Solo le masse popolari organizzate salvano Milano!
Sta destando tanta indignazione la notizia che fa traballare la giunta milanese di Beppe Sala. La magistratura ha chiesto gli arresti domiciliari per l’assessore all’Urbanistica Tancredi, il presidente Manfredi Catella del gruppo immobiliare Coima e altre 4 persone. Uno scossone seguito da altri che hanno portato a 74 indagati, tra cui anche il sindaco Beppe Sala e il famoso architetto Boeri, che nel 2011 aveva provato a candidarsi a sindaco di Milano (non passò alle primarie indette dal PD).
Quello della Milano di Expo 2015, delle Olimpiadi 2026, della “rigenerazione urbana” è un sistema consolidato, non isolato (anche Roma e Torino stanno seguendo il “modello Milano”) e frutto diretto di quel programma comune che le Larghe Intese (dal polo di centro sinistra a quello del centro destra) portano avanti a livello nazionale e locale. Un programma fatto di speculazioni edilizie a favore dei fondi finanziari e immobiliari, grandi opere, taglio dei servizi come il trasporto pubblico, quelli per la cura delle persone, l’istruzione, il diritto alla casa e, si aggiunge, la complicità e sostegno ai guerrafondai e in particolar modo ai sionisti che stanno perpetrando il genocidio in Palestina. È importante vedere come tutti questi punti siano collegati tra loro: è un programma che serve a questa classe criminale per perpetrare il suo sistema basato su profitto e sfruttamento, devastazione e saccheggio del territorio, miseria e repressione contro chi lotta e si organizza per difendere i diritti delle masse popolari. Esempio ne sono il decreto “Salva Milano” ma anche le prese di posizione di molti esponenti del centro destra e centro sinistra in difesa di Sala. È determinante vedere come ogni cosa è collegata perché è la base per abbattere questo modello, il sistema capitalista e la sua applicazione a livello locale.
È ovvio che caporioni della finanza, del mattone e della politica sono i responsabili della situazione abitativa a Milano e nell’area metropolitana. Caro affitti, sgomberi e espulsione dei lavoratori verso le periferie che da decenni sono lasciate al degrado o diventano oggetto di speculazione e devastazione come il caso di Piazzale Loreto ma anche tanti altri quartieri (come emerso dall’inchiesta di questi giorni e la lista è in aggiornamento).
La giunta Sala dice che non ci sono soldi e quindi vediamo chiudere piscine, tagliare corse ATM, tenere vuote e lasciare al degrado le case popolari, rendere sempre più precaria la vita di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, ma nel frattempo ha regalato miliardi di euro ai vari re dei mattoni e architetti alla Boeri che hanno trovato a Milano il loro paradiso fiscale e speculativo: bassi oneri di urbanizzazione, il nullaosta dietro parcelle per costruire ecomostri, piani regolatori che da anni hanno devastato Milano come ha denunciato anche Gianni Barbacetto sul Fatto quotidiano e nel suo libro Contro Milano.
Il garantismo che, al di là degli esponenti delle Larghe Intese alla Schlein, Fontana e Meloni, anche molti sinceri democratici stanno invocando, fa il gioco di chi oggi sta strumentalizzando questo “scossone” e punta a dare una continuità a quello che è il “modello Milano”. I colpi di scena a suon di inchieste giudiziarie e scandali, sono strumenti frequenti che la classe dominante usa per regolare i propri conti interni, per ricattare, manovrare e spartirsi il bottino a favore dell’uno o dell’altro speculatore e padrone. C’è poco da fare gli indignati sul fatto di apprendere di essere persona indagata dai giornali prima che da un Tribunale come ha dichiarato Sala! Sono manovre che mostrano come il sistema politico delle Larghe Intese è in crisi, scricchiola, è una tigre di carta. Per questo attendere che la giustizia faccia il suo corso è deleterio e fa “il gioco delle destre”. Ieri pomeriggio, 17 luglio, infatti c’è stata una mobilitazione e la richiesta di dimissioni di Sala e della sua giunta promosse da una parte della Lega, con a capo la Sardone, e FdI. Cambiare i musicisti, ma per suonare la stessa musica: FdI-Lega usa strumentalmente la vicende o per tentare la scalata o per accaparrarsi la loro parte di bottino, per pretendere che esso venga spartito più “equamente” a loro favore.
Che fare, quindi? Giustamente, in un video, i portavoce di Potere al Popolo di Milano hanno detto che le dimissioni, la cacciata del Sindaco Sala e della sua giunta sono il primo passo per riprendersi la città. Giusto! Aggiungiamo che solo una mobilitazione di massa può cacciarli! Una mobilitazione che si ponga l’obiettivo di cacciarli e impedire che un’altra amministrazione delle Larghe Intese li sostituisca, proseguendo con il modello Milano e in quel programma antipopolare e di devastazione che li accomuna.
Affidarsi alla magistratura è da ingenui od opportunisti, è consegnare la città nuovamente a chi finora ha avallato o sostenuto il “modello Milano”. Serve invece approfittare di questo scossone, di queste contraddizioni tra i vari centri di potere della città, per farlo diventare uno tsunami che travolge “dal basso” la giunta Sala e che apre ad un percorso per costruire un “governo” alternativo della città. Milano, come nel resto del paese, è attraversata da tante lotte e mobilitazioni. Su tanti fronti, tra cui anche quello del diritto alla casa, contro le speculazioni edilizie come l’abbattimento dello stadio di San Siro, l’ambiente, la difesa della sanità pubblica, il lavoro utile e dignitoso, contro la guerra, la complicità con i sionisti e in solidarietà alla Resistenza palestinese. Al “servizio” di queste mobilitazioni ci sono vari docenti, giornalisti, tecnici e urbanisti, sindacalisti e anche esponenti politici sinceramente democratici, che con questi comitati si oppongono al “modello Milano”, studiano i problemi ed elaborano soluzioni, coerenti e confacenti agli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, anziché dei palazzinari e speculatori, guerrafondai e padroni. É la maggioranza che aspira a vivere in una Milano dei diritti, sostenibile da un punto di vista ambientale e solidale. Alcuni, organizzati, già lo praticano: come accade con le occupazioni promosse dalla rete cittadina per il diritto all’abitare (Ci siamo e altri collettivi che ultimamente sono stati sgomberati dallo stabile di via Brenta liberato dal degrado per offrire ospitalità a famiglie in difficoltà) o le lotte per la casa portate avanti dai vari sindacati degli inquilini; con i comitati popolari che si sono opposti all’abbattimento dello stadio Meazza o alla cementificazione selvaggia di parchi e zone verdi; con gli sportelli sanitari che danno sostegno per abbattere le lunghe liste di attesa al SSN; con le mobilitazioni in solidarietà alla Palestina che stanno lottando contro gli accordi con Israele e il gemellaggio tra comune di Milano e Tel Aviv. Questa è la parte sana di Milano, è la forza che può costituire un’amministrazione locale che mette mano immediatamente a misure d’emergenza sulla questione casa con affitti calmierati, sblocco delle case popolari vuote o da sistemare, trasporti in sicurezza e salari dignitosi per i lavoratori, manutenzione del territorio e stop alla cementificazione e agli accordi con i sionisti e guerrafondai. Questo per iniziare: sono misure che non necessitano di grandi menti o peripezie burocratiche, ma di volontà politica e di un sostegno popolare che già esiste a Milano.
Non basta più rivendicare e chiedere: è un sistema che ha fallito, ma che per sua natura e per sopravvivere deve salvaguardare i propri interessi e profitti a danno delle masse popolari.
Per questo, per invertire la rotta e porre fine a questo scempio, è più realistico (anche se non semplice) proseguire sulla strada della mobilitazione, con l’obiettivo di organizzarsi meglio e coordinarsi per dare la gambe a un movimento di massa che cacci questa giunta, isoli i tentativi di strumentalizzazione dell’altro polo delle Larghe Intese (quello di FI-Lega-FdI) e imponga un proprio programma “solidale e popolare” con la lotta, con azioni radicali e con l’obiettivo di prendere in mano il futuro della città. Ora! Senza aspettare le elezioni, l’esito delle inchieste della magistratura o chissà quale altra manovra. La forza per farlo c’è: anche in questo caso è una questione di volontà e coraggio politico.
Da dove iniziare, quindi? Ecco alcune proposte che possono essere senz’altro arricchite:
– promuovere assemblee in ogni municipio per informare le masse popolari di quanto sta avvenendo, raccogliere le problematiche del quartiere ed elaborare soluzioni direttamente (sulla base della forza che si ha) coinvolgendo le masse popolari stesse. Ad esempio se il problema è quello degli affitti alti e della casa, iniziare a mappare le case e spazi sfitti per liberarli (a partire da quelli di ALER, MM e tutti gli altri istituti come INPS, ecc.) dal degrado, riconsegnandoli per un uso pubblico, a scopo abitativo, sanitario o per ciò che serve e che viene democraticamente deciso (sono gli stessi comitati di lotta per la casa e i sindacati degli inquilini che possono fare le liste e procedere per le assegnazioni, indire assemblee e referendum dal basso per decidere la destinazione d’uso, ecc.),
– promuovere consigli comunali popolari con comitati, collettivi, forze sindacali e politiche anti Larghe Intese, tecnici che discutono dei problemi della città, elaborano le soluzioni e un proprio programma che mette al centro gli interessi delle masse popolari e di come applicarlo,
– creare un coordinamento cittadino per la liberazione di Milano da palazzinari, speculatori, guerrafondai e sionisti: perché per invertire la rotta e riprenderci la città e le nostre vite non serve aggiustare il sistema, serve un cambio radicale in cui al centro ci sia il protagonismo popolare, il rafforzamento e la moltiplicazione di organismi popolari, operai e di lavoratori che con gli esponenti che godono della loro fiducia inizino ad imporre le misure che servono.
Per questo invitiamo a partecipare alle mobilitazioni già lanciate da altre forze su questi temi:
– sabato 19 luglio in via Gola-via Segantini nel pomeriggio, assemblea per il diritto all’abitare e alla città pubblica
– lunedì 21 luglio a Palazzo Marino h. 16, presidio lanciato da Potere al Popolo Milano
…in aggiornamento.
Certe imprese, non è perché sono difficili che non le affrontiamo. Al contrario, è perché non osiamo affrontarle che ci sembrano difficili.
Federazione Lombardia del P.CARC

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