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9 maggio. La Giornata della Vittoria sul nazifascismo

Teresa Noce by Teresa Noce
Aprile 29, 2024
in Resistenza n. 5/2024
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Il 9 maggio si celebra la Giornata della Vittoria sul nazifascismo. Attorno a questa data e a ciò che essa rappresenta la borghesia da tempo alimenta un’opera di revisionismo storico: cerca con ogni mezzo di demonizzare il comunismo, equiparando l’Urss di Stalin alla Germania di Hitler, e di intestare agli imperialisti Usa e del Regno Unito i maggiori meriti nella sconfitta del nazifascismo.
Questa ricorrenza deve essere, invece, occasione per riaffermare la verità storica e celebrare l’eroico sacrifico del popolo sovietico e del movimento comunista, veri artefici della liberazione dal nazifascismo.
La realtà storica è che i nazisti sono saliti al potere e hanno scatenato la guerra con il preciso intento di annientare l’Unione Sovietica e il movimento comunista, cioè di realizzare quello che era il sogno di tutta la borghesia imperialista. E, infatti, per lungo tempo gli imperialisti Usa, britannici e francesi hanno sostenuto, finanziato e appoggiato Hitler nel suo progetto.
Solo la mobilitazione antifascista delle masse popolari, alimentata dal movimento comunista, e le manovre dell’Urss per rompere il fronte imperialista (fino a firmare un patto di non belligeranza con la Germania nel 1939, il patto Molotov-Ribbentrop), li costrinsero, infine, a dichiarare guerra ai nazisti. Guerra nella quale, comunque, non si impegnarono se non quando la sconfitta dei nazisti era oramai evidente e con il principale obiettivo di non lasciare spazio ai sovietici.
Francia e Regno Unito dichiararono guerra alla Germania il 1° settembre 1939 (gli Usa solo nel 1941), giorno in cui comincia l’invasione nazista della Polonia. Ma per mesi rimasero pressoché immobili, dando ai nazisti tutto il tempo per completare la conquista della Polonia, invadere la Danimarca e la Norvegia e, infine, nel maggio del 1940, entrare in Francia passando per i Paesi Bassi e il Belgio, senza incontrare praticamente nessuna resistenza. D’altronde il motto che circolava nell’alta borghesia francese a quei tempi era: “meglio Hitler che il governo del Fronte Popolare” (che aveva vinto le elezioni nel 1936). E non è un caso se i nazisti non ebbero grandi difficoltà nell’installare un regime collaborazionista nel paese (la Francia di Vichy).
Da quel momento gli imperialisti del Regno Unito e dal dicembre del 1941 quelli Usa, entrati formalmente in guerra contro l’Asse dopo l’attacco di Pearl Harbour, resteranno sostanzialmente alla finestra, impegnandosi al massimo su fronti secondari come quello africano. Sperando in un crollo del regime socialista, lasciarono ai nazisti, oramai padroni dell’Europa, tutto il tempo per preparare e portare avanti l’invasione dell’Unione Sovietica.
Solo nel luglio del 1943, quando oramai era già cominciata la travolgente controffensiva sovietica, gli Alleati sbarcarono in Italia, dove si ritrovarono però subito impantanati (Roma sarà liberata solo il 4 giugno del 1944). E solo il successivo 6 giugno, con lo sbarco in Normandia, apriranno un vero e proprio secondo fronte nel cuore dell’Europa, come Stalin chiedeva loro di fare fin dalla fine del 1941.
È stato, invece, il movimento comunista, con l’Urss di Stalin alla testa, che fin da subito promosse la mobilitazione delle masse popolari contro il fascismo e operò per contrastarne l’ascesa; che inviò armi e mezzi e organizzò le Brigate Internazionali in sostegno alla Repubblica spagnola in quello che fu il primo vero confronto militare con i nazisti e i fascisti: la guerra civile spagnola (1936-1939).
E dal momento in cui i nazisti, oramai padroni dell’Europa, si sentirono forti abbastanza per lanciare, nel giugno del 1941, l’invasione dell’Urss, furono i sovietici a sopportare tutto il peso della guerra. Il paese fu invaso da una coalizione che comprendeva eserciti di praticamente tutti i paesi europei sotto il giogo nazista, per un totale di oltre 3 milioni di soldati e 600 mila veicoli corazzati: la più grande forza d’invasione della storia militare. Le armate di Hitler riuscirono a penetrare in profondità nel paese, arrivando in pochi mesi fino ai sobborghi di Mosca.
Ma il Partito comunista (bolscevico) dell’Unione Sovietica fu capace di mobilitare tutte le forze del popolo in un immenso sforzo collettivo per fermare le armate naziste, aumentare la capacità industriale e smontare e ricostruire migliaia di fabbriche dai territori occupati a quelli orientali. In breve tempo l’Urss riuscì a colmare il distacco industriale e militare nei confronti dell’impero nazista che andava da Parigi a Varsavia.
Il 28 luglio del 1942 Stalin emanò l’ordine “Non un passo indietro!”. I nazisti furono fermati nella città di Stalingrado, che divenne per le masse popolari di tutto il mondo il simbolo stesso della resistenza al nazifascismo.
Nell’inverno del 1943 si scatenò poi la controffensiva sovietica: l’assedio di Stalingrado venne rotto, centinaia di migliaia di soldati della coalizione nazista furono catturati. Cominciava l’avanzata che avrebbe portato in due anni i sovietici a liberare tutta l’Europa dall’occupazione nazista, fino a entrare, tra aprile e maggio del 1945, nella capitale tedesca: il 30 aprile Hitler si suicida in una Berlino oramai condannata a cadere in mano ai sovietici e il 9 maggio i nazisti firmano la resa.

30 aprile 1945 – l’Armata Rossa issa la bandiera della vittoria sul Reichstag a Berlino.

L’Unione Sovietica alla testa del movimento comunista – che aveva promosso eroicamente la resistenza partigiana in tutti i paesi occupati – aveva liberato l’umanità dall’incubo nazista, dimostrando la superiorità del sistema socialista e ampliando il campo comunista a mezza Europa.
Il prezzo pagato dal popolo sovietico fu altissimo: 27 milioni di morti tra cui 18 milioni di civili. E ancora oggi questo immenso sacrificio sta lì a dimostrare che comunismo e nazifascismo non solo non sono equiparabili, ma al contrario sono agli opposti, perché il movimento comunista è la sola alternativa alla barbarie del capitalismo di cui il nazifascismo è figlio e strumento.

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