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Intervento di Ultima Generazione

Compagno A by Compagno A
Maggio 10, 2025
in Prima assemblea nazionale dei giovani
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Intanto introduco dicendo che è bello che ci sia un evento come quello di oggi che è proprio focalizzato sui giovani – anche perché la storia ci insegna che, per quanto sia un dovere di tutti, la parte più giovane sia quella solitamente più pronta a scontrarsi con quello che è il sistema vigente attuale in quel momento storico e quindi, a portare un cambiamento a quelle che sono le dinamiche. E questo è anche evidente anche all’interno della campagna di disobbedienza civile di Ultima Generazione, per conto della quale sono oggi qui invitato.

Per cui, per quanto siano presenti persone di ogni estrazione sociale e di fascia d’età, se poi si va a vedere chi è principalmente in azione diretta sono persone estremamente giovani. Già io sarei tecnicamente un po’ sopra l’età media: parlo di ragazzi e ragazze che hanno sui 20 anni, mentre io ne ho quasi 34.

A livello di immaginario collettivo, penso che nel caso di Ultima Generazione, tutti abbiamo più o meno presente le nostre azioni (bloccare le strade, lanciare la vernice sulle opere d’arte e monumenti, bloccare eventi sportivi e aeroporti, etc.) – mi piacerebbe spendere due parole in più sul perché facciamo questo, poiché l’immagine c’è, ma le motivazioni sono spesso un po’ meno comprese: ormai sono oltre 4 anni di campagna, che è nata all’inizio del 2021 come campagna di disobbedienza civile e nel tempo sono cambiate anche le richieste e le rivendicazioni; la rivendicazione è anch’essa un po’ uno strumento per portare avanti e identificare che alla fine la classe politica non è in grado di rispondere a quelli che sono i suoi bisogni. Uno degli obbiettivi che mi è più caro, e uno degli obbiettivi per cui è nata questa campagna, è di dare forza e portare avanti un sistema di lotta che, a nostro avviso, almeno sul nostro territorio ma anche altrove, è importante, la lotta diretta che esce al di fuori delle classiche forme di protesta. Sono tutte azioni che sono polarizzanti, che creano dibattito e si scontrano con regole e leggi ma anche con usi e costumi sociali e con il pensiero comune, in una dinamica di forte scontro e conflittualità.

È evidente di come questo sia stato uno strumento efficace, Ultima Generazione è nata da 10 persone, persone comuni, che non avevano grandi mezzi e hanno avuto risonanza nazionale, e tutt’ora, per quanto abbiamo vissuto un periodo un po’ di fermo, ora ripartiremo. Siamo stati in televisione, su tutti i giornali e siamo un nome, siamo un’immagine. Noi crediamo che si sia rivelato un metodo efficace; chiaramente l’obbiettivo non può essere raggiunto solo dalla nostra campagna – noi lo mettiamo in atto e abbiamo portato avanti l’immagine di queste forme di lotta e di conflitto che escono fuori dalle regole. Tra di noi si parla spesso di solidarietà, noi riteniamo (ed è un po’ anche una richiesta di aiuto) che il supporto migliore che ci può essere, che ci può arrivare è che altri gruppi comincino a mettere sempre di più in atto, con sempre più frequenza, una modalità simile di conflitto, che esce anche fuori dalle regole. Ovviamente con le loro richieste e forme: non deve essere necessariamente il blocco stradale come facciamo noi, è giusto che ogni gruppo e movimento abbia questo genere di lotta sulle richieste e la visione che vuole portare avanti; in quanto poi l’obbiettivo è poi comune per tutti noi.

A noi viene anche un riconoscimento da altri movimenti e gruppi, nonostante Ultima Generazione non sia un movimento di stampo ambientale: per noi, poiché l’obbiettivo che portiamo avanti è una rivendicazione di tipo sociale, ma all’interno della piccola nicchia che ci viene riconosciuta – l’attivismo climatico – spesso veniamo identificati come un’avanguardia. Quindi effettivamente c’è il riconoscimento di portare avanti un metodo che forse ancora non è così sviluppato ad oggi nel nostro paese.

Per fare questo, però, come altri gruppi che fondano l’avanguardia, porta un onere che non è indifferente, cioè tutto quello che è la repressione: da una parte ci può essere una repressione più subdola e violenta dove si parla di aggressioni o di abusi dalle forze dell’ordine – una parte che noi come movimento, campagna conosciamo meno perché ci tutela molto l’immagine di attivista non-violento, per cui noi veniamo trattenuti in questura o molte ore in stato di fermo e sono successi in alcuni casi abusi di forze dell’ordine con violenza proprio ad alcune persone che partecipano alla campagna. Per fare un esempio pratico, anche se non è successo esattamente questo, nel momento in cui un compagno o una compagna della campagna di disobbedienza civile di Ultima Generazione – che è ovviamente non-violenta, non collabora ma non si oppone nemmeno alle forze dell’ordine, non agisce con violenza o aggressività (fondamentalmente nemmeno verbale) – poi nel momento in cui è trattenuto in questura ed esce rotto poi è evidente che c’è qualcosa che non va: c’è stata una violenza evidente da parte delle forze dell’ordine. Quindi, questa parte che noi tendiamo anche spesso a evidenziare della non-violenza non è un’esclusione ad altri metodi che possono essere anche più conflittuali, ma è una strategia che ci tutela anche molto a livello personale. Poiché noi subiamo sempre la situazione del fermo in questura, sempre. Quindi è una tutela e abbiamo visto che funziona in modo estremo.

Allo stesso tempo poi, ovviamente, quello che noi conosciamo bene è la repressione dal punto di vista istituzionale: sanzioni di tipo pecuniario, denunce (che prendiamo in continuazione), processi e anche restrizioni della libertà personale. Voglio anche un po’ concretizzare nelle immagini quello che significa questo, perché noi stiamo parlando di una campagna che fondamentalmente, in 4 anni di attività, ha raggiunto oltre le mille denunce – abbiamo già subito alcuni processi che si sono chiusi con condanne (ovviamente con pene di entità piccola, si parla di pene sospese dove si parla di mesi di condanna). Però abbiamo visto per esempio anche all’estero Extinction Rebellion, un movimento a noi gemello e da cui Ultima Generazione si origina, i fondatori in Inghilterra sono in carcere: poiché chiaramente più porti avanti, più i processi si accumulano; oppure, in Olanda, se ne parlava all’incirca il mese scorso: un’attivista, una compagna che lanciò la zuppa sul vetro di un quadro di Van Gogh ha preso due anni di carcere. Quindi le condanne arrivano, abbiamo raggiunto multe anche con le aggiunte e le modifiche dei nuovi decreti legge (come ad esempio i decreti per il patrimonio artistico, dove si sta parlando di € 20mila di sanzione a persona, per esempio). Abbiamo raggiunto oltre € 100mila di sanzioni pecuniarie, che ovviamente noi non paghiamo mai.

Il non pagare è al fine di non agevolare la repressione che viene fatta a tutti noi ma che alla fine viene fatta a tutti i compagni, poiché la repressione alla fine finisce sempre sui compagni. Spesso ci organizziamo appunto perché chi possa scendere in azione possa risultare nullatenente e possa comunque richiedere i patrocini gratuiti e quindi diventano un’ulteriore spesa da sostenere per il nostro Stato, che si spinge comunque a reprimere persone che si spingono per un bene comune. Quando questo non è possibile comunque le azioni di pignoramento sui beni non sono così semplici e richiedono comunque tempo e spesso non portano a conseguenze concrete, per cui diventano azioni da parte dello Stato che, se anche vengono messe in atto, non vanno a coprire i costi e perciò fino ad ora i pignoramenti non ci sono mai arrivati, come i richiami di alcune sanzioni che non ci sono mai giunte o sono sparite.

Sempre per parlare di dati, nel processo anche di quest’anno abbiamo decine di processi aperti (circa 20/30), così come di chiusi: anche io, che in questi anni mi sono unito alla campagna di disobbedienza civile, ho dovuto lasciare il mio lavoro (lavoravo nella sanità pubblica, per cui “un criminale nella sanità pubblica forse non è il caso”) – ho dovuto dare io le dimissioni da volontario per tenere tranquilla l’immagine cooperativa per cui lavoravo – una condanna l’ho ottenuta anche io: ho 4 mesi di condanna con pena sospesa; di sanzioni pecuniarie ormai sono arrivati circa € 21mila (che non sto pagando perché sono nullatenente); ho avuto delle misure cautelari, l’obbligo di dimora nel mio comune di residenza (che poi il Ministero stesso mi ha revocato perché infrangevo continuamente e le stesse forse dell’ordine perdevano solo tempo). Quindi ci sono tutte queste forme che poi andiamo a sostenere per cui rilancio ancora l’invito, la riflessione di cominciare a praticare sempre di più sia in massa che autonomamente azioni di conflitto che poi escano dai “classici modi di protestare”.

Siamo di fronte a un sistema chiaramente corrotto che non fa l’interesse dei cittadini, quindi sì tu avresti dei modi “giusti” di portare le tue istanze, ma se chi c’è ad ascoltare non le vuole nemmeno ascoltare allora non si parla più di fargliele conoscere, ma di imporgli di farle. Spesso ci viene chiesto “ma è giusto quello che fate?” No, non penso che sia giusto andare a bloccare le strade di un cittadino che va a lavoro e che magari resta mezz’ora bloccato “per colpa mia” per tutelare un bene più grande: non posso dire che è giusto, ma posso dire che è necessario – sono costretto a fare queste cose perché tutto il resto non è sufficiente.

Invito appunto a muoverci, io ho messo in gioco questo e a questo punto la domanda è: “che cosa hai messo in gioco tu, che cosa ha rischiato ognuno di noi fino ad oggi?” “Quanto possiamo fare per portare avanti la lotta, il prossimo passo per andare avanti?” e ricordiamoci di muoverci perché, se continuano ad esserci solo poche avanguardie, alla fine queste finiscono tutte in galera e quindi, anche i movimenti che tentano un po’ di portare avanti le cose un po’ si fermano. Con XR è successo questo: quando tu hai tutti i fondatori, che cercano un po’ anche di organizzare, arrestati, non dico che la lotta termina però sicuramente ce n’è un rallentamento.

Perciò aiutateci, noi ci mettiamo il nostro e credo che i risultati ci siano.

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