Pubblichiamo l’intervista a Guido Mastrosani, esponente del movimento Dipende da noi. Movimento che nelle prossime elezioni regionali nelle Marche si presenta nella lista Pace Lavoro Salute assieme al Partito della Rifondazione Comunista, in sostegno alla candidatura di Ricci (Pd).
Il movimento Dipende da noi è un’organizzazione nata dal basso, frutto anche del distacco con partiti e il sistema delle larghe intese, della necessità di organizzarsi per cambiare la gestione dei territori. Nell’arco delle elezioni regionali marchigiane il movimento si è inserito nell’ambito della mobilitazione contro la diramazione regionale del governo Meloni promossa dal Pd.
Abbiamo realizzato l’intervista e oggi la pubblichiamo perché per alcuni versi la loro esperienza mostra come è possibile avvalersi delle elezioni e dei movimenti da queste prodotti per mettere in campo operazioni mirate a assestare duri colpi al governo Meloni – nella figura di Acquaroli (FdI) nelle Marche – e quindi farlo traballare. Mostra l’esperienza di un organismo che tenta a questo fine di usare le elezioni e la più larga coalizione senza rimanere schiacciato nel gioco dell’altro polo delle larghe intese che è il Pd. Avvalendosi dell’autorevolezza verso le masse popolari che ancora il Pd mantiene per promuovere politiche e azioni di rottura sui territori.
Nel caso specifico la lista Pace Salute Lavoro come dicevamo ha deciso di sostenere il candidato Ricci del Pd ma non acriticamente: sulla base di 5 punti di programma che Ricci si è impegnato a rispettare e con l’intenzione di essere da pungolo e in alcuni casi da attuatrice diretta di iniziative che mettano davvero in pratica queste misure. Un ruolo di incalzo che liste e organismi simili assumono quanto più non si mettono in attesa degli esiti delle elezioni, non affidandosi alle promesse elettorali in un domani incerto, ma iniziano da subito ad applicarle laddove possibile.

Già abbiamo parlato sul nostro mensile Resistenza dell’esperienza particolarmente positiva che ha fatto il gruppo Dipende da noi denunciando pubblicamente la presenza di militari sionisti in vacanza nelle Marche. Iniziativa che di fatto ha tradotto in azioni i programmi e iniziando subito ad attuarli, usando l’attenzione delle elezioni per farlo.
Nell’intervista il candidato Guido Mastrosani parla anche di iniziative che stanno prendendo per estendere il boicottaggio dell’azienda Teva tra medici e alcune farmacie. Sono primi passi che, per andare fino in fondo nell’attuazione delle misure necessarie, devono proseguire con l’incalzo del gruppo e delle lista per fare assumere queste misure anche in tutte le città delle Marche che già amministra il Pd.
Tutti esempi di come condurre una campagna elettorale non di promesse ma di azioni immediate utili alle masse popolari delle marche, a tutte quelle che non vogliono rendere complice la regione al genocidio in corso. Sono misure che possono essere estese ad ogni ambito, ad esempio con il sostegno alle iniziative e alle lotte di Usb sanità che in particolare ad Ascoli Piceno si sta mobilitando per l’assunzione di personale sanitario.
Ma sono misure, soprattutto, che fanno marciare i programmi di gestione alternativa dei territori sulle proprie gambe e che sono la base su cui costruire l’attività del gruppo (come di altri nel paese) anche a seguito delle elezioni, mettendo in pratica politiche contro la guerra e la macelleria sociale dal basso, legandosi e mobilitando alla partecipazione diretta gli organismi e i singoli già attivi sui vari punti, pur non amministrando i territori.
Abbiamo realizzato e pubblichiamo quindi questa intervista non perché sposiamo questa esperienza o perché siamo più o meno concordi con idee, programmi e metodi che in questa vengono presentati. La pubblichiamo perché è un’esperienza che dice qualcosa ai comunisti. Dice che esistono ambiti di mobilitazione positiva, che esistono nel paese tante e disparate persone che sono disposte a mettersi in gioco e mobilitarsi anche in quegli ambiti in cui interveniamo con maggiori ritrosie. Che sta ai comunisti vedere queste realtà e stringerci legami, intervenire in questi contesti, perché sono espressione di esigenze condivise da grande parte delle masse popolari e i passi che fanno e che faranno per confluire verso lo sbocco unitario di un governo d’emergenza popolare dipende da questo.




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