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Lettera dal carcere di Luigi, compagno siciliano di Antudo

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Maggio 16, 2024
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Rilanciamo la lettera dal carcere di Luigi, compagno siciliano di Antudo arrestato insieme ad altri due con l’accusa di atto terroristico contro una sede di Leonoardo Spa a Palermo. Con la lettera sono riportati anche i recapiti per scrivere al compagno, esprimergli solidarietà e sostegno per la lotta che sta conducendo ma soprattutto per informarlo di quello che avviene nelle piazze, nelle mobilitazioni e nelle lotte contro la guerra, la Nato e il genocidio del popolo palestinese. La solidarietà è un’arma, usiamola!

Il tempo può essere un castigo quando si viene privati della libertà di disporne a piacimento, quando lo stato rinchiude qualcuno in una cella e lo priva dei suoi rapporti e si prende un pezzo della sua vita.
Può essere una prova molto dura, a maggior ragione quando ad affrontarla si è da soli. Ricevere solidarietà dall’esterno infonde una forza che può fare la differenza. Cominciare uno scambio di lettere può anche alleviare la solitudine della cella e fare sentire ad una persona che non è sola.
Che sia un telegramma, una cartolina o una lettera ogni contatto con l’esterno è una piccola breccia nell’isolamento a cui vorrebbero condannare i reclusi e le recluse. Oltre a queste considerazioni, c’è il fatto che intrattenere una corrispondenza con un recluso è spesso uno spunto di crescita personale e una bella esperienza.

[Italia] Solidarietà di classe: scrivere ai compagni prigionieri per rompere l’isolamento

Lettera dal carcere di Luigi, compagno siciliano di Antudo

Con queste righe vorrei rincuorare quanti in questi giorni si sono preoccupati per la mia situazione: i compagni e le compagne, i ragazzi e le ragazze della Palestra Popolare Palermo, i miei compagni di lavoro e tutti gli amici e le amiche che, sono sicuro, mi stanno pensando e di cui sento forte la vicinanza. Purtroppo non mi è stato possibile scrivere prima e spero che questa lettera vi arrivi presto.

Giorno 21, una volta condotto al carcere Pagliarelli, dopo la burocrazia di rito, sono stato subito portato al reparto di alta sorveglianza e qui portato in isolamento dove ancora mi trovo da dieci giorni. Nonostante la freddezza dell’ambiente e la costrizione sono stato accolto con affetto dalla comunità carceraria che mi ha fatto avere generi di prima necessità e di comfort visto che al mio ingresso alla matricola mi sono stati sequestrati tanti dei miei, ritenuti non autorizzati. Alcuni detenuti, comunque, come dicevo, hanno condiviso con me cibo e prodotti per l’igiene che mi sono stati portati dai lavoranti. Sto bene e mi sento in forze.

Mi mancano tantissimo i miei bambini e mia moglie ma il mio morale è alto come sempre. I primi giorni che ero qui sono venuto a sapere indirettamente, tramite i racconti dei miei compagni di sezione, con cui riesco a comunicare attraverso le sbarre del cancello e della finestra della cella, che la notizia del mio arresto ha avuto un certo risvolto mediatico e mi hanno detto anche del corteo del giorno dopo.

Qui sono “U pumpieri” e quando sono arrivato mi hanno cantato la canzoncina “Il pompiere paura non ne ha!” Grandi!!!

A proposito del risvolto che ha avuto la vicenda, il primo giorno, un ragazzo qui in isolamento nella cella di fianco alla mia, dopo essersi informato sulla vicenda e avermi fatto diverse domande mi ha detto: «ma come quelli lucrano e si arricchiscono fabbricando armi, fanno morire una marea di persone innocenti e a te ti trattano da terrorista?»

Forse questa è la sintesi perfetta di tutte le considerazioni che si potrebbero fare sulla vicenda e di come siamo immersi in una propaganda di guerra.

Mando un abbraccio forte a tutte e a tutti, soprattutto a chi in questi mesi è stato impegnato con me nella costruzione delle mobilitazioni contro il genocidio messo in atto a danno del popolo palestinese da parte del governo israeliano, contro l’industria bellica e le implicazioni del governo italiano nel commercio di armi con paesi imperialisti e guerrafondai. Contro le politiche coloniali estrattiviste e di distruzione dei territori connesse alla guerra e contro le grandi opere funzionali alla guerra come il ponte sullo Stretto di Messina. E in generale contro le guerra imperialiste messe in atto in questa nostra epoca, come sempre, per annientare l’autodeterminazione dei popoli.

Questo provvedimento inflitto a me, Marco e Domiziana, nelle sue tempistiche, nelle sue forme e nella sua narrazione è anche un tentativo di intimidire e un attacco nei confronti del movimento.

Continuiamo nel nostro percorso di lotta a testa alta e facciamo tutto ciò che ci è possibile per far sentire la voce dei popoli oppressi e dar forza alla loro lotta di liberazione. È questo il nostro compito oggi. Non c’è altra strada per opporsi alle guerre imperialiste di quella che mette in campo la solidarietà tra i territori.

Non lasciamoci intimidire né distrarre dalla repressione.

Siamo dalla parte giusta della storia.

ANTUDO!

Luigi

Aggiornamento: Luigi e’ stato trasferito ad Alessandria

INDIRIZZO PER CARTOLINE, LETTERE, TELEGRAMMI

Luigi Spera, Casa di reclusione Alessandria “San Michele”
Strada Casale, 50/A – CAP 15122 – San Michele (AL)

Inserire in busta anche carta semplice, buste e francobolli per le risposte
Campagna di raccolta fondi per spese legali e per la famiglia

IBAN IT12S3608105138244036544045
Intestato a Alessandro Tagliarini
Causale: solidarietà

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