Guerra alla guerra

Il 2 giugno a Cagliari A Foras – contra s’ocupatzione militare de sa Sardigna promuove una mobilitazione contro le esercitazioni militari NATO che in queste settimane stanno interessando l’isola e più in generale contro l’occupazione militare della Sardegna, che è interessata dai 3 poligoni NATO più grandi d’Europa e altre decine di installazioni militari. Come P.CARC aderiamo alla mobilitazione e chiamiamo tutti i nostri collaboratori e simpatizzanti, gli organismi operai e popolari, associazioni e singoli a partecipare e aderire.

Le masse popolari nel nostro paese, se vogliono, hanno la forza per forza per impedire le operazioni militari che avvengono nel nostro paese, come l’invio di armi e militari che da questo parte verso l’Ucraina. Per farlo devono moltiplicarsi i comitati che vigilano, denunciano le operazioni militari messe in campo, le manovre sporche, la propaganda di guerra, che organizzino mobilitazioni per impedire ogni singola operazione di cui sono capaci, che sabotino l’invio di armi. 

I comitati e le associazioni già attive in questo senso esistono e fanno azioni importanti: dai comitati sardi (Stop RWMA ForasSardinnia Aresti) fino al Calp di Genova, passando per i comitati attivi per la vigilanza delle basi di Ghedi e Camp Darby. Tra questi c’è anche l’associazione Anvui (Associazione nazionale vittime uranio impoverito).

Il comunicato che l’associazione ha diffuso in occasione della notizia di una nube tossica all’Uranio impoverito che sarebbe stata diretta verso l’Europa è esempio di una parte del lavoro che su ogni territorio dobbiamo fare. È un esempio di vigilanza e di denuncia che serve anche a smascherare l’intossicazione dei media di regime. Riportiamo sotto il comunicato steso dall’associazione il 20 maggio e invitiamo a monitorare la pagina del comitato, come quella degli altri comitati attivi in questo fronte, per sostenere l’attività che svolge e per rompere con l’intossicazione della propaganda di regime. 

Facciamo del 2 giugno una giornata di mobilitazione generale contro la partecipazione del nostro paese alla guerra Usa-Nato in Ucraina, l’economia di guerra e il governo della guerra e della prostituzione del nostro paese agli imperialisti Usa!

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Comunicato ANVUI sulla vera o presunta nube tossica all’Uranio Impoverito nel cuore dell’Europa.

Circola la notizia che il 13 maggio scorso, a seguito di un bombardamento russo, sia esploso un deposito di munizioni nella regione di Khmelnitsky, ad ovest di Kiev, e che questo deposito contenesse munizionamento all’Uranio Impoverito inviato dai paesi della NATO a sostegno dell’Ucraina. Su questo fatto circolano notizie contrastanti e probabilmente bisogna aspettare qualche giorno per avere delle certezze. Ma il punto della discussione non è se in quel deposito vi fossero o meno armi all’Uranio Impoverito. Il problema principale è che oggi è in ogni modo inconcepibile la volontà politica in atto da più parti, di correre ad ogni costo il rischio che decine di migliaia, forse milioni di persone, nel prossimo futuro possano essere coinvolte in un conflitto sempre più aperto e dispiegato e che questo sia portato avanti con armi contenenti Uranio Impoverito. Da quando Annabel Goldie, viceministro della Difesa britannica, ha annunciato l’invio di armi all’Uranio Impoverito a sostegno del governo di Zelensky (marzo 2023), l’escalation militare è cresciuta e con esso il pericolo che questo tipo di armamenti venga utilizzato in maniera massiccia da ambo le parti in guerra, con il conseguente rischio chimico di contaminazione di interi territori, di militari e civili coinvolti, di un inquinamento ambientale che causerà decine di migliaia di tumori nel corso dei prossimi decenni, che contaminerà acqua, terra e aria di zone in cui verranno allevati animali, coltivati grano e altre colture da esportazione. In Italia oggi contiamo oltre 8000 ammalati e 400 morti tra i militari che hanno partecipato alle missioni NATO all’estero in Serbia, Kosovo, Bosnia, Iraq, Somalia e altre decine di migliaia sono i civili malati di tumore nei paesi che hanno subìto bombardamenti all’Uranio Impoverito. Sebbene molti giornalisti si stiano impegnando per minimizzarne gli effetti o addirittura negarli, le patologie tumorali gravi legate alla contaminazione da Uranio Impoverito sono accertate da oltre 300 sentenze di condanna contro il Ministero della Difesa e ammesso dagli stessi comandi NATO. Ancora, sono accertati dai risultati della IV Commissione Parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’Uranio Impoverito (2018), presieduta dall’ex onorevole Gianpiero Scanu, che offre una panoramica abbastanza dettagliata dello stato delle patologie tumorali in ambito militare non solo a seguito delle missioni militari all’estero ma anche a seguito delle esercitazioni nei poligoni NATO in Sardegna. Infine, il fatto che le armi all’Uranio Impoverito non siano (ancora) vietate da alcuna convenzione internazionale e che quindi da più parti siano definite “legali”, non implica che sia lecito utilizzarle a maggior ragione visti i devastanti effetti sull’ambiente e sull’uomo. E’ solo per miopia e mancata volontà di ammettere il problema, quindi, se oggi il Ministero della Difesa italiano fa orecchie da mercante rispetto alle patologie tumorali in ambito militare conseguenza dell’Uranio Impoverito e altri metalli pesanti e alcuna dichiarazione ha distinto il governo italiano e il Ministro della Difesa rispetto alle irricevibili affermazioni di un esponente del governo britannico, rendendoli quindi conniventi. A maggior ragione dopo che il nostro paese ha confermato il sostegno all’Ucraina decidendo di continuare a inviare armi, piuttosto che impegnarsi in una risoluzione pacifica del conflitto. Questo non fa altro che confermare il contenuto del comunicato che abbiamo diffuso a fine febbraio dello scorso anno: “Proprio le oltre 400 vittime e le migliaia di ignari militari italiani che si sono ammalati, più un numero incalcolabile di civili inermi, sono il prodotto degli effetti devastanti di alcune tra le più terribili armi che sono state usate in passato e che potrebbero essere usate anche nel conflitto in corso in Ucraina e nella regione del Donbass.

Durante i conflitti esplosi negli ultimi trent’anni, in territori come Iraq, Somalia, Afghanistan, Balcani e Libano è stato fatto un uso massiccio di armamenti all’uranio impoverito o contenente altri metalli pesanti, uso che oltre ad aver catastroficamente contaminato quelle aree, ha visto vittime civili sia per mano dei bombardamenti diretti che per gli effetti inquinanti degli armamenti bellici. A distanza di anni tutto ciò continua a mietere vittime con innalzamenti drammatici delle incidenze di tumori. L’Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito non può che augurarsi che prevalga il buon senso e che si trovi la strada per una soluzione immediata e pacifica delle ostilità ma, contestualmente, in caso di un inasprimento del conflitto che comporti un intervento della NATO, chiede con fermezza che nessun militare italiano venga impiegato nelle zone di conflitto. Questa circostanza comporterebbe ulteriori perdite di vite umane sia per le conseguenze dirette del loro impiego in zona di guerra sia per gli eventuali effetti dell’esposizione all’uranio impoverito e alle nanopolveri di metalli pesanti, rilasciate nell’ambiente dall’impatto degli armamenti. Sono già troppe le vittime che abbiamo riscontrato tra militari e civili nei precedenti e già citati conflitti e non siamo disposti ad accettarne altre.”

E’ questo il momento di far prevalere il buon senso e la ragionevolezza, semmai ci fosse bisogno di specificarlo. Il governo italiano non si impegni in una escalation militare che mette a repentaglio centinaia di migliaia di civili e decine di migliaia di militari, non impieghi i nostri militari, non impieghi armi e denaro pubblico che invece può essere destinato a ben altri e più lodevoli utilizzi, come ad esempio l’assistenza alle migliaia di malati tra i militari italiani e la bonifica delle zone contaminate dagli addestramenti militari su suolo italiano. Per la pace, per il rispetto dei principi costituzionali, a garanzia della salute del personale militare italiano e dei potenziali civili coinvolti, in nome di tutte le vittime dell’uranio impoverito!

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