Un grande movimento di massa contro la guerra sta muovendo i primi passi nel nostro paese. Esiste già e ce ne sono mille manifestazioni, ma fatica a dispiegarsi in ragione di alcune particolari cause. Una fra di esse è che coloro che godono di una certa autorevolezza fra le ampie masse non vi si sono messi chiaramente alla testa, non si sono messi a promuoverlo con continuità, dedizione e forza.
Un’avvisaglia di ciò che questo movimento può diventare è stata la manifestazione del 5 aprile a Roma promossa dal M5s. In piazza eravamo in tanti, a dimostrazione che il M5s era riuscito in quel caso a intercettare le aspirazioni di tante persone e la loro disponibilità a mobilitarsi. E la risposta, effettivamente, è stata di massa.
Un’altra avvisaglia è stata anche la manifestazione contro la guerra e in solidarietà al popolo palestinese del 12 aprile a Milano. Anche in quel caso decine di migliaia di persone sono scese in piazza rispondendo all’appello dei sindacati di base e delle associazioni palestinesi in Italia.
Il fatto che fra i promotori non vi fossero grandi partiti e organizzazioni sindacali “istituzionali” ha incoraggiato la Questura di Milano a farsi promotrice di alcune provocazioni che sono sfociate nelle cariche a freddo su un pezzo di corteo e nel fermo di 6 manifestanti. L’obiettivo dell’intervento repressivo, neppure troppo velato, era criminalizzare una parte del movimento in modo da depotenziarlo tutto.
Il tentativo è riuscito solo in parte, anche in ragione della prossimità – e continuità, concatenazione – con le celebrazioni del 25 Aprile.
La giornata del 25 Aprile è stata probabilmente il punto più alto raggiunto fino a questo momento nel nostro paese dal movimento contro la Terza guerra mondiale e contro il genocidio “in mondovisione” contro il popolo palestinese. Per ragioni politiche, certo (il legame con la Liberazione, la difesa e l’affermazione dei valori della Resistenza, il richiamo alla Costituzione del 1948 che della Liberazione è un frutto), ma anche perché il governo Meloni ha osato sfidare apertamente le masse popolari con il tentativo di imbavagliare, soffocare – e in certi casi vietare – le manifestazioni.
Ebbene la risposta è stata il dilagare della partecipazione, della disobbedienza, della ribellione… del protagonismo di centinaia di migliaia di persone dalle metropoli alle periferie. In alcune città è stata rovinata la passerella ai partiti guerrafondai e ai sostenitori del genocidio in Palestina, come a Milano, a Bergamo e a Roma.
Dal 25 Aprile le occasioni in cui il movimento di massa contro la Terza guerra mondiale è tornato a mostrarsi sono state numerose e tutte significative. Cito qui, solo per brevità, il fatto che tutte le tappe del Giro d’Italia sono giustamente state l’occasione per alzare la voce in solidarietà al popolo palestinese. Ma le iniziative di base, tematiche e territoriali, sono una miriade, non facilmente calcolabili.
C’è un’esigenza che entra a forza sulla scena politica, quella di dare corpo e sviluppo al movimento di massa che esiste già, che sta muovendo con decisione i suoi primi passi e che vuole trovare uno sbocco.
Questo è presupposto di questa lettera aperta a tutti gli appartenenti “all’entità M5s”: la base, gli elettori e gli eletti.
Il 5 aprile a Roma eravamo in tanti e il 21 giugno a Roma dobbiamo essere tutti.
L’invito pubblico, aperto, è quello di usare ogni strumento, ogni canale, ogni risorsa del M5s per promuovere la più ampia partecipazione.
Per intenderci: non è sufficiente dire “io ci sarò”, è necessario operare attivamente affinché tutto quello che è stato mosso per la manifestazione del 5 aprile sia mosso per la manifestazione del 21 giugno, in modo che sia una manifestazione ampia, plurale e, soprattutto, “di massa”. Ma c’è di più.
Allo stato delle cose c’è la possibilità che il 21 giugno a Roma le manifestazioni siano due. I motivi sono grossomodo quelli che abbiamo tutti imparato a conoscere e che hanno riguardato anche la manifestazione del 5 aprile.
Che sia per spirito di concorrenza in ottica elettorale, che sia per reale miopia politica c’è chi sostiene che la manifestazione del 21 giugno promossa dalla rete Stop rearm Europe, come quella del 5 aprile promossa dal M5s, abbia caratteristiche “ambigue” e dietro al rifiuto della guerra si nascondano tentativi di intruppare le larghe masse al carro del “campo largo”.
Chi usa tali argomentazioni sostiene che il M5s sia stato ambiguo e abbia fatto poco per arginare il vortice della Terza guerra mondiale, se non addirittura l’abbia sostenuto. E il richiamo è al voto favorevole alla fornitura di armi all’Ucraina e alla missione Aspides nel Mar Rosso.
Anche i formali promotori della manifestazione del 21 giugno sono accusati di ambiguità, in particolare per una certa tendenza a mettere la salvezza della Ue al centro dei loro ragionamenti contro la guerra. Come se la Ue non fosse parte integrante del problema.
Su Resistenza non abbiamo mai perso l’occasione di criticare il M5s quando effettivamente ha sostenuto e assunto posizioni incompatibili con gli interessi delle masse popolari e non intendiamo affatto smettere di farlo. Ma questo non ha nulla a che fare con il porre ostacoli allo sviluppo di un movimento popolare, ampio e plurale contro la guerra e in solidarietà al popolo palestinese.
È dunque utile che il M5s tutto (base, elettori ed eletti) faccia per la manifestazione del 21 giugno quello che ha fatto per la manifestazione del 5 aprile e operi affinché la manifestazione sia unitaria; usi tutti i canali, gli strumenti e le leve a disposizione per contribuire alla costruzione di una manifestazione unitaria e plurale.
Questo vuol dire varie cose. Ad esempio vuol dire anche essere disposti a rigettare ogni eventuale provocazione poliziesca contro i manifestanti o impegnarsi per garantire lo svolgimento della mobilitazione a fronte delle pressioni, delle minacce e persino di eventuali forzature istituzionali o poliziesche (divieti, blocco dei pullman, schedature preventive, ecc.).
Metto le mani avanti per un pregiudizio? No, metto le mani avanti per senso di responsabilità e quello che è sta accadendo da settimane lo suggerisce. Non solo le cariche e i fermi al corteo del 12 aprile a Milano (assolutamente “pacifico”), ma anche le identificazioni per chi ha cantato “Bella ciao” a Foggia, l’identificazione della “panettiera di Ascoli”, i tentativi di imbavagliare i solidali con il popolo palestinese durante le tappe del Giro d’Italia, le schedature di chi espone i colori della Palestina, le identificazioni di chi espone cartelli o striscioni contro la Nato dal balcone di casa… Sono grandi e piccoli esempi di dove il governo Meloni sta portando il paese con l’approvazione del decreto sicurezza.
Spirito unitario, dunque, vuol dire anche ribellarsi alle manovre sporche travestite da misure necessarie “per il rispetto della legalità”. Spirito unitario vuol dire anche anticipare le mosse di chi ha tutto l’interesse a soffocare il movimento popolare prima che possa pienamente dispiegarsi.
A chi sollevava dubbi sul fatto che la manifestazione del 5 aprile fosse solo una manovra per cavalcare l’avversione alla guerra tanto diffusa fra le masse popolari e strumentalizzarla ai fini delle “lotte interne al campo largo” ho sempre risposto che quella manifestazione, più che essere una “vincita facile da incassare” avrebbe posto al M5s la questione di essere conseguente e di trovare la strada per dare seguito a quanto aveva seminato.
Ecco, contribuire a far scendere in piazza tutti il 21 giugno è la direzione per curare i germogli che la manifestazione del 5 aprile ha contribuito a far nascere.
22 maggio 2025
Pablo Bonuccelli
Direttore di Resistenza






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Dobbiamo inondare la città. Dobbiamo urlare il nostro sdegno per questa barbarie, che accade oggi nel 21simo secolo. Date i particolari su ora e luogo.