La lotta delle donne è lotta di classe!

L’installazione del governo Meloni ha aperto una fase caratterizzata dalla continuità nell’attuazione dell’agenda Draghi in campo politico ed economico, compreso il crescente coinvolgimento del nostro paese nella guerra della Nato in Ucraina, e da una rinnovata spinta dei promotori più o meno palesi del “dio, patria e famiglia” all’attacco ai diritti delle donne delle masse popolari e alle discriminazioni di genere.

I due aspetti sono legati in vari modi, ma soprattutto dal fatto che

– smantellare i diritti delle donne delle masse popolari, fra cui quelli alla salute, alle cure, all’autodeterminazione, è condizione che favorisce lo smantellamento della sanità pubblica, dai consultori in su, in favore di quella privata;

– l’oppressione delle donne delle masse popolari e le discriminazioni di genere sono un efficace strumento – consolidato dal senso comune che poggia sul patriarcato – per alimentare la guerra fra poveri che diventa guerra contro le donne (violenze e omicidi);

– il machismo, le discriminazioni di genere e la violenza di genere sono ingredienti fondamentali della retorica – e quindi dell’educazione e della “cultura” – guerrafondaia e militaresca: essenziale per un paese in guerra.

Tuttavia, è un errore pensare che tutto ciò abbia come causa principale l’installazione del governo Meloni.

Il governo Meloni ha solo sturato la fogna, i suoi esponenti e galoppini sono gretti, reazionari e più sfacciati nel dire e nel fare quello che la classe dominante tutta pensa e fa da decenni (dalla fine degli anni ‘80 del secolo scorso, approfittando del declino del movimento comunista e del conseguente indebolimento del movimento femminista), nascondendosi spesso dietro la retorica dei diritti e il paravento dell’emancipazione “raggiunta” (non conquistata, ma raggiunta) dalle donne della classe dominante. Del resto anche Giorgia Meloni è una donna…

Le prossime settimane e i prossimi mesi saranno caratterizzati dalla mobilitazione di cui le masse popolari sono protagoniste per non subire il corso disastroso che la classe dominante sta imponendo al paese.

Sarà, inevitabilmente, una mobilitazione contraddittoria e disordinata, caratteristiche di cui la classe dominante e il governo Meloni proveranno a giovarsi per indebolirla, creare divisioni e contrapposizioni, corromperla.

La retorica sui diritti delle donne delle masse popolari, l’emancipazione di genere, i diritti di ogni famiglia e più in generale i diritti civili sarà usata, più di quanto lo è oggi, come strumento di diversione, in particolare dal polo PD di quelle Larghe Intese che hanno governato negli ultimi trent’anni.

Il periodo che abbiamo di fronte richiede a tutti gli organismi che animano e organizzano la mobilitazione delle masse popolari di cambiare pelle. Non solo per respingere i tentativi della classe dominante di trasformarla in guerra fra poveri, ma per svilupparla coscientemente in mobilitazione per cacciare dal governo i nostalgici del Ventennio, i promotori del “dio patria e famiglia”, gli speculatori, i servi della Nato e della Ue e imporre un governo di emergenza che ha come fulcro della sua azione l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione del 1948.

www.carc.it/2023/03/04/lettera-aperta-a-non-una-di-meno/

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