Pensa se…
Unità di lotta tra sindacati, blocchi e occupazioni anziché scioperi rituali e passeggiate, disobbedienza di massa e violazione di regole e leggi antisciopero, ampie alleanze. Quanto rimarrebbe in carica il governo Meloni?
A settembre e a ottobre la mobilitazione delle masse popolari ha messo all’angolo e fatto tremare il governo Meloni, ma non l’ha fatto cadere.
Oggi il governo Meloni torna all’attacco con l’approvazione della sua finanziaria di guerra e l’annuncio di nuove misure repressive (dl Gasparri e nuovo pacchetto sicurezza).
Il movimento popolare che aveva esondato solo poche settimane fa è, almeno in parte, rifluito. Ciò era inevitabile: la rete di organismi operai e popolari che ne sono stati protagonisti non è ancora abbastanza forte (coordinata, capillare, di iniziativa) per sostenere una simile mobilitazione per mesi. Tuttavia il movimento popolare non si è esaurito, manifestazioni e iniziative proseguono ovunque, si susseguono gli appelli a non tornare alla normalità (scioperi e manifestazioni rituali) e le sollecitazioni a scendere in piazza sono quotidiane.
Chi ne è promotore sta sicuramente svolgendo un ruolo positivo. Tuttavia qualcosa è cambiato.
Siamo passati in poche settimane dallo sciopero unitario del 3 ottobre – che ha davvero bloccato il paese – alla convocazione di due scioperi generali (uno dei sindacati di base il 28 novembre e uno della Cgil il 12 dicembre) in concorrenza uno con l’altro. Dalla convergenza per “bloccare tutto” si è tornati al “sarebbe bello, ma non ci sono le forze”.
Il riflusso della mobilitazione popolare è “naturale”, il ritorno alla concorrenza è invece una responsabilità politica dei vertici delle organizzazioni sindacali e politiche.
Qualcosa è cambiato, è vero. Ma non la disponibilità dei lavoratori, degli studenti e delle masse popolari a mobilitarsi; non la disponibilità a ribellarsi. E, prima di tutto, non l’esigenza di organizzarsi.
Le mobilitazioni di settembre e ottobre hanno dato slancio alla creazione di organismi operai, popolari e giovanili nelle aziende, nelle scuole e nelle università. Centinaia di migliaia di persone si sono legate a compagni e compagne di lavoro e di scuola, alle associazioni e ai collettivi, ovunque sono nati gruppi informali per partecipare e contribuire alla mobilitazione.
Ognuna di queste persone ha risposto a una sollecitazione dirompente e a un appello forte e chiaro.
La sollecitazione è stata quella della Global Sumud Flotilla: “facciamo dal basso quello che il governo italiano si rifiuta di fare, forzare il blocco navale di Israele”.
L’appello è stato quello lanciato dal Calp di Genova e rilanciato su scala nazionale dall’Usb: “se toccano la Flotilla blocchiamo tutto”.
A chi si chiede dove sono finite oggi quell’energia, quella forza e quella ribellione, rispondiamo che è dove è sempre stata, ce l’abbiamo sotto gli occhi. Ma affinché torni a manifestarsi e a svilupparsi c’è bisogno di organizzazione, di una convergenza effettiva e continuativa, della costruzione del fronte politico e sindacale anti Larghe Intese e per la cacciata del governo Meloni.
C’è bisogno di rafforzare gli organismi operai e popolari che esistono già, di lavorare per farne nascere di nuovi e coordinarli tutti, quelli esistenti e quelli che sorgeranno.
In un certo senso anche questo è un processo inevitabile perché ogni giorno in più in cui il governo Meloni rimane in carica aumentano i motivi per cui i lavoratori e le masse popolari sono spinti a organizzarsi e mobilitarsi.
Anche se è inevitabile, è certo un processo che si sviluppa più rapidamente e più efficacemente quanto più è sostenuto coscientemente.
Il P.CARC sostiene tutti coloro che vogliono organizzarsi e rafforzare il movimento dei lavoratori e delle masse popolari. Vuoi attivarti sul posto di lavoro, a scuola, in università o nelle reti sociali? Contattaci: ragioniamo insieme su come organizzarsi, affrontare le difficoltà, valorizzare tutte le possibilità per dare continuità e sviluppo alla mobilitazione. Per cambiare il paese c’è bisogno del tuo contributo. Il tuo contributo è prezioso!
È nell’interesse di tutti i lavoratori e di tutte le masse popolari cacciare il prima possibile il governo Meloni e impedire che la suo posto si installi un altro governo delle Larghe Intese, magari di “diverso colore”, ma che attua lo stesso programma.
È nell’interesse di tutte le masse popolari imporre un governo di emergenza popolare, l’alternativa di governo che serve alle masse popolari e al paese.
Unità di lotta tra sindacati, blocchi e occupazioni anziché scioperi rituali e passeggiate, disobbedienza di massa e violazione di regole e leggi antisciopero, ampie alleanze.
Usare in ogni lotta e in ogni mobilitazione i principi e gli strumenti usati nella mobilitazione contro il genocidio a Gaza. Ecco come far cadere questo governo di razzisti, questurini e nostalgici del ventennio! Ecco la strada per sostituirlo con un governo di emergenza popolare.






