“Adesso l’imperialismo americano è molto forte, ma la sua non è una vera forza. Politicamente è molto debole perché è staccato dalle grandi masse popolari, non piace a nessuno, nemmeno al popolo americano. In apparenza è molto forte, ma in realtà non c’è da averne paura, è una tigre di carta. L’apparenza è quella di una tigre, ma è di carta, non resiste alle raffiche di vento e agli scrosci di pioggia. Secondo me gli Stati Uniti sono proprio una tigre di carta.” Mao Opere Complete Vol. 13 Edizioni Rapporti Sociali
Nel 1956 Mao così si esprimeva sull’imperialismo americano. Odiato dai popoli oppressi di tutto il mondo e soprattutto dalle proprie masse popolari, destinato a essere sconfitto proprio da queste.
Oggi più che mai questa affermazione è giusta. Gli imperialisti Usa cercano di scaricare su altri Stati la loro crisi. Promuovono guerre militari ed economiche in larga parte del mondo, fanno scorrerie, tentano la destabilizzazione di governi, conducono operazioni terroristiche alla stregua di gruppi criminali. Ma dai tempi del Vietnam non c’è una guerra che non gli si sia rivoltata contro e da cui non si siano ritirati rovinosamente. Il loro ruolo economico e militare internazionale sta crollando e questo non fa che acuire anche la crisi politica, lo scontro tra i diversi gruppi imperialisti Usa.
Per quanto tentino di risolvere con la guerra la crescente lotta di classe in casa propria è proprio nella ribellione delle masse popolari americane che gli imperialisti Usa hanno il loro tallone d’Achille.
Sul fronte interno infatti si combatte su più fronti: contro lo smantellamento apparato produttivo, le morti sul lavoro, la sanità privata e contro la crescente povertà.
Ma uno dei campi in cui questo scontro si sta manifestando più apertamente è la resistenza delle masse popolari alle politiche anti immigrazione e ai veri e propri rastrellamenti che l’agenzia federale deputata a questo – l’Ice (Immigration and Customs Enforcement) – sta operando in tutto il paese.
Lo scorso 7 gennaio in Minnesota agenti dell’Ice hanno ucciso a sangue freddo Renee Nicole Good, una donna che tentava di intralciare l’ennesimo rastrellamento di immigrati. Il giorno successivo a Portland – dove già Trump aveva inviato l’esercito a protezione delle centrali dell’Ice – è stata invece la polizia di frontiera a sparare a due persone ferendole.
Due episodi frutto dell’intensificarsi di una guerra interna che diventa sempre meno strisciante, e della necessità per la classe dominante Usa di far fronte a una crescente mobilitazione e organizzazione delle masse popolari statunitensi.
In risposta all’uccisione di Renee sono nate immediatamente proteste e mobilitazioni che, anche in virtù del ferimento di Portland, sono diventate nazionali. Al grido di Ice for Good (via l’Ice per sempre) nell’ultima settimana gli Usa sono stati inondati da mobilitazioni, in particolare nel fine settimana con la campagna Ice out for Good Weekend of Action, che ha prodotto oltre 1000 iniziative in tutto il territorio nazionale, con manifestazioni e blocchi stradali.
Ma è innanzitutto l’organizzazione delle masse popolari che si sta estendendo. Dopo le gigantesche manifestazioni No kings e contro l’Ice dei mesi passati infatti sono nate e cresciute organizzazioni e reti che contrastano sul campo le azioni di guerra delle forze armate.
Renee Good è esattamente espressione di questo perché faceva parte dell’organizzazione Ice Watch, un collettivo autonomo con l’obiettivo di “documentare, denunciare e resistere alle iniziative dell’Ice, della polizia e dei regimi coloniali militarizzati”. Come questo, esistono una miriade di organismi che hanno dato vita a reti solidali, di controllo del territorio e di vigilanza sulle azioni dell’Ice, che entrano in azione proteggendo chi viene preso di mira, intralciando il lavoro delle forze armate nei più svariati modi e liberando i fermati.

Sono diversi anche i materiali prodotti da queste organizzazioni e diffusi a pioggia tra le masse popolari per estendere capillarmente le pratiche di resistenza e la rete solidale. Il Kit contro l’Ice ne è esempio, diffuso in strada ai passanti con l’obiettivo di diffondere metodi e codici con cui avvisare della presenza di agenti dell’Ice – tramite un fischietto distribuito assieme al kit – e per far accorrere chi si trova in zona per impedire un rastrellamento.

Uno spaccato di questa rete di organizzazioni viene anche dal mondo della scuola.
Ad Oakland, per esempio, un gruppo di educatori e insegnanti ha dato vita a un’organizzazione cittadina che ha elaborato azioni di resistenza su tre livelli. Un primo livello prevede la formazione alle pratiche di resistenza e la creazione di squadre che nei Campus si occupano di mostrare che l’Ice non è ben accetto. Un secondo livello prevede “pattuglie” che controllano l’arrivo e l’uscita degli studenti, momenti più a rischio per l’intervento dell’Ice. Infine un terzo livello prevede una rete di pronto intervento cittadina pronte a mobilitarsi in pochi minuti qualora l’Ice si presenti nelle scuole.
Sono tante altre le città in cui si sono radicate simili organizzazioni e pratiche a partire dalle scuole, dove sono state create ronde di vigilanza e intervento, reti di mutuo soccorso legali ed economiche. Dove sindacati scolastici, come l’United Teachers, sta portando avanti la formazione affinché il personale scolastico non collabori, ma anzi intralci le operazioni dell’Ice.
È uno spaccato che da il polso della crescente organizzazione e resistenza delle masse popolari alle politiche criminali del governo centrale, che si sommano alle condizioni di vita già pessime delle masse popolari, sottoposte a una vera e propria guerra di sterminio non dichiarata apertamente in ambito sociale, sanitario e lavorativo.
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Una crescente resistenza che si combina e aggrava la crisi politica e lo scontro tra diversi gruppi di potere all’interno degli Usa. Ne sono esempi eclatanti sindaci, governatori e procuratori che nei giorni scorsi hanno preso delle posizione contro l’amministrazione Trump.
Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha invitato senza mezzi termini l’Ice a lasciare la città: “Non c’è molto che possa dire di nuovo che possa migliorare questa situazione, ma ho un messaggio per la nostra comunità, per la nostra città e ho un messaggio per l’ICE: Fuori dai coglioni da Minneapolis!”. Mentre il Governatore democratico del Minnesota Tim Walz ha allertato la Guardia Nazionale del suo Stato per fermare, contenere e arginare le azioni anti-migranti dell’Ice sul proprio territorio e la procuratrice della contea di Hennepin (Minnesota), a seguito dell’estromissione delle autorità statali del Minnesota nell’inchiesta aperta, ha invitato i cittadini a inviare direttamente al suo ufficio qualsiasi prova o video relativo all’uccisione di Good. In ultimo, in risposta a un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine inviate da Trump sui territori per sedare le mobilitazioni, lo stato del Minnesota e dell’Illinois hanno fatto causa al governo centrale per aperta violazione della Costituzione.
In diversi altri stati e città governatori, sindaci e procuratori hanno preso posizioni simili, chiarendo che le proprie amministrazioni non collaboreranno con l’Ice o promettendo di perseguire e arrestare gli agenti che si macchieranno di reati, in barba all’immunità federale.
É evidente che gli Usa sono sconvolti al loro interno da una guerra civile sempre più aperta. La strada che prenderanno dipenderà dalle masse popolari e dai comunisti statunitensi. Questi sono gli unici in grado di invertire il corso delle cose negli Usa e cacciare i propri aguzzini. Anche nel nostro paese il fronte interno è il punto debole della borghesia e sta alle masse popolari e ai comunisti italiani usarlo per liberarsi dai propri oppressori, forti anche della maggior debolezza degli Usa e consapevoli che il primo paese imperialista che farà la rivoluzione socialista sarà il detonatore per far saltare la comunità internazionale dei gruppi imperialisti e fungerà da miccia per tutti gli altri paesi imperialisti.
“Verrà il giorno in cui le tigri di carta saranno distrutte. Ma esse non si distruggeranno da sé, saranno necessarie raffiche di vento e scrosci di pioggia” . Mao Opere complete Vol. 13 – Edizioni ERS







