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Radicare nei territori la lotta contro la guerra. Le istituzioni devono schierarsi contro il genocidio

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 6, 2025
in Resistenza n. 7-8/2025
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Riportiamo di seguito l’esperienza di tre mobilitazioni significative nell’ambito della lotta contro la Terza guerra mondiale in cui la classe dominante ci ha sprofondato. Sono esempi di come si può declinare questa lotta a livello di territoriale. Aspetto interessante che le accomuna è l’intervento sulle amministrazioni locali: dimostrano che è possibile imporre alle istituzioni di prendere posizione ed essere conseguenti con le loro belle dichiarazioni; indicano le iniziative che queste possono mettere in campo per fare gli interessi delle masse popolari e, ancora, che occorre vigilare dal basso per verificarne l’attuazione.

Continua la mobilitazione contro la guerra a Milano sud

Cari compagni,

nel numero di gennaio avete pubblicato un mio contributo “La tenda contro la guerra”, dove ho riportato l’esperienza del coordinamento contro la guerra che si era costruito tra le realtà della nostra zona e con cui avevamo organizzato un presidio di una settimana contro il genocidio in Palestina.

Vi scrivo nuovamente circa questa esperienza, perché è proseguita con sviluppi che penso possano essere di spunto per sviluppare sui territori la mobilitazione contro la Terza guerra mondiale.

Nei mesi successivi abbiamo organizzato nuove tende in diversi punti della nostra zona, fuori dalle fermate della metro, nei punti di passaggio del quartiere, ai mercati, e in prossimità delle scuole.

Abbiamo inoltre organizzato diverse iniziative – proiezioni di film e documentari, presentazioni di libri, incontri e assemblee – attraverso le quali abbiamo raccolto anche fondi da mandare a Gaza attraverso Emergency e organizzazioni che lavorano nei territori palestinesi occupati.

Infine, nel mese di febbraio abbiamo svolto una nuova e partecipata manifestazione nel quartiere.

Un aspetto importante penso sia quello di aver portato avanti tutte queste iniziative legandoci, quando possibile, a mobilitazioni cittadine e nazionali – come la settimana contro l’apartheid israeliano, o le giornate di mobilitazione contro la Nato lanciate dal Coordinamento Nazionale No Nato – per dare un respiro più ampio alla mobilitazione sul territorio. Inoltre, di volta in volta abbiamo unito alla solidarietà al popolo palestinese e alla denuncia del genocidio in corso parole d’ordine contro il riarmo e per uno sciopero generale, la propaganda per il sì ai referendum, il tema della lotta contro il decreto sicurezza e per il diritto alla salute e alla casa.

Un ruolo significativo lo hanno avuto le sezioni locali di Emergency e dell’Anpi, anche per la rilevanza nazionale che hanno questi organismi. Il circolo Anpi è stato, che io sappia, il primo a mettere sul suo striscione ufficiale, accanto al logo, la bandiera della Palestina, assumendo, di fatto, un ruolo di apripista a livello nazionale.

Attraverso tutti questi momenti abbiamo distribuito migliaia di volantini, raccolto tantissima solidarietà e più di cinquecento firme per una petizione a sostegno dell’interruzione di ogni accordo economico, politico, militare, accademico e di ricerca con Israele.

E qui arriva l’aspetto credo più interessante con cui siamo riusciti a sviluppare l’intervento sul territorio a un livello superiore. Infatti, a fronte delle firme raccolte, abbiamo portato nel coordinamento la linea di costruire una mobilitazione per portarle in Municipio (Milano è divisa in Municipi che dipendono dal Comune, il nostro è quello di zona 5).

Abbiamo quindi promosso una riunione per ragionare sulle rivendicazioni che volevamo portare, aggiungendo a quelle generiche della raccolta firme anche la richiesta di un’azione specifica per impedire il rinnovo automatico, previsto per l’8 giugno 2025, del memorandum d’intesa con Israele in materia di cooperazione nel settore militare.

Abbiamo poi fatto un incontro con un consigliere del Movimento 5 Stelle, che aveva partecipato ad alcune delle nostre iniziative, affinché presentasse una mozione a sostegno della nostra petizione. In accordo con lui, abbiamo lavorato per coinvolgere anche i consiglieri della maggioranza (Pd, Verdi, che erano favorevoli a questa presa di posizione) e abbiamo scritto assieme la mozione, che ha ripreso alla lettera le nostre rivendicazioni.

Il giorno del Consiglio ci siamo quindi recati in Municipio. Abbiamo preso parola per spiegare i motivi della nostra mobilitazione, consegnato le firme e dato al Presidente del Municipio una bandiera della Palestina da esporre all’esterno. È stata poi presentata dai consiglieri la nostra mozione, che sarebbe stata però votata una settimana dopo. Abbiamo quindi scritto e fatto girare un comunicato stampa sull’esito della giornata, invitando a essere presenti alla seduta successiva.

Il 5 giugno ci siamo recati nuovamente in Municipio (era presente anche un collettivo di compagni di un’altra zona interessati a questa esperienza e a supportare la mobilitazione) e quella sera è stata finalmente approvata la nostra mozione che impegna il Municipio a “farsi portavoce delle seguenti richieste presso i nostri rappresentanti del Comune di Milano, di governo ed europei per: mettere in atto azioni urgenti per un immediato “cessate il fuoco”; distribuire aiuti umanitari alla popolazione assetata, affamata, senza cure mediche; impedire la deportazione del popolo palestinese; fermare il genocidio in corso; sospendere immediatamente gli accordi economici, politici, militari e accademici e di ricerca su tecnologie “dual use” con lo Stato di Israele, finché quest’ultimo non rispetterà le risoluzioni delle Nazioni Unite e della Corte internazionale di Giustizia; attivarsi a livello europeo, come già richiesto da diciassette paesi e dal Regno Unito, per la sospensione dell’accordo di associazione economica con Israele; avviare un percorso di pace che ponga fine all’occupazione militare e territoriale.

È un’esperienza piccola, ma significativa, perché mostra come le organizzazioni popolari, se si danno l’obiettivo di farlo, lo perseguono con costanza e marciano unite, possono costringere le istituzioni locali a schierarsi, facendo leva anche sulle contraddizioni presenti all’interno delle Larghe Intese. Penso che ora si tratti di valorizzare questo risultato per imporre al Municipio e ai consiglieri di essere conseguenti con la mozione approvata, sostenendo senza riserve le prossime iniziative del coordinamento e traducendo la loro presa di posizione in azioni concrete. E magari si tratta anche di sviluppare i contatti per replicare questo percorso in altri Municipi di Milano e in altre città d’Italia.

MS

La Tenda contro la guerra e la logistica di guerra a Lambrate (Milano est)

Nel pomeriggio del 27 giugno, davanti alla stazione di Lambrate a Milano, si è svolta la terza “Tenda contro la guerra e la logistica di guerra” promossa da diverse realtà attive sul territorio.

Abbiamo organizzato questa iniziativa fuori da una stazione ferroviaria ovviamente perché è un punto di passaggio, ma anche per motivazioni politiche. Infatti, se da una parte, Leonardo e Rete Ferroviaria Italiana nel 2024 hanno firmato un accordo per la Mobilità Militare, con il quale si sono impegnate ad adeguare il trasporto ferroviario al transito di armamenti; dall’altra, la mobilitazione dei lavoratori del settore ferroviario, ma anche portuale e aeroportuale, che non vogliono essere complici della guerra e del genocidio del popolo palestinese, nel mese di giugno ha conseguito importanti vittorie. Lo scopo era quindi denunciare l’accordo e sostenere la lotta dei lavoratori.

Il bilancio è molto positivo: circa una quarantina di persone hanno partecipato alla Tenda sfidando il caldo torrido di questi giorni e molti passanti, studenti, pendolari, lavoratori delle ferrovie e dei trasporti locali, si sono fermati ad ascoltare gli interventi e a solidarizzare con l’iniziativa.

Gli interventi – portati da singoli e dalle varie realtà, come Casoretto per la Palestina, Milano per la Palestina, Lega Obiettori di Coscienza, Avs, Miracolo a Milano, Bds Milano, P.Carc – hanno messo al centro la necessità di sviluppare anche a Milano la lotta contro la logistica bellica: la guerra non è qualcosa di lontano, ma parte da “casa nostra” ed entra direttamente nelle nostre vite, incidendo pesantemente sulla nostra quotidianità. Milano è sempre più un centro amministrativo e anche operativo dei traffici di guerra, che si estendono alla provincia e a tutta la regione Lombardia. 

Casoretto per la Palestina ha parlato poi della mozione presentata in Municipio 3, perché questo prenda posizione contro il genocidio a Gaza, contro la censura dell’informazione, a sostegno delle manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese. E attui misure conseguenti.

Vogliamo dare continuità a queste tende – che nascono riprendendo l’esperienza fatta a Milano sud – affinché diventino un appuntamento fisso per tutte quelle realtà che sul territorio si mobilitano contro il riarmo e la guerra.

Uno strumento per costruire la solidarietà popolare e creare spazi di confronto, di informazione e organizzazione, contribuendo così a un movimento di massa contro la guerra.

Gz

La Regione Emilia Romagna passi dalle parole ai fatti!

Rilanciamo stralci della lettera che il Coordinamento di Bologna per la Palestina, a cui il P.Carc aderisce, ha inviato alla Regione Emilia Romagna nella persona del suo presidente Michele De Pascale.

“[…] Prendiamo atto, e chiediamo di implementarla coerentemente e con urgenza, della comunicazione che il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha inviato alla Giunta e ai dirigenti della Regione e delle Agenzie Regionali: ‘A fronte delle gravissime violenze in atto nella Striscia di Gaza, che continuano a colpire duramente la popolazione civile – come dimostrano anche i drammatici eventi degli ultimi giorni a Rafah – e in considerazione del procedimento avviato dalla Corte Penale Internazionale nei confronti del Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, vi invito a interrompere ogni forma di relazione istituzionale con i rappresentanti del suddetto Governo e con tutti i soggetti a esso direttamente riconducibili che non siano apertamente e dichiaratamente motivati dalla volontà di porre fine al massacro in corso, fino a che il rispetto del diritto internazionale non venga ripristinato’.

Pur nella consapevolezza che è un errore identificare nel solo governo israeliano, e non nell’intera entità sionista, la causa del genocidio in corso in Palestina, crediamo che interrompere i rapporti istituzionali con il governo israeliano possa costituire un primo passo necessario e di umanità di fronte al genocidio e alle azioni terroriste dello Stato israeliano. Questo significa interrompere concretamente la complicità della Regione con lo Stato sionista d’Israele e, più in generale, rivedere le politiche di riarmo e riconversione dell’industria civile in industria bellica che la Regione negli anni ha avvallato e sviluppato come si può verificare nell’allegato a questo comunicato.

In considerazione del quadro politico regionale per come si è delineato chiediamo: 

– di interrompere, dove necessario per decreto, tutti gli accordi pubblici e segreti di cooperazione militare, industriale, culturale, scientifica e accademica stipulati in territorio emiliano nel corso degli anni con aziende, agenzie e istituti dello Stato sionista d’Israele e con Enti privati israeliani; 

– di rivedere la strategia ed il ruolo della RER nel consorzio aerospaziale Anser volti non al potenziamento, ma alla riconversione dal militare al civile e, quindi, l’immediata interruzione di ogni supporto economico e logistico ai processi di riconversione bellica e riarmo; 

– di istituire un Osservatorio regionale sulla produzione il transito di armi con una presenza di rappresentanti della società civile, tra cui rappresentanti di questo Coordinamento, che abbia competenze ispettive sul territorio regionale e di elaborazione, con il coinvolgimento dei lavoratori e di comitati territoriali, di linee guida rispetto ai processi di riconversione a produzioni a fini civili e per la sostenibilità ambientale;

– infine, riteniamo doveroso che la Regione prenda pubblicamente posizione a sostegno delle 32 trentadue attiviste raggiunte da un avviso di chiusura indagine perché, insieme ad altre migliaia di persone, nel maggio 2024 hanno bloccato per alcune ore i binari della stazione di Bologna a seguito dell’ennesimo atto genocida israeliano a Gaza.

Chiediamo pertanto un incontro e ribadiamo il nostro impegno a far valere con ogni mezzo necessario la difesa della pace e lo spirito e la lettera dell’articolo 11 della Costituzione del 1948.”

Bologna per la Palestina

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