Il 5 febbraio si è tenuta la prima conferenza stampa pubblica della Global Sumud Flottilla (GSF) per annunciare i dettagli della prossima spedizione che partirà il 29 marzo. In preparazione di questa nuova spedizione la Freedom Flotilla Italia ha lanciato l’iniziativa “100 porti, 100 città”, un tour nazionale di mobilitazione civile. Un’imbarcazione navigherà da porto a porto lungo le coste del nostro Paese e un camper viaggerà nelle zone interne, per unire l’Italia: “in un unico grande corridoio di solidarietà e resistenza politica. Non è un viaggio eroico, né un rito simbolico. È un’infrastruttura di lotta popolare per rompere l’assedio del silenzio” così scrivono gli organizzatori. Rilanciamo questa iniziativa e facciamo appello alle realtà della Toscana attive nella lotta contro la militarizzazione del territorio, contro il genocidio in Palestina, contro il riarmo e la riconversione bellica, a fare altrettanto per valorizzare al massimo il potenziale di partecipazione e protagonismo popolare che abbiamo già visto dispiegarsi nei mesi di settembre e ottobre e che possiamo e dobbiamo dispiegare ulteriormente fino a rendere il paese ingestibile a questo governo e alle sue autorità.
Possiamo farlo? Sì, l’abbiamo già fatto una volta.
Se teniamo conto del bilancio dell’esperienza delle grandi manifestazioni di settembre e ottobre, vediamo come primo aspetto la centralità dei lavoratori, e in particolare della classe operaia come il CALP di Genova, che ha dato forza all’iniziativa della Flottilla aggiungendo il pezzo in più che serviva a far pesare i rapporti di forza nel campo delle masse popolari.
Questo pezzo in più consisteva nelle azioni di blocco della catena del valore, che sempre più spesso equivale anche al blocco della catena bellica produttiva e logistica. La centralità dei lavoratori è un grande insegnamento trasmesso dalle mobilitazioni del “blocchiamo tutto” e indica alle organizzazioni popolari in lotta contro il genocidio e la Terza Guerra mondiale l’obiettivo di fase principale: sostenere tutte le iniziative della classe operaia contro la militarizzazione, la riconversione bellica, il traffico di armi.
Sostenere quindi le iniziative del GAP di Livorno, dei Ferrovieri contro la guerra, del Collettivo di Fabbrica della ex GKN impegnati nella riconversione pubblica e socialmente integrata dello stabilimento (per approfondire leggi qui: https://www.carc.it/2026/02/05/toscana-assediamo-la-regione-toscana-per-far-ripartire-gkn/).
Il coordinamento delle forze è l’altro crinale su cui lavorare. Del resto, le mobilitazioni di settembre e ottobre non potevano andare oltre il livello che sono riuscite a esprimere stante la capacità organizzativa e di coordinamento espressa dal movimento stesso. Detto questo, ciò che è stato sedimentato dal 7 ottobre ad oggi è incancellabile ed è quello che spaventa la classe dominante che risponde a colpi di repressione.
La rappresaglia del governo Meloni ha esattamente l’obiettivo di evitare che si ripeta quanto successo in questi mesi.
Obiettivo vano perché quel che non è evitabile, nel sistema capitalista avviluppato nella seconda crisi generale, è la condizione di sfruttamento, miseria e abbrutimento che vivono le masse popolari e che le spinge a mobilitarsi.
In questa condizione rientra anche il volersi sottrarre dalla complicità con un genocidio, il voler fare la propria parte nell’impedire che il proprio paese agisca da retrovia di uno stato del tutto illegittimo quale è Israele, nato come colonia d’insediamento sul furto della terra altrui, sul sangue NON dei vinti ma di chi eroicamente ancora resiste al genocidio che è in atto da 80 anni.
Una Palestina libera dal fiume fino al mare è necessaria perché questa è l’unica condizione che può garantire pace e prosperità al popolo palestinese e al resto dei popoli dell’Asia occidentale.
Rafforzare il coordinamento e la concatenazione delle singole battaglie: questi sono due ingredienti fondamentali per rilanciare e rafforzare la prossima impresa della GSF. Ma nemmeno questo basta.
L’Italia è complice fino al collo dell’occupazione della Palestina e del genocidio, l’Italia è un paese in guerra.
Per fermare guerra e genocidio bisogna cacciare i guerrafondai amici dei sionisti dal governo del paese.
Bisogna usare i rapporti di forza creati e che creeremo per lo sbocco politico necessario: imporre un governo che sia espressione del diffuso movimento popolare e che ad esso (e soltanto ad esso) risponda.
Di seguito indichiamo alcune iniziative che si svolgeranno nel mese di febbraio sul nostro territorio. Si tratta di iniziative promosse da altre realtà a cui parteciperemo e altre promosse da noi proprio con l’obiettivo di alimentare il coordinamento, lo scambio di esperienze, la conoscenza reciproca e la concatenazione delle attività.
Ulteriori appuntamenti sono reperibili sui nostri social (FB: Carc Toscana, Instagram: Carc Toscana) oppure scrivendo all’indirizzo mail: [email protected].
• 6 febbraio a Livorno – mobilitazione in occasione dello sciopero dei portuali (Ore 17.00, Quattro Mori)
• 7 febbraio a Pisa - iniziativa del Movimento No Base- nè a Coltano nè Altrove di presentazione della rivista “HUB” (Ore 17:00 p.zza XX settembre)
• 21 febbraio a Firenze – iniziativa de La voce delle lotte di presentazione della rivista “HUB” (Ore 15.30, Società di Mutuo Soccorso di Rifredi)
• 21 e 22 febbraio a Livorno – incontro pubblico sulle prospettive del movimento “Blocchiamo tutto”
Come P.CARC invitiamo a partecipare alla proiezione di “To kill a war machine” che si terrà giovedì 19 febbraio al circolo S. Niccolò (Firenze) a partire dalle ore 19.30. Il documentario tratta l’esperienza di Palestine Action.
La proiezione sarà un’occasione di confronto su come fare fronte alla repressione.
Insieme a questo appuntamento rilanciamo anche quello del 25 febbraio di presentazione della lista aggiornata degli agenti sionisti prodotta dal nuovo PCI, reperibile a questo link: https://nuovopci.it/dfa/lista_sionisti/Lista_agenti_sionisti_03.html.
Questa iniziativa è legata alla querela che come Partito abbiamo presentato contro due deputati di Fratelli d’Italia Sara Kelany e Francesco Filini, che ci hanno definito “sovversivi” e antisemiti perché la nostra linea politica è quella di costruire un Governo Partigiano della Palestina e di dare piena attuazione alla Costituzione del 1948, nata dalla Resistenza.
Se noi siamo i sovversivi, cosa sono allora due deputati che, in qualità di agenti sionisti, difendono e legittimano lo sterminio di un popolo? Noi lottiamo per una Palestina libera e per l’attuazione della Costituzione nell’interesse del popolo italiano. Loro trascinano il popolo italiano verso la guerra, piegando il Paese agli interessi di Israele, da fedeli servitori dei sionisti e degli imperialisti USA…Ecco il loro sovranismo da quattro soldi!
Quelle indicate sono solo alcune delle iniziative per avvinarci al meglio alla data del 17 marzo quando a Livorno si terrà la prima udienza del processo contro il compagno Gianluca Marinai, militante della sezione di Cecina del P.CARC, accusato di aver scritto su un muro: “Viva la Resistenza del popolo Palestinese”.
Il Gip voleva chiudere tutto con un decreto penale di condanna ma il compagno ha rifiutato. Ha deciso di andare a processo e mettere le autorità PM, giudici finanche la politica locale, di fronte alla responsabilità di criminalizzare chi oggi si mobilita contro il genocidio di un popolo!
Non farsi fermare dalla repressione, continuare a lottare e a sostenere in tutti i modi la Resistenza del popolo palestinese è la prima e più importante forma di lotta contro il governo Meloni e gli agenti sionisti che operano nel nostro paese.
Federazione Toscana del P.CARC



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