Da quasi ottant’anni la Resistenza palestinese parla alle masse popolari e ai popoli del mondo.
Molte volte è stata data per sconfitta e altrettante volte ha dimostrato di non poter essere sconfitta.
Molte volte è stata denigrata e criminalizzata e altrettante volte ha dimostrato di essere avanguardia del movimento antimperialista e democratico. Oggi contro il popolo palestinese è in corso un genocidio dispiegato che avviene “in diretta mondiale” ma la Resistenza palestinese parla ancora alle masse popolari e ai popoli del mondo. Cosa dice?
Per tutti i popoli oppressi dall’imperialismo il messaggio è che possono liberarsi combattendo, quali che siano le condizioni della lotta imposte dal nemico.
Per le masse popolari dei paesi imperialisti il messaggio è che la loro mobilitazione deve puntare a cacciare i governi dei loro paesi perché Israele esiste solo grazie al sostegno di questi governi e della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA e UE.
L’Italia è uno dei paesi imperialisti che contribuisce all’occupazione della Palestina, all’oppressione del popolo palestinese e al genocidio in corso ragion per cui il più alto ed efficace contributo che possiamo dare alla lotta del popolo palestinese è spezzare la catena del sostegno e della complicità fra l’Italia e lo Stato illegittimo d’Israele. Non ci sono scorciatoie e non ci sono “terza vie”.
“È il momento di una solidarietà coraggiosa e guidata dai lavoratori!” così proclamava, lo scorso anno, la confederazione dei sindacati palestinesi in occasione della giornata internazionale dei lavoratori. Lo stesso appello alla classe lavoratrice è stato lanciato anche dai promotori della manifestazione per la Palestina del 12 aprile scorso a Milano.
Noi facciamo nostro questo appello e lo rilanciamo alle organizzazioni e ai compagni oggi qui presenti: portiamo le bandiere palestinesi davanti alle fabbriche, mettiamo in campo una mobilitazione ampia e dispiegata, posto di lavoro per posto di lavoro, per far emergere, rafforzare e sviluppare la solidarietà al popolo palestinese degli ampi settori della classe lavoratrice italiana: iscritti e militanti dei sindacati di base, iscritti e attivisti di base dei sindacati di regime, lavoratori senza alcuna tessera sindacale in tasca. Quali che siano i settori in cui sono impiegati, quali che siano le loro mansioni, quali che siano i loro contratti e le loro condizioni di lavoro, gli operai sono i migliori alleati di tutti coloro che nella società capitalista si sollevano, si ribellano, resistono; gli operai sono i migliori alleati del popolo palestinese perché sono nella condizione di fermare il paese, di renderlo ingestibile al governo Meloni fino a cacciarlo! Cacciarlo, sì! Questo è lo sbocco politico unitario a tutte le mobilitazioni che sono già in corso perché ognuna di esse parla della necessità di liberare il paese dalla forze che lo occupano: dagli agenti sionisti, dai guerrafondai, dagli imperialisti USA e NATO, dal Vaticano. Cacciare il governo Meloni e imporre, con la lotta e la mobilitazione, un governo che trasformi in legge le principali rivendicazioni dei lavoratori e delle masse popolari, un governo che interrompa qualsivoglia rapporto con la colonia sionista e che sostenga con tutte le forme e modalità possibili, la Resistenza palestinese; un governo di Emergenza Popolare lo chiamiamo noi ma la questione non è il nome, la questione è impiegare le energie per costruire la nostra soluzione di governo: ci sembra difficile solo perché non osiamo farlo! Se guardiamo a quello che abbiamo già fatto, alle mobilitazioni del mese di aprile, e in particolare la giornata del 25 Aprile, queste hanno mostrato la relazione fra la debolezza del governo Meloni e la potenziale forza delle masse popolari organizzate. Ci sono molte altre occasioni per sprigionare quella forza a un livello superiore: la manifestazione del 31 a Roma contro il decreto sicurezza, le mobilitazioni del 2 giugno, i referendum dell8 e del 9 giugno il cui esito positivo serve a indebolire la cricca che sta al governo, la manifestazione contro la guerra del 21 giugno.
Dobbiamo usare in modo concatenato tutti questi appuntamenti per non dare tregua al governo ma soprattutto per rafforzare noi stessi, il nostro campo: rafforzarci organizzativamente e politicamente.
Compagni, la Resistenza di ieri e quella di oggi, del popolo palestinese in particolare, insegna: solo il popolo è la forza motrice che crea la storia del mondo!
Il destino di questo paese, il contributo che vogliamo dare alla lotta storica di liberazione della Palestina, la rinascita dell’unica soluzione strategica per le masse popolari di tutto quanto il mondo che si chiama Movimento Comunista, ebbene tutto questo dipende solo da noi: da quello che pensiamo, da quello che siamo disposti a imparare e a fare.
Il futuro è luminoso, la vittoria è vicina!

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