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Un bilancio politico degli anni Settanta

Teresa Noce by Teresa Noce
Aprile 2, 2024
in Resistenza n. 4/2024
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Il lasso di tempo fra l’anniversario del sequestro Moro (16 marzo) e l’anniversario del ritrovamento del suo cadavere (9 maggio) tradizionalmente è occupato dalle “commemorazioni” e dalle “celebrazioni” dei vertici della Repubblica Pontificia. È occasione di strumentalizzazioni e criminalizzazione del movimento rivoluzionario italiano, ma è anche il contesto in cui la sinistra borghese promuove una sua propria forma di revisionismo storico, basata sul disfattismo, verniciato di romanticismo, la cui sintesi è ben rappresentata dal ruolo della redazione di Contropiano.

E se il movimento comunista cosciente e organizzato del nostro paese deve contrastare le strumentalizzazioni e la criminalizzazione della classe dominante, deve anche liberarsi dalle narrazioni romantiche che non aiutano, anzi ostacolano, l’elaborazione di un bilancio serio dell’esperienza della lotta politica rivoluzionaria degli anni Settanta. Perché quello che serve è un bilancio (individuare gli aspetti positivi e i limiti, imparare dall’esperienza e valorizzarla al fine della rinascita del movimento comunista) e, contrariamente a quanto sostengono i romantici, i rassegnati e i disfattisti, un bilancio è stato fatto.

Cogliamo l’occasione della pubblicazione dell’Avviso ai Naviganti n.137del (n)Pci – 19 marzo 2024 – per riportare, sinteticamente ma efficacemente, gli elementi principali di questo bilancio.

***

Rete dei Comunisti e P.Carc. Parole moleste o argomentazioni serie per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato italiano?

La rivista Contropiano (www.contropiano.org) legata a Rete dei Comunisti ha pubblicato il 14.03.2024 l’articolo “Rumori molesti intorno alla morte di Barbara Balzerani” in cui la sua redazione denuncia la presa di posizione del P.Carc del 5.03.2024 (che a sua volta riprende l’Avviso ai naviganti n. 61 “Barbara Balzerani o Pippo Assan?” – 5.4.2016) sulla morte di Barbara Balzerani e sulla manipolazione, intossicazione e diversione alimentate dalle autorità della Repubblica Pontificia sulla stagione della lotta armata.

Il (n)Pci sarebbe stato ben lieto di entrare in dibattito franco e aperto con la redazione di Contropiano partendo dall’articolo sopra citato. Tuttavia, a parte gli insulti e i “consigli” rivolti al P.Carc a restare in silenzio e a non infangare la memoria di una compagna di fatto pentitasi di aver fatto parte delle Br, nell’articolo non vi sono argomentazioni serie e critiche relative al bilancio dell’opera delle Organizzazioni Comuniste Combattenti (Occ), di cui le Br furono l’organismo capofila, realizzato dalla Carovana del (n)Pci e dettagliato nell’opuscolo Cristoforo Colombo (1988) firmato da Pippo Assan, che invitiamo i nostri simpatizzanti e lettori e i curiosi della lotta armata in Italia a studiare.

Evidentemente, Contropiano eRete dei Comunisti si sottraggono al dibattito perché oltre a seminare disfattismo, rassegnazione e “pietà” verso i compagni che hanno provato a compiere l’“assalto al cielo” nel secolo scorso nel nostro paese, non hanno il necessario coraggio politico di discostarsi dal pentitismo e dalla dissociazione e rendere onore alla propria “storia anomala”, cioè al fatto che Rete dei Comunisti non è figlia dell’approdo della corrosione e della disgregazione del vecchio Pci (nel 1991 con Occhetto), ma del movimento degli anni Settanta e della lotta armata proprio come, in varia misura, lo è anche la Carovana del (n)Pci.

Quindi, approfittiamo dell’occasione per rilanciare la discussione sul bilancio dell’opera delle Occ. Esortiamo anche Contropiano e Rete dei Comunisti a realizzare e discutere con le altre formazioni del movimento comunista cosciente e organizzato (Mcco) un bilancio vero, non fatto di memorie romantiche e sentimenti dei protagonisti di quella stagione di lotta, ma di ragionamenti che alimentano nella classe operaia e nel resto delle masse popolari fiducia nelle proprie forze e riscossa ai fini dell’instaurazione del socialismo. Un lavoro simile gioverebbe non solo all’elaborazione intellettuale di Contropiano-Rete dei Comunisti ma anche a tutto il Mcco italiano.

Nella storia del Mcco italiano le Brigate Rosse, fondate nel 1970, non furono l’unico organismo a praticare la lotta armata, ma furono l’organismo che per primo pose apertamente la questione della forma che la rivoluzione socialista deve assumere nel nostro paese e in generale nei paesi imperialisti.

Innanzitutto, il movimento della lotta armata e la formazione delle Occ furono la risposta spontanea (cioè non promossa dal partito comunista e non guidata dal marxismo) da parte delle masse popolari alla “strategia della tensione”, cioè a un processo terrorista fatto di stragi e attentati promossi e organizzati dalla parte più reazionaria della borghesia imperialista italiana. Tale strategia era guidata da Usa-Nato (tramite la rete Gladio con funzione espressamente anticomunista) e impersonata dalla P2 di Licio Gelli e dall’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni dei governi Dc, finalizzata a stroncare le lotte rivendicative degli anni Sessanta e Settanta (movimento studentesco del Sessantotto, “Autunno caldo” del Sessantanove e creazione dei Consigli di Fabbrica) e, più complessivamente, lo sviluppo del movimento comunista cosciente e organizzato.

Nel campo delle Occ le Brigate Rosse emersero e si imposero ponendo l’obiettivo di “ricostruire il partito comunista tramite la propaganda armata”, di conquistare il potere e instaurare il socialismo. Applicarono la “linea di massa”, uno degli apporti principali del maoismo: unirsi alle masse popolari sostenendo la sinistra e guidandola a conquistare il centro e isolare la destra. Da qui il largo seguito delle Br tra le masse popolari, testimoniato dal loro radicamento nelle fabbriche più importanti da Torino a Marghera (Fiat, Alfa Romeo, Siemens, Pirelli, Petrolchimico, ecc.), ma più ancora dalle misure criminali che la borghesia applicò per contrastarne l’influenza persistente anche dopo la loro sconfitta: la promozione del pentitismo e della dissociazione dalla lotta di classe rientrano in questo genere di misure.

Le Brigate Rosse iniziarono a fare i conti con gli errori e i limiti che avevano impedito ai partiti comunisti dei paesi imperialisti di condurre alla vittoria la situazione rivoluzionaria in sviluppo generata dalla prima crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale (1900-1945).

Le Br non raggiunsero il loro obiettivo non a causa della forza della borghesia imperialista italiana e dei suoi complici interni ed esteri (servizi segreti italiani, Cia o altri organismi), ma a causa dei limiti della concezione che le guidava e agli errori compiuti.

Quanto alla valutazione dei rapporti tra le masse popolari e la borghesia imperialista, le Br scambiarono la fase culminante della lotta delle masse per strappare conquiste di civiltà e benessere nell’ambito della società borghese nell’epoca imperialista con l’inizio della rivoluzione socialista.

Quanto ai rapporti tra gruppi e Stati imperialisti, scambiarono l’attenuazione delle contraddizioni, connessa al periodo di ripresa e sviluppo del capitalismo (1945-1975), con la scomparsa definitiva dell’antagonismo. Ignorarono l’alternarsi delle crisi generali del capitalismo con periodi di ripresa dell’accumulazione del capitale: gli anni Settanta erano giusto il periodo di passaggio dal periodo di ripresa e sviluppo seguito alla Seconda Guerra Mondiale alla seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale.

Le Br non riuscirono a impadronirsi della linea di massa e praticarla consapevolmente in maniera tale da restare all’avanguardia del movimento delle masse anche nella nuova fase prodotta dall’inizio della seconda crisi generale del capitalismo. Non trassero le giuste lezioni dal bilancio del movimento comunista: combinarono illusioni nei paesi socialisti e nei partiti comunisti diretti dai revisionisti moderni sovietici con il disinteresse per l’esperienza storica del movimento comunista italiano a causa del successo che i revisionisti moderni erano riusciti a raggiungere in esso. In conseguenza di questi errori, il legame delle Br con le masse smise di crescere e cominciò anzi ad affievolirsi.

Le Br abbandonarono il loro obiettivo dichiarato (ricostruire il partito comunista) e deviarono nel militarismo, cioè ridussero la loro azione, e con essa la sottesa concezione della lotta di classe, ad attacchi armati contro esponenti della classe dominante (Moro, Dozier, ecc.).

Le Br non raggiunsero l’obiettivo dichiarato e si dissolsero, ma torna a onore di quelli che ne furono membri e degli attuali prigionieri ed esuli l’odio viscerale dei criminali responsabili della guerra di sterminio non dichiarata che colpisce le masse popolari italiane, che sempre più si intreccia con l’intervento occulto o palese delle Forze Armate italiane nei paesi oppressi (vedi partecipazione alla missione Aspides lanciata dalla Ue nel Mar Rosso contro la resistenza degli Houthi dello Yemen) e con guerre anche in Europa.

La lotta condotta dalle Br ha mostrato, per la terza volta nella storia del movimento comunista del nostro paese dopo il Biennio Rosso (1919-1920) e la Resistenza (1943-1945), che in un paese imperialista si possono presentare le condizioni per il passaggio dalla prima alla seconda fase della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata (dalla difensiva strategica all’equilibrio strategico). La loro lotta ha mostrato anche che la possibilità di sfruttare con successo le condizioni favorevoli dipende strettamente dalla qualità dell’accumulazione delle forze rivoluzionarie che ha preceduto il loro presentarsi, ma principalmente dalla linea del partito comunista che la dirige.

Il (n)PCI ha assimilato la lezione dell’esperienza delle Br, della quale tengono conto le tesi sulla strategia della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata e, in particolare, la concezione secondo cui la rivoluzione socialista non scoppia ma si costruisce.

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