Portella della Ginestra e Peppino Impastato

I crimini di maggio della Repubblica Pontificia

Nel mese di maggio ricorrono gli anniversari di due episodi che caratterizzano la storia repubblicana: l’eccidio di Portella della Ginestra (1947) e l’omicidio di Peppino Impastato (1978). Tra di essi sono trascorsi più di trent’anni, tuttavia sono accomunati da molti elementi, motivo per cui si prestano ad approfondire la natura del regime politico costituito in Italia dopo la caduta del fascismo.
Il 1° Maggio del 1947 migliaia di compagni, sindacalisti e lavoratori si radunarono nella località di Portella della Ginestra, in provincia di Palermo, per festeggiare la giornata dei lavoratori. Le celebrazioni erano all’insegna della lotta contro il latifondismo e a favore dell’alleanza fra socialisti e comunisti (Blocco del Popolo) che promuoveva l’occupazione delle terre incolte. In Sicilia tirava un vento di riscossa dacché, poche settimane prima, il Blocco aveva superato la Dc alle elezioni regionali e cresceva il numero di contadini che seguivano la sua indicazione.
All’improvviso, da un’altura nei paraggi furono sparate numerose raffiche di mitra contro la folla. Il bilancio dell’eccidio fu di 17 morti e dozzine di feriti. Ogni tentativo di far luce su questi avvenimenti fu depistato per molti anni.
Il 9 maggio del 1978 viene assassinato Peppino Impastato, militante comunista. Per nascondere cause e mandanti dell’omicidio, carabinieri, procura e stampa fecero circolare varie ipotesi: che fosse stato vittima di un incidente mentre preparava un attentato o che si fosse suicidato. Erano solo depistaggi: grazie alla mobilitazione dei famigliari, dei compagni e del movimento popolare, nel 1984 fu riconosciuta la matrice mafiosa dell’omicidio.
La verità su questi avvenimenti non verrà dalle aule di tribunale. Le implicazioni dello Stato erano troppe e troppo profonde e neppure la generica “responsabilità della mafia”, pur riconosciuta anche nelle aule di tribunale, ne spiega tutti i motivi. Che erano, in entrambi i casi, di matrice politica.
Gli imperialisti Usa, il Vaticano, la Democrazia Cristiana e la banda criminale di Salvatore Giuliano erano parte di uno specifico intrigo di potere e tutti condividevano l’obiettivo di fermare una potenziale ascesa dei comunisti.
Gli imperialisti Usa stavano combattendo nel mondo una guerra contro il movimento comunista e dopo il 1945, con mezzo paese “occupato” dai partigiani armati, l’Italia era considerata un enorme problema. Hanno promosso il Vaticano a governo occulto e di ultima istanza del paese e proprio allora iniziava a prendere vita quel regime Dc che è durato fino agli anni Novanta del secolo scorso. Tutti coloro che avrebbero potuto contribuire a fare da argine al movimento comunista sono stati intruppati, cooptati nel sistema di potere, arruolati nella guerra contro la classe operaia, contro le masse popolari, contro il movimento comunista.
Ciò che unisce gli attori di questa vicenda in una visione organica è la lotta dei poteri reazionari del nostro paese per lo sviluppo di un sistema politico adeguato a contenere il movimento comunista e stroncare la rivoluzione socialista. Chiamiamo Repubblica Pontificia questo sistema, di cui i morti della strage di Portella della Ginestra furono le prime vittime di una lunga serie di agguati, attentati, stragi, manovre eversive.
La formula “Repubblica democratica fondata sul lavoro” è sempre stata una bugia per dare la parvenza di investitura popolare a uno Stato basato soltanto sugli intrighi di potere fra Vaticano, Organizzazioni Criminali (Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, ecc.), imperialisti Usa (e sionisti) e capitalisti. In questo senso, il governo del paese è sempre stato terreno di scontro tra questi poteri, oppure strumento della borghesia, quando si trattava di reprimere nel sangue la mobilitazione popolare o estromettere i comunisti dalle decisioni politiche.
La convivenza di questi poteri si struttura come equilibrio precario dettato da contraddizioni specifiche della storia del nostro paese. Sin dall’Unità, la borghesia italiana non affermò mai pienamente la sua sovranità entro i confini nazionali perché non ci fu un vero superamento delle istituzioni feudali ma una parte di esse sopravvisse anche dopo. Nel Centro-Nord, il nuovo Stato assunse il monopolio della violenza ma confidò sulla Chiesa per l’egemonia morale e intellettuale con cui inibiva le masse popolari. Al Sud, lo Stato sostenne ogni forza sociale capace di custodire l’ordine pubblico a qualsiasi costo.
Integrate alla nuova società borghese, queste forze ne hanno alterato stabilmente gli aspetti economici, politici, sociali e culturali. Così la borghesia italiana è rimasta a metà strada tra il ruolo di “funzionario del capitale” e i costumi del parassitismo clerico-feudale tipico delle classi dirigenti precedenti. Questa commistione sta alla base di quella “anomalia italiana” che anche i politicanti borghesi indicano da decenni come causa delle arretratezze nazionali. Non spiegano, però, che consiste nell’esistenza di una sovrapposizione di poteri, primo su tutti quello Vaticano, alla guida del paese.

La situazione di doppia sovranità, o sovranità limitata, determinata dalla sopravvivenza della Chiesa alla rivoluzione borghese ha contribuito a conservare e a creare altri poteri sovrani nel paese. Il più noto tra quelli di antica data, a parte la Chiesa, è la mafia siciliana. Dopo la vittoria della Resistenza, l’istituzione dell’Italia come protettorato Usa suggella la costituzione del sistema politico della Repubblica Pontificia.

Alla luce di quanto detto è più chiaro anche il motivo per cui questo regime ha avuto proprio in Sicilia la sua culla e nell’eccidio di Portella della Ginestra il suo rito di iniziazione. Lì si è verificata, prima che altrove, quella commistione di poteri che ha concretizzato il suo patto d’azione nella repressione dei comunisti, i quali, a partire da quel 1° Maggio 1947, sono stati bersaglio di una vera e propria guerra. Sedi del Pci incendiate, rastrellamenti nelle case degli iscritti al Partito, sindacalisti e militanti comunisti ammazzati erano all’ordine del giorno in Sicilia. L’omicidio di Peppino Impastato è quello più conosciuto.
È nel solco di questi avvenimenti, per quanto qui sommariamente ricordati, che è possibile vedere la continuità con i fatti storici che hanno riguardato l’Italia nei decenni successivi. Lo sviluppo del regime della Repubblica Pontificia è il contesto politico in cui si inseriscono (e attraverso cui si spiegano) le trame eversive, le stragi di Stato, gli attentati neofascisti, gli apparati “deviati”, la strategia della tensione: tutti fenomeni in cui vive, a livelli diversi, la collusione fra Stato, Vaticano, imperialisti Usa e criminalità organizzata.

***

Approfondimenti
“A proposito di Togliatti, del bilancio dell’esperienza del primo Pci e dell’identità comunista” – www.carc.it
Manifesto Programma del (n)Pci
Unità d’Italia, Anomalia Italiana, Costituzione – Edizioni Rapporti Sociali
“Cenni sulla questione della mafia” – Rapporti Sociali n. 28 (2001)

Print Friendly, PDF & Email

Condividi

Iscriviti alla newsletter

I più letti

Articoli simili
Correlati

Anche dai seggi elettorali si rilancia la riscossa

Lo scorso fine settimana si sono svolte le elezioni...

Solidarietà a Luciano Pasetti e a tutti i fermati di Piazza Duomo e non solo!

Lunedì 17 giugno p.v alle 14.00 presso il Tribunale...

[Siena] Duecento licenziamenti ad Amadori: insorgiamo!

Il Partito dei CARC, alla luce di quanto sta...

Le mobilitazioni contro il G7 in Puglia aprono la strada allo sviluppo della lotta

Da molti mesi, in particolare dopo la controffensiva della...