Dalla Sardegna: la guerra parte da qui, fermiamola! 

La Sardegna ancora una volta è teatro di guerra. Per tutto il mese di maggio infatti si sono susseguite grandissime esercitazioni militari che coinvolgono i paesi Nato: le operazioni Noble Jump (che vede coinvolti 8 paesi della Nato), Join Star (che coinvolge 4.000 militari e 900 mezzi terrestri, aerei e navali)  e Mare aperto (circa 6.000 militari e civili di università e centri di ricerca). 

Le esercitazioni, implementate in forza e numero rispetto al passato, rientrano nelle operazioni di guerra della Nato contro la Federazione Russa. In Sardegna si sperimenta e si lavora per intensificare la guerra e lo si fa ai danni della popolazione locale che da decenni muore per malattie di guerra dovute alle sostanze usate nelle esercitazioni militari (tra questi uranio impoverito e Napalm!).

All’intensificarsi delle operazioni militari si intensificano anche le mobilitazioni contro di queste e per cacciare la Nato dall’isola promosse dai comitati antimilitaristi sardi. 

I comitati antimilitaristi fanno inchiesta, vigilano, controllano e denunciano ciò che Nato e forze armate fanno accadere nel loro territorio; lottano e manifestano contro le loro operazioni di morte. 
A foras in questo mese ha organizzato conferenze nell’Università di Scienze politiche di Cagliari e sta organizzando la manifestazione del 2 giugnoprossimo, sempre a Cagliari. 
Sardinnia Aresti ha organizzato la manifestazione contro la base di Decimomannu, a cui erano presenti altre realtà anitimilitariste d’ Italia (No Muos, No base Coltano, No Tav) , una manifestazione a Teulada e una manifestazione cittadina a Cagliari il 12 maggio. Il comitato per la campagna stop Rwm prosegue la vigilanza e la denuncia rispetto alle operazioni di allargamento e produzione del sito. Tutti i comitati sono anche impegnati nella lotta alla repressione che ha colpito 45 esponenti delle lotte antimilitariste con l’accusa di associazione sovversiva e terrorismo, a dimostrazione che le iniziative e le attività messe in campo dai comitati toccano gli interessi di chi vuole agire indisturbato nel territorio. 

Si moltiplicano e si coordinano le iniziative in Sardegna, ma anche nel resto del territorio nazionale. Il 29 aprile scorso è stata organizzata a Cagliari l’iniziativa Disertare la filiera delle armi, esperienze di contrasto alla catena produttiva degli armamenti con il coordinamento del comitato stop Rwm, del Calp di Genova e di Potere al Popolo. Altre iniziative simili si sono estese, come le passeggiate di controllo attorno alla base Usa Camp Derby, la mobilitazione contro la base di Coltano a Pisa e il presidio con ispezione parlamentare fatto a Ghedi lo scorso inverno. 

https://www.youtube.com/watch?v=SXl0dk_TXwA

L’occupazione militare infatti riguarda la Sardegna e lo scempio che stanno facendo del suo territorio ma riguarda in realtà tutta l’Italia. Riguarda le ripercussioni sulle masse popolari del paese della partecipazione dell’Italia alla guerra, riguarda la guerra che fanno all’ambiente, alla salute dele masse popolari italiane. Chi lo sa cosa testano e quali operazioni mettono in campo dentro Camp Derby? Chi lo sa cosa fanno a Ghedi? 

Le masse popolari e i lavoratori di queste basi se si organizzano possono sapere, verificare, vigilare su quello che accade la dentro. Le azioni che mettono in campo i comitati sardi sono d’esempio e vanno estese su tutto il territorio nazionale! Devono essere estesi e generalizzati! Riportiamo le misure indicate dal (n)OCI nel comunicato CC 09/2023 – 25 aprile 2023
“Porre fine alla partecipazione dell’Italia alla guerra scatenata da USA-NATO comporta:
– denunciare capillarmente con scritte murali, con locandine e volantini, nel social network ogni base militare, agenzia e installazione NATO e USA, ogni servitù e operazione militare; 
– promuovere manifestazioni stradali contro la partecipazione alla guerra e contro ogni operazione in cui la partecipazione si concretizza;
– bloccare e sabotare l’invio e il trasporto di armi verso l’Ucraina: ogni convoglio ferroviario e stradale e ogni caricamento di navi;
– generalizzare l’esempio dato dal Comitato Autonomo Lavoratori Portuali (CALP) di Genova contro l’invio di armi dai porti italiani;
– fare agitazione contro la partecipazione dell’Italia alla guerra USA-NATO in ogni istanza delle forze armate italiane”

In questo modo i comitati e i lavoratori rendono impossibile loro fare operazioni impuniti, li costringono a rivedere i piani e questo è il primo passo per rafforzare le posizioni delle masse popolari nella battaglia per cacciare la Nato dall’Italia! 
È anche lo stessa strada che le conduce ad avere la forza di imporre un governo che sia davvero loro espressione e che abbia la volontà politica, i rapporti di forza per cacciare la Nato dal paese. 

La lotta contro la guerra e la militarizzazione dei territori è e deve essere lotta per imporre un governo di emergenza popolare, un governo che la faccia finita con l’asservimento agli imperialisti Usa e alla Nato! 

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