Ha rimbalzato su tutta la stampa locale e nazionale lo sgombero dello storico centro sociale di Milano, il Leoncavallo. Lo sgombero è stato seguito da un presidio di compagne e compagni che poi si sono riuniti in assemblea e hanno fatto un corteo nelle vie circostanti, a cui abbiamo partecipato. Meno risonanza hanno avuto invece le revoche da parte del Tribunale del Riesame degli arresti domiciliari del presidente di Coima Manfredi Catella, dell’ex assessore all’Urbanistica Tancredi e degli altri loro compari che sono stati travolti dalla bufera giudiziaria sugli abusi edilizi della città di Milano.
La notizia dello sgombero ha suscitato un dibattito che è spunto di alcune riflessioni, utili soprattutto per ragionare sulla fase in cui ci troviamo e sul che fare, affinché un attacco del nemico sia occasione per rispedirlo al mittente e rilanciare.
Proseguiamo per punti.
1. In molti hanno commentato che il Leoncavallo non è più quello degli anni passati, delle manifestazioni che hanno fatto scappare la polizia, che affiliandosi a SI e poi AVS sono divenuti ormai “cespugli del PD” e, di fatto, non sono più nelle piazze e non promuovono più lotte, che si sono snaturati come centro sociale. E per questo non meritano né sostegno e nemmeno solidarietà.
Non smentiamo questa analisi, anzi è proprio questa “regressione”, l’affidarsi alle istituzioni completamente che ha permesso che lo sgombero avvenisse e senza preavviso! Ma, al di là delle linee e scelte politiche che una realtà decide di prendere, la solidarietà di fronte agli attacchi del nemico è indiscutibile, considerando anche la fase che stiamo attraversando. I vari tentativi di sgombero e l’attacco al Leoncavallo si inseriscono e alimentano le politiche repressive del governo Meloni, in particolare il decreto sicurezza approvato negli scorsi mesi, scavalcando l’iter parlamentare per farlo entrare in vigore quanto prima. E sappiamo bene che le misure repressive per chi occupa spazi, case, aziende o strade come forme di lotta si sono inasprite, con la detenzione e il carcere. Lo sgombero “facile”, senza resistenza, lotta e senza aver “preparato il terreno” indebolisce tutto il campo dei vari spazi sociali e tutto il fronte delle masse popolari, dà forza al nemico che non intenderà certo stare fermo e con le mani in mano, ma proseguire in nuovi attacchi. Quindi, senza nostalgia dei “tempi che furono” e con la consapevolezza dei “tempi che viviamo” esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne del Leoncavallo.
2. Giustamente, negli interventi all’assemblea che si è svolta ieri dopo lo sgombero, si è messo in luce come questo attacco sia stato fortemente voluto da FdI e dal governo Meloni, che addirittura ha anticipato la data di quello effettivo che era stato comunicato dovesse essere il 9 settembre, in presenza dell’ufficiale giudiziario. E, a detta di Sala, senza anticipare l’ordine da Roma alla giunta e al sindaco stesso, visto che era in corso una trattativa con il Comune. Tutto vero, ma manca un pezzo fondamentale. Anche Sala e la sua giunta, il PD in primis, hanno le loro responsabilità: in nome di un’ipocrita legalità sono i primi che hanno sgomberato spazi sociali (l’estate scorsa lo sgombero del Casa Loca, che era anche uno studentato), occupazione abitative (come via Brenta e prima ancora via Esterle, ma la lista è lunga); hanno istituito le “zone rosse” e vietato piazze e cortei, in centro città, per i solidali con la Palestina e per altre iniziative. Le Larghe Intese, dal polo Lega-FdI-FI a quello del PD con i suoi cespugli, hanno un programma comune: l’unica differenza è che lo possono portare avanti, talvolta, con metodi e tempi diversi. Un programma fatto di speculazioni edilizie a favore dei fondi finanziari e immobiliari, grandi opere, taglio dei servizi come il trasporto pubblico, quelli per la cura delle persone, l’istruzione, il diritto alla casa e, si aggiunge, la complicità e sostegno ai guerrafondai e in particolar modo ai sionisti che continuano a perpetrare il genocidio in Palestina.
Perché tanto accanimento da parte degli esponenti di governo verso uno spazio liberato dalla speculazione come quello di via Watteau da un lato, mentre facevano a gara per chi si dichiarava più e prima garantista verso il sindaco Sala e la sua giunta dall’altro? Inoltre, che Sala ora parli di voler sostenere il Leoncavallo come spazio che ha un’utilità pubblica e sociale “ma nella legalità”, con tutti gli abusi edilizi (senza scomodare i fatti di Expo 2025) della sua giunta…che dire? Oltre il danno la beffa!
La lotta non è solo contro il governo della guerra, del riarmo e della repressione. La lotta è anche contro la giunta Sala che ha reso Milano il paradiso fiscale per i fondi finanziari e immobiliari e che ha devastato i quartieri con abusi edilizi e speculazioni immobiliari, sulla pelle dei lavoratori e delle masse popolari.
3. Dai primi due punti, ne deriva un terzo. Alcuni interventi dell’assemblea di ieri hanno rilanciato a un corteo nazionale a Milano il 6 settembre, in difesa degli spazi autogestiti e contro la gentrificazione. È un primo passo a cui ne dobbiamo far seguire altri, perché il problema non è solo lo spazio “del Leoncavallo”. Il problema è che serve cambiare rotta, a Milano come in tutto il paese. E solo le masse popolari organizzate possono farlo: non è certo affidandoci ai Sala o alla Schlein di turno che il paese cambierà; nemmeno chiedendo, rivendicando o peggio ancora affidandoci a quelle istituzioni locali (Sala e la sua giunta) che si porrà fine alla speculazione edilizia a Milano e in tutto il paese che necessitano, anzi, di “mangiarsi” spazi vuoti o occupati, lasciati volutamente al degrado per farli diventare oggetto della loro “rigenerazione urbana”. Sala, come promesso, potrà anche assegnare un nuovo spazio (se lo farà in tempi brevi, bene! Sarà un cedimento dovuto alla mobilitazione e la solidarietà popolare e alle contraddizioni che la giunta sta vivendo a seguito della bufera giudiziaria), ma il problema non è risolto e a perderci saranno tutte le masse popolari.
Che l’indignazione per lo sgombero di un centro sociale storico come il Leoncavallo e la volontà di mobilitarsi di tanti compagni e compagne, diventi uno tsunami che travolge “dal basso” la giunta Sala e alimenti un percorso per costruire un “governo” alternativo della città e del paese. Partiamo da Milano per conquistare il paese, per imporre un governo di emergenza popolare.
Che questa indignazione e mobilitazioni si leghi e supporti le tante altre lotte in corso a Milano e nel nostro paese: per la casa e per spazi di socialità e aggregazione; per l’istruzione pubblica e contro la militarizzazione di scuole e università; per il trasporto e la sanità pubblica; contro la guerra e il genocidio in Palestina (a partire dal gemellaggio tra Milano e Tel Aviv e gli accordi che ne conseguono); contro il decreto sicurezza che, per inciso, lo faremo saltare solo violandolo sistematicamente e collettivamente perché è legittimo tutto quello che è nell’interesse delle masse popolari, anche se è illegale.
Milano, come nel resto del paese, è attraversata da tante lotte e mobilitazioni. C’è un tessuto e una rete sociale e operaia che ha competenze, progettualità alternative a quelle dei padroni, dei devastatori e speculatori, e una forza che deve imparare a far valere, per imporre e attuare il proprio programma e progettualità “popolare, solidale e sostenibile”.
Abbiamo un mondo da conquistare: osare sognare, osare lottare, osare vincere!
I prossimi appuntamenti a cui invitiamo tutte e tutti a partecipare sono:
– speaker corner di Milano pubblica lanciato da Potere al Popolo – Milano, piazza dei capitani , 23 agosto h. 12
– presidio contro il genocidio in Palestina – Milano, piazza San Babila, 23 agosto h. 19
– presentazione e lettura collettiva del giornale del P.CARC, Resistenza – Milano, via Marazzani 9, 29 agosto h. 19
– 6 settembre, corteo nazionale a Milano
La Segreteria Federale della Lombardia del P.CARC

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