Questioni di orientamento e traduzione pratica

Irrompere nella campagna elettorale!

In termini teorici e generali

In via preliminare, in termini teorici e generali, è utile tenere a mente che la questione principale di questa fase è dare uno sbocco politico al movimento spontaneo delle masse popolari. In altri termini fare in modo che la mobilitazione delle masse popolari non si limiti all’obiettivo – giusto – di cacciare il governo Meloni, ma si ponga anche quello di impedire qualunque soluzione di governo che comunque lascia mano libera ai vertici della Repubblica Pontificia. La questione politica principale di questa fase, pertanto, è portare il movimento spontaneo delle masse popolari nel solco della lotta per imporre un governo di emergenza delle masse popolari organizzate. L’irruzione nelle elezioni borghesi è una strada per perseguire entrambi questi obiettivi.


Più importante delle intenzioni di chi promuove un’iniziativa e di chi vi partecipa è l’effetto che tale iniziativa ha nel contesto in cui avviene e il ruolo che noi possiamo (riusciamo a) farle assumere grazie al nostro intervento. Non dobbiamo mai lasciare campo libero alla borghesia e ai suoi agenti. Dobbiamo sviluppare sistematicamente la lotta di classe e far emergere chiaramente l’antagonismo di classe che sta alla base di ogni fenomeno.

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Ci sono diverse metafore utili a rappresentare il contenuto dell’irruzione nella campagna elettorale che stiamo promuovendo. La valanga che scende a valle trascinando tutto quello che incontra nasce da un piccolo smottamento in quota. Il fiume che sfocia in mare raccoglie acqua e forza da mille affluenti, diretti e indiretti. Insomma, l’irruzione è un processo: la realizzazione di iniziative (anche piccole) che innescano – o alimentano, favoriscono – un movimento più generale usando la campagna elettorale e le particolari condizioni che essa crea (concorrenza fra partiti e fazioni della borghesia, maggior interessamento delle ampie masse alla vita politica, fosse anche per ribadire il proprio malcontento e disprezzo per il sistema politico, ecc.) per rafforzare e sviluppare gli organismi operai e popolari, per rafforzare il campo dei partiti, delle organizzazioni (politiche, sindacali, sociali) anti Larghe Intese, per sviluppare la politica da fronte nel movimento comunista cosciente e organizzato.

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Irrompere nella campagna elettorale NON equivale a partecipare alle elezioni, né si limita a boicottarle. Significa usarle per alimentare il protagonismo popolare e l’ingovernabilità del paese per i vertici della Repubblica Pontificia. E questo indipendentemente dai contenuti che i partiti delle Larghe Intese vogliono imporre, indipendentemente dal fatto che sia presente o meno una lista anti Larghe Intese per cui dare indicazione di voto, indipendentemente dal fatto che gli organismi operai e popolari a cui ci rivolgiamo andranno a votare o meno, indipendentemente da chi voteranno, ecc.
Irrompere nella campagna elettorale è possibile sia in quelle situazioni in cui c’è una lista anti Larghe Intese da valorizzare (e per le elezioni dell’8 e 9 giugno ciò succede per le amministrative di varie città) sia in quelle situazioni in cui non è presente nessuna lista anti Larghe Intese (come accade per le elezioni europee).

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L’irruzione necessita di un certo grado di coscienza e comprensione del processo da parte di chi lo promuove. Questo è essenziale. Ma durante la campagna elettorale tutte le iniziative e le mobilitazioni delle masse popolari vengono strumentalizzate dalle Larghe Intese (o insabbiate se non possono esserlo) a fini propagandistici. Questo vuol dire che, potenzialmente, tutte le iniziative e le mobilitazioni delle masse popolari possono essere convogliate e valorizzate nell’irruzione da parte di chi la promuove coscientemente. Torna utile la metafora della valanga che trascina con sé anche ciò che per moto proprio non verrebbe giù.
Pertanto, si può concludere che promuovere l’irruzione nella campagna elettorale non dipende solo da ciò che fanno i promotori (dalle iniziative che direttamente mettono in campo), ma anche da ciò che i promotori sono capaci di valorizzare del movimento spontaneo delle masse – che c’è indipendentemente da tutto: è il frutto della resistenza spontanea agli effetti della crisi.

In termini concreti e specifici

In termini concreti e specifici, la situazione è la seguente: per quanto riguarda le elezioni europee non sarà presente nessuna lista anti Larghe Intese propriamente detta.
Infatti, i tentativi di sollecitare Potere al Popolo (Pap) a rompere gli indugi e mettersi alla testa della raccolta delle firme per presentarla – vedi “Organizzare, mobilitare, coordinare e irrompere nella campagna elettorale” sul numero 4/2024 di Resistenza non sono andati a buon fine poiché la posizione maggioritaria negli organi dirigenti di Pap ha concluso che non c’era sufficiente tempo a disposizione.
Il tempo a disposizione era poco, è vero. Tuttavia, anche la raccolta firme sarebbe stata un ingrediente dell’irruzione e l’avrebbe favorita. A ogni modo, l’irruzione va condotta anche in assenza di una lista (e senza l’effetto della mobilitazione creata dalla raccolta firme precedente). Bisogna cioè contrastare il senso comune – tipico dell’elettoralismo – per cui, posto che non è presente nessuna lista anti Larghe Intese, è preferibile “soprassedere dal condurre l’irruzione nella campagna elettorale”. Magari puntando a organizzare proteste e manifestazioni.
Proteste e manifestazioni ci sono e ci saranno e non sono in contrapposizione con l’irruzione nella campagna elettorale, anzi ne costituiscono un ingrediente.

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Fare della “liturgia elettorale” (comizi, dibattiti, banchetti, passerelle) un campo minato per le Larghe Intese.
I termini sono battaglieri e infatti di una battaglia si tratta. Ma non si conduce solo in termini di iniziative “muscolari” (anche se le contestazioni muscolari non sono affatto escluse), si conduce, invece, in modo che in ogni tipo di iniziativa promossa dalle Larghe Intese
– i temi scelti dai “cerimonieri” siano sostituiti con i temi della lotta di classe. Bisogna far emergere e affermare gli interessi delle masse popolari;
– si denuncino le responsabilità dei partiti e degli esponenti delle Larghe Intese per il corso disastroso che stanno imponendo al paese;
– i candidati siano chiamati, obbligati, a rendere conto di quello che hanno fatto fino a oggi e spinti a prendere subito iniziative pratiche coerenti con le promesse che fanno (la fuffa elettorale).

In alcuni casi è sufficiente essere in pochi a contestare. In altri casi è utile una presenza più numerosa. In altri ancora, oltre alla contestazione (o più che la contestazione) è utile far emergere le contraddizioni fra i candidati e la platea che li ascolta (ad esempio, c’è da stare certi che la base del M5s non è affatto entusiasta del voto alle missioni militari nel Mar Rosso…).
In alcuni casi è possibile rubare la scena ai vari candidati: “occupare” un comitato elettorale e convocare una conferenza stampa oppure “assediare” una conferenza stampa per dare quelle risposte che i partiti delle Larghe Intese eludono.
La lista di iniziative, anche piccole, che si possono mettere in campo è potenzialmente infinita. E il potenziale coinvolgimento – e protagonismo – popolare è molto ampio. Nessuna di queste irruzioni è in contraddizione con le manifestazioni, i cortei, le assemblee, le proteste, che comunque ci saranno nelle prossime settimane, anzi ognuna di esse, opportunamente ragionata, permette alle manifestazioni, ai cortei, ecc. di “bucare” il muro di gomma ed entrare a gamba tesa laddove le Larghe Intese non vogliono che entrino per proseguire indisturbate la loro recita nel teatrino della politica borghese.

Alcuni esempi

Quando diciamo che irruzione è anche imporre i temi della lotta di classe intendiamo esattamente che non ha alcun senso inseguire i discorsi della campagna elettorale scelti dalle Larghe Intese e veicolati dai loro canali di propaganda. Ecco due esempi.

I paladini della logica formale affermano che l’imposizione per legge della presenza degli antiabortisti nei consultori non c’entra niente con la campagna elettorale per le elezioni europee. Ma la cosa non ha alcun peso.
La parte organizzata delle donne delle masse popolari, già protagonista delle mobilitazione del 25 novembre, dell’8 Marzo e della miriade di iniziative a livello locale può efficacemente usare la campagna elettorale – può irrompere – imponendo la questione dei diritti delle donne, fra i quali il diritto all’aborto, alle cure, alla sanità, occupando i consultori e cacciando a calci nel culo gli antiabortisti. E con loro la legge del governo Meloni, il governo Meloni e tutta la pletora di nostalgici del Ventennio che lo compone. Se non si impongono i diritti delle donne nella campagna elettorale, i diritti delle donne non vi entreranno. Se non, al massimo, come speculazione dei procacciatori di voti del Pd.

Non servono le eventuali polemiche dei paladini della logica formale per imporre nella campagna elettorale il NO alle spese militari, alla guerra, all’economia di guerra e alla sottomissione dell’Italia alla Nato.
Anzi, è facile prevedere che dopo 3, 5, 15 irruzioni – anche piccole ma continuative e concatenate – sarà possibile vedere un repentino allargamento della schiera di “candidati pacifisti”, anche se i loro nomi sono scritti nelle liste di partiti che la guerra la vogliono, la sostengono e ci fanno affari. I candidati che diventano pacifisti in corso d’opera lasciano il tempo che trovano (anche se contribuiscono ad allargare le contraddizioni nel fronte nemico), ma irrompere nella campagna elettorale con iniziative di opposizione alla guerra e ai guerrafondai permette di “rubare il palcoscenico” alle Larghe Intese e di usare la campagna elettorale per organizzare più efficacemente la mobilitazione delle masse popolari (banalmente è un modo per “bucare il muro di gomma” della propaganda di regime).

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