Ribaltare ogni attacco repressivo. Un esempio da Pisa

Il 23 febbraio in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base in solidarietà alla resistenza del popolo palestinese, si sono svolti cortei in varie zone d’Italia. In queste piazze studenti e lavoratori hanno sfilato per le strade in solidarietà alla resistenza palestinese, contro il governo Meloni e le sue politiche guerrafondaie al carro della NATO, degli imperialisti USA e sionisti. In alcuni casi la gestione dell’ordine pubblico è stata all’insegna della repressione e del manganello.

Un caso eclatante è stato quello avvenuto a Pisa. Quando infatti il corteo è giunto all’altezza di piazza Cavalieri gli studenti si sono trovati davanti un nutrito cordone di polizia che vietava l’accesso alla piazza, cioè a un luogo pubblico e aperto alla città. La Questura non ha esitato nemmeno un secondo a sguinzagliare i suoi “manganellatori di professione” e a caricare gli studenti (la maggior parte dei quali minorenni) che non hanno accettato passivamente la chiusura dell’accesso alla città per poter manifestare liberamente contro la complicità del governo Meloni nei confronti del genocidio del popolo palestinese.

A questi studenti la Federazione Toscana e la sezione di Pisa del P.CARC hanno espresso la solidarietà con il comunicato Da Pisa a Firenze: estendere la solidarietà e fare fronte comune contro la repressione. Viva la lotta del popolo palestinese! del 23 febbraio stesso, cui rimandiamo.

A Pisa nel pomeriggio del 23 febbraio è poi esplosa la solidarietà da parte della città che si è riversata in piazza Cavalieri, quella dove la polizia aveva impedito ai giovani di entrare a suon di manganelli. Oltre 5mila presenti hanno preso posizione contro la repressione del governo Meloni e in solidarietà al popolo palestinese. Tra le parole d’ordine più diffuse “giù le mani dagli studenti”, “Stop genocidio”, “Palestina libera”, “Basta violenza della polizia” e “No alla violenza delle istituzioni”. Scanditi anche slogan “vergogna vergogna”, e “caricateci ora” all’indirizzo delle forze dell’ordine.

La mobilitazione di Pisa è un esempio importante di come non bisogna limitarsi a resistere alla repressione ma attraverso la lotta e la solidarietà mobilitarsi attivamente per ribaltare ogni attacco contro il nemico. Fare questo non solo è possibile e necessario ma significa alimentare l’ingovernabilità del paese al governo Meloni, alle sue politiche repressive, guerrafondaie e securitarie.

La macchina repressiva dello stato borghese sta attaccando il diritto a manifestare liberamente, censurando le voci dissidenti e manipolando l’opinione pubblica perché è ormai l’unico modo di cui dispone per far fronte alla crescente impopolarità di questo governo.

Ma Meloni mostra i denti per mascherare la sua debolezza. È per questo che ha varato il “pacchetto sicurezza” con cui ha inasprito le pene per le azioni di lotta sociale, acuito la repressione nelle carceri e nei centri temporanei degli immigrati; ed è per questo che la polizia manganella a ogni piè sospinto manifestazioni e presidi di lotta. In tutto il paese, come a Pisa, dobbiamo approfittare di questa debolezza e ribaltare ogni attacco repressivo alimentando la lotta politica, fomentando la ribellione e la moltiplicazione di scioperi e problemi di ordine pubblico per rafforzare ogni vertenza in corso, unire le mobilitazioni per bastonare Meloni e cacciare le larghe intese. Le mobilitazioni e lo sciopero indetto per il prossimo 8 marzo sono il prosieguo e lo sviluppo di quelle degli ultimi giorni!

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