulare ha ripreso a funzionare regolarmente. Fatto sta che dopo un’ora lo richiama un operatore del suo gestore telefonico, il numero è quello giusto stavolta, che gli chiede di cosa avesse bisogno. Il compagno gli dice che gli avevano già telefonato e aveva risolto il problema con l’altro operatore. Dall’altro lato gli hanno risposto che non risultava alcun intervento.
Nei giorni seguenti, dopo aver visto una nota pubblicata dai compagni del collettivo Sumud di Venezia, il compagno si è allertato capendo che aveva preso sotto gamba quanto era avvenuto e ha deciso di contattare i compagni del collettivo Sumud per capirci di più. Dai commenti e da diversi post in rete è emerso che sono diversi i collettivi e decine i compagni che hanno avuto esperienze simili. In tutti questi casi è stato trovato sul loro cellulare uno spyware, una sorta di cimice informatica. È evidente che queste operazioni rientrino in un’indagine o comunque in un sistema di spionaggio della polizia politica verso collettivi e giovani compagni. Grazie al comunicato del collettivo Sumud, una rete di solidarietà contro questi attacchi e il fatto di essersi affidati ai compagni del Partito, il compagno è riuscito a fare fronte a questo attacco e rimuovere il problema anche grazie alla guida pubblicata su https://arachidi.noblogs.org.
Da questa esperienza emerge chiaramente che la denuncia degli attacchi repressivi è uno strumento non solo di difesa dei singoli o dei collettivi che vengono colpiti ma sono uno strumento utile a tutto il movimento popolare e di resistenza nell’elevazione della vigilanza rivoluzionaria, in questo caso a dare il giusto peso a un tentativo di intercettazione di un militante politico. Questa nostra nota vuole avere lo stesso obiettivo. Se ci sono compagni che hanno avuto esperienze simili negli ultimi mesi la segnalino. Il Partito dei Carc è a disposizione per ogni forma di sostegno.
Con l’avanzare della crisi generale del capitalismo, aumenta lo stato repressivo del nostro paese e il governo Meloni ne è il portabandiera. Lo vediamo con i dl sicurezza, lo vediamo con i continui arresti e denunce rivolti a compagni e compagne, ma il governo Meloni non si limita a questo. L’informatica è diventata parte integrante della vita di tutti i giorni, e anche questo è ambito di repressione e controllo. È importante fare fronte a questi attacchi, denunciarli sistematicamente e anche elevare il livello della lotta e della mobilitazione.
Questi attacchi infatti non sono un caso isolato. Rientrano in una campagna repressiva più ampia, agitando lo spauracchio del terrorismo, punta a spezzare, isolare e silenziare tutte quelle realtà politiche, associazioni e singoli che diventano centro di raccolta e di organizzazione di chiunque oggi voglia opporsi al catastrofico corso delle cose.
Questa campagna repressiva è un segnale della crescente difficoltà della classe dominante a conquistarsi il consenso delle masse popolari e a arrestare la crescente mobilitazione contro la terza guerra mondiale, a difesa della Palestina e dei popoli oppressi, in difesa di sanità, diritto allo studio, a difesa dell’ambiente e per la salvaguardia dei territori, contro lo smantellamento dell’apparato produttivo e per il lavoro.
Bisogna rispondere a questi attacchi passando da accusati a accusatori. Bisogna sempre di più rilanciare la propria attività politica, darsi da fare per costruire un fronte e ampio e popolare contro la repressione e che sia capace di mettere al centro la cacciata del governo Meloni e i suoi padrini.



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Grazie. Corretto