Gli imperialisti sono tigri di carta

Mao Tse-tung ha elaborato questa tesi nel corso della lunga lotta condotta contro l’imperialismo, prima europeo, poi giapponese e infine a stelle e strisce. È una tesi importante: assimilarla è condizione per concepire in modo corretto la lotta che come comunisti dobbiamo condurre.

In un passaggio dell’articolo “Sulla questione se gli imperialisti e tutti i reazionari sono tigri vere” del 1958, Mao la espone in maniera più articolata: “Non esiste al mondo cosa la cui natura non sia duplice (è la legge dell’unità dei contrari); anche l’imperialismo e tutti i reazionari hanno una duplice natura: sono delle tigri vere e allo stesso tempo delle tigri di carta. Considerati nella loro essenza, dal punto di vista del futuro e sotto l’aspetto strategico, l’imperialismo e tutti i reazionari devono essere considerati per quello che sono: delle tigri di carta. È su questo che si fonda il nostro pensiero strategico. D’altra parte, essi sono anche delle tigri vive, delle tigri di ferro, delle tigri vere, che divorano gli uomini. È su ciò che si fonda la nostra tattica.”

E aggiunge poi: “Da un punto di vista lungimirante, non i reazionari, ma il popolo è veramente potente.”

La storia ha dato ampia dimostrazione della correttezza di questa tesi. L’imperialismo si è effettivamente dimostrato una tigre vera, capace di compiere i più feroci massacri, sterminare milioni di uomini e devastare interi paesi. Se anche ci limitiamo a guardare solo la storia successiva al secondo conflitto mondiale, vediamo che gli imperialisti hanno aggredito, devastato e massacrato gli abitanti di ogni paese che si è ribellato al loro dominio: dalla Corea (1950-1953) al Vietnam (1955-1973), dall’Algeria (1954-1962) alla Siria (dal 2011), dall’Afghanistan (2001) all’Iraq (dal 2003) fino alla Libia (dal 2011), solo per citare alcuni tra gli esempi più noti.

La storia mostra però anche che, nonostante la disparità enorme di mezzi e risorse e gli orribili massacri perpetrati, gli imperialisti non sono riusciti a piegare nessuno di questi popoli. O sono stati sconfitti e costretti a scappare a gambe levate, come in Vietnam e più recentemente in Afghanistan, o comunque non sono riusciti a pacificare il paese invaso e si sono ritrovati assediati dalla popolazione ostile, come in Iraq. Insomma, a guardare meglio, quelle tigri così feroci e pericolose si rivelano fragili, deboli: di carta. È nel popolo che risiede la vera forza.

La duplice natura degli imperialisti, tigri vere e tigri di carta, si è manifestata in ognuno di questi conflitti: sono stati massacri per i popoli aggrediti, ma anche eclatanti sconfitte per l’imperialismo. I due aspetti sono legati: più erano evidenti le difficoltà degli imperialisti, più questo ne aumentava la ferocia; ma più ne aumentava la ferocia, più si sviluppava in tutto il mondo il movimento di solidarietà delle masse popolari, che alimentava le difficoltà degli imperialisti anche sul fronte interno, preparando le condizioni per la loro sconfitta.

Saigon, 29 aprile 1975
Gli imperialisti Usa fuggono,
in rotta, dal Vietnam

foto di apertura

Questa tesi di Mao continua a dimostrarsi vera. Prendiamo il caso della guerra condotta dagli imperialisti contro la Federazione Russa in Ucraina.

L’intervento degli imperialisti in Ucraina inizia nel 2014. Prima con la promozione di un colpo di Stato e l’imposizione di un regime nazista, poi con il sostegno alla politica di oppressione della minoranza russofona e alla guerra civile fratricida contro le repubbliche separatiste del Donbass, infine con le provocazioni che hanno portato nel 2022 allo scontro diretto con la Federazione Russa, con la negazione di ogni possibilità di negoziato, la totale devastazione del paese e i morti che si contano a decine di migliaia. Per fomentare un tale massacro gli imperialisti hanno buttato in questa impresa centinaia e centinaia di miliardi, dato fondo alle scorte di munizioni e armamenti, imposto sanzioni economiche, impiegato ogni mezzo a disposizione per attaccare la Federazione Russa ed estendere così la loro sfera di influenza e conquistare nuovi mercati.

Tigri vere, di ferro, divoratrici di uomini.

Ma anche tigri di carta: l’esito di tutti questi sforzi e massacri, infatti, è che oggi l’esercito di Kiev arretra su tutto il fronte perché gli imperialisti hanno chiuso i rubinetti al regime Zelensky, paralizzati dalle proprie contraddizioni, sempre più isolati a livello internazionale, costretti a fare i conti con una mobilitazione popolare contro la guerra che si sviluppa in tutto il mondo e con le crescenti difficoltà nella gestione del proprio fronte interno. Al contrario, la Federazione Russa, nonostante la disparità di forze nel confronto con la Nato, è uscita indenne dalle sanzioni e avanza sul campo di battaglia, mentre Putin si riconferma alla guida del paese con oltre l’87% di preferenze e un’affluenza del 73% alle urne.

Stesso discorso, in maniera forse ancora più evidente, vale per l’invasione di Gaza da parte dei sionisti. La disparità di risorse, forze e mezzi tra l’esercito israeliano e la resistenza palestinese è enorme, il massacro compiuto in pochi mesi dai sionisti così terribile da meritare il nome di genocidio. Eppure i sionisti sono ben lontani dal piegare la resistenza palestinese, che anzi è più viva che mai. E meno ci riescono più cresce la loro ferocia. Ma crescono, al contempo, anche il loro isolamento, i contrasti con gli altri gruppi imperialisti, la mobilitazione delle masse popolari di tutto il mondo contro il genocidio, le contraddizioni interne, sia dal basso che dall’alto, che indeboliscono il governo israeliano.

Più queste difficoltà montano, più gli imperialisti non trovano altra via che rilanciare sulla strada della guerra, mostrare i denti per convincere le masse popolari che sono tigri vere.

Abbiamo visto con i nostri occhi gli imperialisti promuovere l’escalation in Ucraina con la consegna al regime Zelensky di armi sempre più devastanti e a lungo raggio, con le minacce sull’utilizzo dell’arsenale nucleare, con le dichiarazioni di Macron sulla necessità di inviare soldati Nato sul campo, con le dichiarazioni dei vertici della Ue sulla necessità di preparare la guerra, con l’attentato a Mosca.

Li abbiamo visti alimentare l’escalation a Gaza e in tutto il Medio Oriente, trasformando l’invasione della striscia in un genocidio (con annesse dichiarazioni di ministri del governo sionista sulla necessità di lanciare l’atomica su Gaza); dando carta bianca ai coloni per alimentare le tensioni in Cisgiordania; intervenendo il Libano, in Iraq, in Iran, mentre una coalizione a guida statunitense e una a guida Ue bombardano le postazioni degli Houthi in Yemen.

Gli imperialisti non possono cambiare la loro natura: governano il mondo con la violenza, secondo la legge del più forte ma, nel contesto della crisi generale del capitalismo, hanno sempre più difficoltà a dominare la situazione. Per fare fronte a questa situazione non trovano altra strada che elevare il livello della violenza del loro dominio, rilanciare con la guerra, in un processo che ci porta dritti verso il terzo conflitto mondiale.

Sono tigri, ma tigri di carta: la vera forza è quella delle masse popolari! Sono sempre di più i popoli che si ribellano al loro sistema: fermarli è possibile! La questione decisiva è fare la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, centro del loro sistema di potere. Il primo paese dove i comunisti riusciranno a condurre le masse a farla finita con gli imperialisti e a instaurare il socialismo mostrerà e aprirà la via a tutti gli altri.

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