Sabato 17 maggio abbiamo partecipato all’iniziativa di Autonomia Studentesca e Culturale (ASC), un collettivo studentesco che si prefigge l’obiettivo di agire da comunisti nel movimento studentesco e nella lotta di classe in corso. L’iniziativa si è svolta al Senza Terra, spazio di un’associazione promossa dagli attivisti dello storico organismo Terra Nostra presente a Casoria (area Nord di Napoli) da diversi anni.
L’iniziativa è stata ricca di spunti di riflessione. Si è discusso di come costruire collettivi nelle scuole, di cosa significhi oggi essere comunisti e porsi l’obiettivo di sviluppare la concezione comunista nelle scuole e tra i giovani, dello sviluppo della Terza Guerra Mondiale e delle sue ricadute a livello internazionale (Ucraina, Palestina, Siria) e locale nel territorio di Napoli Nord, della repressione del governo Meloni contro le masse popolari (dal DL Sicurezza al decreto Caivano), del Referendum del prossimo 8 e 9 giugno, delle morti sul lavoro per alternanza scuola-lavoro (il caso di Patrizio Spasiano) e del movimento femminista e di emancipazione della donna.
Nella trattazione di questi temi sono intervenuti i militanti di ASC, i compagni sardi di Unigcom, le Edizioni Rapporti Sociali, il Partito dei CARC e il collettivo di Napoli di Per la Democrazia Popolare.
L’iniziativa è un esempio di giovani compagne e compagni che si ritrovano per parlare di temi che riguardano non soltanto ciò che avviene dentro le scuole, ma anche quanto accade nel resto del mondo e riflettono sulla via per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato.
Dei tanti temi citati e affrontati ci interessa, in questo scritto, approfondirne due. Il primo è relativo a cosa voglia dire essere maoisti oggi, il secondo a quale sia il tipo di intervento che i comunisti devono portare avanti sui giovani e sugli studenti.
Per quanto riguarda la conoscenza e l’uso del maoismo, i compagni di ASC nei loro interventi hanno spiegato che la base teorica cui fanno riferimento è il marxismo-leninismo-maoismo e che, sulla base di questo impianto, si pongono l’obiettivo di contribuire all’obiettivo di fare dell’Italia un paese socialista.
Credono che sia fondamentale fare propaganda fra gli studenti di questa scienza, spingerli ad interessarsi di politica e delle sorti della propria terra, per riprendere quella che per Gramsci era una guerra fondamentale per il successo della rivoluzione: la guerra delle idee. Una guerra che la borghesia combatte ogni giorno con la sua propaganda fatta attraverso le televisioni, i giornali, i social media… per vincerla noi proletari abbiamo bisogno di armi potenti come la coscienza e lo studio!
I compagni hanno spiegato che la strategia da seguire per la rivoluzione è quella della Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata. Allo stato attuale indicano come avanguardia del movimento comunista italiano il (nuovo) Partito Comunista Italiano, in quanto vi riconoscono l’unico partito ad aver fatto un bilancio marxista-leninista-maoista dell’esperienza dell’intero movimento comunista italiano e ad essersi dato i mezzi politici e organizzativi per fare la rivoluzione socialista.
Anche i compagni di Unigcom hanno spiegato l’importanza di un’organizzazione maoista, antirevisionista e antidogmatica, che si ponga a contrasto dello spontaneismo e dell’economicismo, che da troppi anni impediscono il proseguo delle lotte e delle rivendicazioni popolari.
I compagni di Per la Democrazia Popolare hannodetto che è importante dare vita ad un movimento studentesco maoista che esca “dai limiti dell’egemonia dei gruppi opportunisti come OSA, FGC, Giovani Comunisti ecc…” e che è necessario prima di tutto “mettersi d’accordo su cosa sia il maoismo”; a tal proposito, hanno invitato i compagni di ASC a “chiarire il loro rapporto con i CARC che sappiamo vogliono costruire la loro organizzazione studentesca”.
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Noi del P.CARC diciamo che è necessario distinguere due livelli: l’unità dentro il Partito e il “lavoro esterno” che i comunisti devono mettere in campo sulle masse popolari per portarle a compiere la rivoluzione socialista. Per noi l’unità dei comunisti è unità nel Partito, è unità sulla linea politica, sulla concezione del mondo e sulla scienza (maxismo – leninismo – maoismo).
La Carovana del (n)PCI ha individuato quattro temi come punto di partenza per il dibattito tra comunisti italiani e di altri paesi per contribuire alla rinascita del movimento comunista. Questi sono: 1. il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria e dei primi paesi socialisti; 2. l’analisi della crisi in corso (noi diciamo che si tratta della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale); 3. quali sono le caratteristiche del regime politico vigente nel nostro paese (noi diciamo che è regime di controrivoluzione preventiva); 4. qual è la strategia da seguire per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, noi diciamo che è la Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata.
Il gruppo di testa dei compagni della Carovana del (n)PCI negli anni Ottanta del secolo scorso ha intrapreso un percorso finalizzato a tirare il bilancio dei limiti che hanno impedito che la prima ondata della rivoluzione socialista nel nostro paese (come nel resto dei paesi imperialisti) portasse alla presa del potere, all’elaborazione di una linea strategica e tattica adatte per raggiungere quell’obbiettivo in Italia. Questo percorso – la cui sintesi è racchiusa del Manifesto Programma del (n)PCI – ha portato, nel 2004, alla fondazione del Nuovo Partito Comunista Italiano.
Noi del P.CARC ci impegniamo quotidianamente per far conoscere e propagandare il più possibile il bilancio e la linea che abbiamo elaborato e che stiamo sperimentando e chiamiamo i giovani migliori della classe operaia e del resto delle masse popolari, quelli che già oggi si sentono comunisti, a diventarlo a tutto tondo, arruolandosi nelle file della Carovana del (n)PCI.
Di altro tipo è il discorso da fare per quanto riguarda il “lavoro esterno” di noi comunisti. Il compito storico dei comunisti è quello di guidare le masse popolari ad instaurare il socialismo: oggi, in Italia, le organizzazioni che si dicono comuniste devono fare i conti col fatto che il movimento comunista nel nostro paese è ancora debole in ragione della sconfitta che ha subito con l’esaurimento della prima ondata. Che ci piaccia o meno, oggi non sono i comunisti i capi riconosciuti e autorevoli di un movimento popolare che pure esiste (non è vero che “non si muove niente”: basta pensare alle accampate per la Palestina nelle università dell’anno scorso o alle numerose proteste contro l’alternanza scuola-lavoro, solo per fare due esempi…), un movimento che, infatti, noi del P. CARC chiamiamo “spontaneo”, nel senso che non è diretto dai comunisti.
I giovani che si dicono comunisti, quindi, oggi si trovano davanti a un bivio: guardare “dall’alto in basso” le mobilitazioni di quei loro coetanei che ancora non scendono in piazza sotto la bandiera con la falce e martello e aspettare che il movimento comunista – non si sa bene come – diventi grande e forte oppure intervenire su quegli stessi giovani con l’ottica di conquistarli. Noi siamo convinti che la seconda via sia quella da perseguire: l’avvio, nel 2008, della fase acuta e terminale della crisi del sistema capitalista non lascia margini di scelta o di attesa, è urgente dare oggi uno sbocco politico positivo alle mobilitazioni spontanee delle masse popolari anche se il movimento comunista è ancora debole, pena il sopravvento della mobilitazione reazionaria (le masse popolari si muovono indipendentemente da noi comunisti, questa è una legge oggettiva).
Uno dei sei apporti che il maoismo ha dato alla scienza comunista è il metodo della linea di massa, che consiste nel raccogliere dalle masse gli elementi di conoscenza e le aspirazioni che hanno a un livello sparso e confuso, elaborarli e ricavarne obiettivi, linee, metodi e criteri e portarli tra le masse fino a che queste li fanno propri e li attuano. Applicando questo metodo la Carovana del (n)PCI ha individuato l’obbiettivo della costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP) come linea tattica di fase. La cacciata del Governo Meloni e l’imposizione di un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate che abbia per ministri soggetti che agiscono su mandato degli organismi operai e popolari è un obbiettivo politico immediato che oggi è nelle corde degli organismi studenteschi, popolari e operai: ai comunisti sta lavorare alla costruzione delle condizioni affinché ciò avvenga e cioè propagandare l’obbiettivo del GBP finché questo non diviene obbiettivo consapevole degli organismi operai e popolari, moltiplicare e rafforzare questi ultimi e farli coordinare fra di sé, rendere il paese ingovernabile.
Un governo di questo tipo è necessario per portare gli organismi operai e popolari (i nuovi soviet) a fare una scuola di comunismo, a fare, tramite l’esperienza pratica, il loro “apprendistato di governo” ed è nel dirigere gli organismi a difendere le conquiste ottenute con un tale governo che i comunisti diventeranno autorevoli e la lotta proseguirà con l’obbiettivo del socialismo. D’altronde, il bilancio della prima ondata del movimento comunista ci insegna che in nessuna parte del mondo è mai esistito un capitalismo puro che si è trasformato in un socialismo puro.
Ragionando in quest’ottica, vengono meno i presupposti per settarismi di ogni sorta e, anzi, è possibile valorizzare il lavoro che fanno anche altri organismi del movimento comunista come FGC, OSA, Giovani Comunisti che nell’intervento fatto dai compagni di Per la Democrazia Popolare venivano citati alla stregua di “concorrenti”: noi diciamo invece che per la rinascita del movimento comunista è necessario che organizzazioni diverse pratichino l’unità d’azione, il dibattito franco e aperto e la solidarietà incondizionata davanti alla repressione.
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Per chiudere, ai giovani che si sentono maoisti e che oggi rappresentano l’avanguardia del movimento studentesco rivolgiamo l’appello ad entrare nelle file nella Carovana del (n)PCI e a lavorare per tessere la rete del potere delle masse popolari organizzate: a dar vita in ogni scuola dieci, cento, mille collettivi studenteschi che si occupano della scuola ed escono dalla scuola, che si coordinano con le lotte della classe operaia fino a cacciare il Governo Meloni e sostituirlo con un governo d’emergenza popolare, per avanzare verso il socialismo.
Questo significa essere maoisti oggi, al di fuori di ogni dogmatismo: applicare il marxismo-leninismo-maoismo sulla base delle condizioni specifiche e attuali del nostro paese. La nostra è una scienza e come tale ha bisogno di essere attuata e sperimentata: la Carovana del (n)PCI chiama ognuno dei giovani d’avanguardia a cimentarsi in quest’opera.





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Il Compagno Mao ci ha insegnato come organizzare le masse popolari indicando la dittatura del Proletariato quale guida nella costruzione del Comunismo Perfetto.