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Sulla morte di Giovanbattista Cutolo. Per avere giustizia indichiamo i veri colpevoli!

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Settembre 7, 2023
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Si sono tenuti ieri (6 settembre) a Napoli i funerali di Giovanbattista Cutolo, un giovane musicista napoletano di 24 anni rimasto ucciso dal colpo di pistola esploso da un altro giovane di 17 anni durante un diverbio per futili motivi. Al funerale hanno preso parte centinaia di napoletani che si sono stretti attorno alla famiglia del ragazzo. 

Il sentimento di solidarietà e conforto della città alla famiglia di Giovanbattista è un segnale importante, così come la rabbia che situazioni come queste generano. Una rabbia che per trovare sbocco deve essere organizzata e indirizzata contro i veri responsabili di questa e di tutte le tragedie frutto della barbarie sociale, economica e politica che ci circonda. Una barbarie che non può essere risolta inasprendo la repressione o decantando qualche padre nostro. 

Una situazione così tragica pretende che i ragionamenti si facciano lucidi. Questo vale soprattutto per chi vuole porre rimedio alla catastrofe in corso e cambiare effettivamente la società. Questo perché è la società e la sua attuale gestione il problema. Una società diretta dalla borghesia che fonda la sua sopravvivenza nel relegare la maggioranza della popolazione nell’ignoranza, nell’abbrutimento, nell’illusione di trovare una strada individuale per uscire da questa crisi e soprattutto che mette masse contro altre masse.

Questo discorso, ovviamente, non si pone l’obiettivo di “assolvere” il giovane di 17 anni che ha sparato a Giovanbattista (questo lo lasciamo ai preti e alla doppia morale cattolica), né nessun’altra azione di abbrutimento e distruzione che parti di masse popolari muovono contro altre parti di masse popolari, sia essa un omicidio, uno stupro o un pestaggio. La questione è individuarne l’origine e i colpevoli di ultima istanza. Per questo, rispetto alla morte del giovane di Napoli, il punto è non cadere nella trappola del giustizialismo limitandosi a pretendere punizioni severe per il responsabile, più polizia e repressione per le strade, leggi più severe e in generale chiedere alle istituzioni di intervenire. Queste sono le soluzioni che i veri responsabili della barbarie in corso propongono per nascondere le proprie colpe e scaricarle sulle masse popolari. Di chi stiamo parlando? Facciamo alcuni esempi. 

Al telegiornale l’assessore alla sicurezza, Antonio De Jesu, ha dato la colpa al giovane di 17 anni e a tutte le famiglie dei quartieri popolari della città che dovrebbero controllare i propri figli e non lasciarli scorrazzare armati di notte. Ma cos’ha fatto De Jesu, assessore alla sicurezza, per tutto il suo mandato? Cos’ha fatto quando ha ricoperto la carica di questore di Napoli? Perché la criminalità organizzata continua a gestire e amministrare interi pezzi della politica, dell’economia e del controllo territoriale della città? Parli di questo l’assessore e spieghi che la criminalità organizzata è parte integrante del sistema politico del nostro paese e che quindi ogni parola da parte delle istituzioni nazionali e locali su questo argomento non è altro che fuffa e imbroglio. Ma non può farlo perché la diretta conseguenza di questo ragionamento è che le masse popolari devono organizzarsi per fare piazza pulita della borghesia, delle sue istituzioni e del suo sistema sociale.

Ma andiamo avanti. Durante il funerale il cardinale Battaglia si è esibito in una patetica richiesta di perdono a Giovanbattista Cutolo, ha fatto mea culpa per non aver chiesto abbastanza alle istituzioni locali e nazionali  e ha lanciato, appunto, l’appello a mettere mano al degrado sociale di Napoli. La Chiesa è proprietaria di centinaia di immobili, appartamenti e strutture in tutta la città, riceve ancora oggi milioni di euro in donazioni e progetti, gestisce fondazioni, soldi, relazioni e aziende. Perché non le mette tutte e fino in fondo a disposizione della lotta al degrado, alla disoccupazione, all’emergenza abitativa e a tutti i problemi di cui soffrono ampi strati delle masse popolari? Il cardinale si preoccupi di questo invece di fare sceneggiate poco credibili e ridicole. È ancor più grave che i comunisti e vari esponenti di organizzazioni politiche antisistema e progressiste della città facciano eco a questo impostore e alla sua sfacciataggine.

Il governo Meloni sta usando anche questa faccenda come paravento per “operazioni speciali di polizia” andando a sfondare case e individuando occupanti abusivi nelle case dei quartieri spagnoli di Napoli, su modello di quello fatto al Parco verde di Caivano. Si tratta di operazioni presentate come attacchi alla criminalità organizzata ma che si trasformano in attacchi alle masse popolari dei quartieri popolari: al parco Verde con 400 agenti sono state requisite poche migliaia di euro e sono stati messi i sigilli a qualche casa e automobile dei clan, mentre alcuni abitanti del quartiere che non erano in regola sono stati sfrattati dalle loro case. Si tratta di quelle stesse persone a cui contemporaneamente il governo ha tagliato il reddito di cittadinanza e ogni forma di sussidio e sostegno! Quale sarebbe la soluzione al degrado del governo Meloni? Affamare e manganellare.

La lista potrebbe allungarsi al sindaco di Napoli, Manfredi, che non proferisce parola sulla vicenda per paura che qualcuno gli ricordi che anziché triplicarsi lo stipendio, far finta che la sua amata Università Federico II non sia morosa per milioni di euro verso il Comune che amministra (per tasse non pagate) e buttare centinaia di migliaia di euro per gli eventi estivi nella “capitale del turismo nel mediterraneo”, avrebbe potuto investire in assistenti sociali, centri antiviolenza, asili nido e altri presidi utili alla lotta al degrado, all’abbrutimento, alla dispersione scolastica e alla disoccupazione!

Il gioco di dividere la città in buoni e cattivi è un servizio che questi signori, i veri responsabili del degrado in cui sprofondano interi territori, fanno a sé stessi. Per schierarsi – con il loro linguaggio forbito in giacca e cravatta, con il saio o la divisa – dalla parte dei buoni. Ma le mani che nascondono dietro la schiena grondano di sangue. Il nostro.

La rabbia per le ingiustizie che vediamo. Il sentimento di solidarietà verso chi le subisce. La voglia di mobilitarsi per porre fine alla barbarie che avanza. Sono questi i segnali delle potenzialità della resistenza di cui i lavoratori e la maggioranza della popolazione sono capaci per liberarsi dei loro veri nemici. Alla fine del mese di settembre ricorrono gli ottant’anni delle 4 giornate di Napoli, quando l’intera città fu capace di liberarsi dall’invasore nazi-fascista con la forza dell’organizzazione e della mobilitazione popolare. Un esempio di cui dobbiamo fare tesoro oggi per guardare in faccia e cacciare via i nostri invasori della Nato, della Ue, del Vaticano, di Confindustria, delle organizzazioni criminali e dei governi nazionali e locali che da loro prendono ordini. 

Nell’ambito delle celebrazioni delle 4 giornate di Napoli il Partito dei CARC, il 29 e 30 di settembre a Villa Salvetti, terrà una due giorni nazionale di Riscossa popolare fatta di tavoli, dibattiti, concerti e sana aggregazione. Un momento di resistenza e di riscossa cui invitiamo tutti quelli che cercano una strada e una via per costruire una nuova società e sbarrare il passo alla morte, al degrado, all’abbrutimento e all’isolamento in cui siamo immersi.

Partecipazione attiva e diretta anziché la delega a questa o quella autorità e istituzione borghese, a questo o quel caporione. Solo così daremo giustizia a Giovanbattista e a tutti i giovani che subiscono gli effetti della crisi generale in corso. Lo abbiamo fatto allora, possiamo farlo ancora. Serve una nuova liberazione!

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