La sezione di Pisa del Partito dei CARC esprime solidarietà al lavoratore degli appalti del deposito locomotive di Pisa licenziato a seguito di una comunicazione di “non gradimento” dall’azienda committente, che nella pratica comporta la perdita
del posto di lavoro da tutti gli appalti Trenitalia.
Indipendentemente dalle ragioni, che paiono controverse, di tale provvedimento, questo attacco è l’ennesimo esempio del clima da caserma e del ricatto che vige in particolare nel mondo degli appalti e nelle aziende in generale.
Si inasprisce il livello di sfruttamento dei lavoratori e della repressione aziendale, in cui la ricerca di profitto al minor costo ricade sulla pelle dei lavoratori sempre più privati di diritti, tutele e sicurezza sul posto di lavoro.
Pisa, è una città che si regge sugli appalti, infiltrati tanto nelle strutture private quanto in quelle pubbliche, dagli ospedali come Cisanello, alle scuole e l’Università, all’aeroporto: citiamo la vertenza che da quasi due anni investe i lavoratori dell’ Handling sottoposti a continui cambi di appalto e peggioramenti salariali e normativi.
Bene hanno fatto i lavoratori della ditta appaltatrice Samsic a riunirsi subito in assemblea e mobilitarsi in solidarietà del collega. Rispedire al mittente ogni attacco repressivo sviluppando ulteriormente l’organizzazione e la mobilitazione è il modo
più efficacie per difendere i lavoratori ma anche per prevenire ulteriori attacchi repressivi.
La solidarietà di classe è un’arma fondamentale nelle mani della classe operaia e del resto dei lavoratori che si organizzano nelle aziende e ne escono per coordinarsi con le altre indipendentemente dalle sigle sindacali di appartenenza e dalle molteplici forme contrattuali utilizzate per mettere in contraddizione i lavoratori.
Nessun lavoratore deve essere lasciato solo! A quattro anni dalla vertenza che abbiamo sostenuto, portata avanti da Simone Casella (ex delegato Filcams-CGIL licenziato in tronco per la sua attività sindacale), abbiamo imparato che la repressione
aziendale è una questione collettiva. Il riconoscimento del licenziamento illegittimo, dopo 4 anni di lotta dentro i tribunali, ma
soprattutto fuori, stando in mezzo agli altri lavoratori e dando vita a nuovi organismi (come il Comitato per il Reintegro di
Simone Casella e il coordinamento Fare Rete contro la repressione politico sindacale) è frutto di un impegno collettivo che ha
rafforzato il lavoratore sotto attacco permettendogli di andare avanti nella causa. Questa linea ha rafforzato tutta la classe
operaia, infondendo fiducia nei lavoratori nella possibilità di lottare anziché rassegnarsi, di potersi organizzare per difendere i propri diritti anziché accettare le condizioni sempre meno dignitose imposte dai padroni, di potersi non solo difendere dalla repressione ma anche attaccare e ottenere nuove conquiste.
I lavoratori, organizzati, possono vincere! Costruiamo in ogni azienda organismi operai che vigilino sulle condizioni di lavoro, che controllano e impediscono maneggi e manovre clientelari o speculative dei padroni che spesso, in virtù del profitto, infrangono le loro stesse regole sulle gare di appalto, sui rapporti con la committenza e e mettono a rischio la salute e sicurezza dei lavoratori: la strage di Brandizzo (TO), da cui sono appena passati due anni, parla più forte di tutto, tappa la bocca a RFI e ai dirigenti che, loro sì, andrebbero cacciati all’istante.
Coordinarsi con gli altri lavoratori di categoria e non solo per internalizzare i servizi, difendere i propri diritti e pretendere di
svolgere un lavoro utile, dignitoso e sicuro! Fare fronte comune ogni volta che viene attaccato un lavoratore, estendere la
solidarietà di classe e trasformare ogni attacco in una occasione per rafforzare l’organizzazione all’interno del posto di lavoro e
della propria classe!
P.CARC sez. Pisa

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