[Firenze] Non facciamoci fregare: la lotta contro il degrado della società è una questione di classe!

8.02.2023

In queste settimane abbiamo aperto una ricca e (crediamo) proficua discussione pubblica su quale deve essere il ruolo dei compagni, dei comunisti, degli elementi avanzati delle masse popolari, nel difendere e gestire i propri spazi, i propri quartieri. Per contestualizzare il tema rimandiamo a quanto scritto nel nostro precedente comunicato in relazione alle problematiche emerse nel quartiere di Rifredi e alla Casa del Popolo del Campino dove dal 2015 operiamo (insieme ad altre realtà) come Partito, e lì abbiamo una nostra sede.

Sono tante le sollecitazioni che abbiamo raccolto in questi giorni, alcune particolarmente interessanti e che intendiamo sottoporre a una riflessione collettiva con questo nostro secondo comunicato e perché no, anche a momenti di incontro e discussione futuri. Una delle questioni principali emerse riguarda il concetto di “degrado”.

Qualche compagno lo ritiene un concetto di destra (intesa sia nel senso di destra moderata come lo è il PD, sia di destra reazionaria, come lo sono Lega, Fratelli d’Italia, scimmiottatori del fascismo alla casa Casa Pound e Forza Nuova); sarebbe quindi, un termine improprio, da non utilizzare, perché dà fiato alle trombe della mobilitazione reazionaria e della guerra tra poveri e legittima la narrazione della classe dominante. Siamo assolutamente convinti che nelle obiezione (dette o non dette) di alcuni compagni, e in generale di chi ci legge e ci scrive, ci sia buona fede, per questo motivo cogliamo l’occasione per continuare questa discussione, franca e aperta.

Degrado significa deterioramento di qualcosa. Il degrado economico, intellettuale, morale, sociale e ambientale dei quartieri e del territorio è un fatto, ed una questione di classe.

E’ infatti banale constatare (ma forse è opportuno rammentarlo) che non è nei quartieri dei ricchi, nei parchi, nelle ville e nelle tenute dei borghesi e del clero che dilagano degrado, delinquenza, disoccupazione e inquinamento. È nei quartieri e nelle periferie dove vivono i lavoratori e le masse popolari che domina l’insicurezza, la vita è diventata difficile e lo diventa ogni giorno di più. Affermare ciò è mettersi al carro della destra? È propaganda di destra? Non crediamo affatto. Affermare ciò è partire da una situazione reale e concreta che è frutto della direzione criminale della classe dominante. La destra moderata (PD), e reazionaria (Lega, FdI, e Co.) cavalca, con la sua propaganda reazionaria e xenofoba, e con le sue soluzioni securitarie e repressive, questi problemi di cui è al contempo fonte e artefice (imponendo alle masse popolari, tramite i sui governi nazionali e locali il programma di lacrime e sangue).

E allora, da dove nasce la paura di riconoscere e definire questo problema? Da dove nasce la paura di essere (perennemente) strumentalizzati dalla destra, di “passare come fascisti”, di dare spago alla narrazione del nemico? Nasce dalla scarsa comprensione che il degrado, la delinquenza, i traffici loschi, l’usura, l’abbrutimento, l’ignoranza, la miseria e l’inquinamento sono un problema di classe, tanto quanto i bassi salari, la disoccupazione, il lavoro precario, il lavoro nero, i ritmi e gli orari di lavoro, gli incidenti sul lavoro, gli “omicidi bianchi” e le malattie professionali.

Sono problemi di classe e come tali vanno trattati. Cosa vuol dire? I ricchi, i borghesi e i prelati si occupano del degrado dei quartieri e del territorio per fomentare la divisione e la guerra tra le masse popolari: danno la loro soluzione di classe, cioè coerente e funzionale ai loro interessi di classe. E allora, ecco che fioccano le raccolte firme propinate da qualche consigliere di quartiere della Lega, fioccano le telecamere a destra e a manca, gli appelli alla militarizzazione dei territori, i circoli vengono chiusi, spuntano i fascisti e i compagni che provano a organizzarsi vengono criminalizzati, isolati e repressi. A volte i padroni provano a forzare ancora di più la mano: ci ricorderemo tutti il decreto legge 23.02.09 n.11 sulla sicurezza dell’allora governo Berlusconi; fu un tentativo di istituire e legalizzare ronde di cittadini contro “la criminalità e il degrado” comprese nel “pacchetto – sicurezza Maroni”. All’epoca i gruppi reazionari sponsorizzati dalla banda Berlusconi si diedero da fare: formazione di “polizie parallele” (come la DSSA promossa da Gaetano Saya, fondatore del Nuovo MSI-Destra Nazionale) e ronde di cittadini in cui confluivano razzisti e fascisti di vario tipo. A Massa un consigliere comunale della Destra, Stefano Benedetti, diede vita alla ronda “SSS” per pattugliare le strade contro la presenza di immigrati. Ebbene, la sera del 25 luglio del 2009 compagni e antifascisti (del P.CARC e non solo) organizzarono una Ronda Popolare Antifascista per impedire i pattugliamenti dei nostalgici del Duce, Polizia e Carabinieri intervennero per spalleggiare i fascisti e ne nacquero tafferugli a causa dei quali quattro compagni furono arrestati. La Ronda Popolare Antifascista e la mobilitazione contro la repressione ebbero risonanza nazionale, finirono su tutti i giornali e telegiornali e scatenarono una polemica politica che contribuì in modo decisivo a mettere subito una pietra tombale su quella parte del pacchetto – sicurezza di Maroni. E’ evidente (come in quel caso) che le soluzioni della classe dominante sono assolutamente strumentali ai loro interessi, al massimo spostano da un quartiere all’altro i problemi, portando così le masse popolari di un quartiere, di una zona, di una città a mettersi contro le masse popolari di altri quartieri, zone e città come già i padroni cercano di mettere gli operai di una fabbrica in contrasto con quelli di un’altra per fregare gli uni e gli altri. E’ quindi altrettanto evidente che le istituzioni hanno tutto l’interesse a mantenere il quartiere di Rifredi nell’abbandono e nel degrado per poter sguinzagliare i loro speculatori e fare le passerelle sotto elezioni.

È quindi necessario combinare due movimenti: il primo è quello di mettere le istituzioni all’angolo chiamando le masse popolari a organizzarsi per rivendicare le soluzioni che servono. Investimenti nelle attività di recupero dei quartieri, investimenti nelle attività di sostegno alla lotta contro la marginalità (sostenere economicamente attività fondamentali come quelle degli operatori di strada), investimenti per il recupero di spazi abbandonati per la loro riqualificazione (vedi ad esempio il Meccanotessile), investimenti per la salvaguardia dei posti di lavoro e per la creazione di posti di lavoro (utili e dignitosi!), promuovere un confronto pubblico e trasparente con la cittadinanza su dove e come i soldi vengono investiti. A questo proposito citiamo alcuni dati: in Toscana le risorse arrivate per il Pnrr ammontano a 6,2 miliardi di investimenti per quasi 5000 progetti. Ad oggi, hanno un titolo esecutivo di realizzazione 4.983 progetti approvati, che dovranno essere finiti nel 2026. A Firenze sono destinati il 42% dei fondi previsti per l’intera Regione. Per ovviare ai noti ritardi relativi agli investimenti da fare, il Sindaco Nardella ha annunciato (ormai settimane fa) quasi 90 gare, in meno di 40 giorni lavorativi per un totale di 800 milioni di euro. Cosa vanno a finanziare questi soldi oltre al restauro dello stadio Franchi, il sottoattraversamento TAV e la costruzione della nuova tranvia (dalla stazione Leopolda a Campi Bisenzio)? Quali sono le aziende vincitrici delle gare di appalto? Che interessi rappresentano? Quanti di questi fondi sono stati destinati o saranno destinati alle misure che servono alle nostre periferie? Su questo le istituzioni vanno messe all’angolo: di questo le masse popolari devono chiedere conto a coloro che si arrogano il diritto di rappresentarle.

Il secondo movimento da innescare (fondamentale per mettere in moto il primo) per far fronte direttamente ai nostri problemi (lavoro, mancanza di servizi, cura e difesa delle nostre comunità, ecc.) è quello di concepire e attuare un nuovo tipo di sicurezza (popolare). Il come realizzarla deve essere orientato dalla parola d’ordine che è legittimo fare tutto quanto va negli interessi delle masse popolari, anche se non è considerato legale dalle autorità borghesi (che dal canto loro non si fanno problemi a violare le loro stesse leggi, se questo permette di fare i propri interessi). Solo la mobilitazione popolare nell’ottica di occuparsi dei diversi aspetti della società negli interessi delle masse popolari, può dare una soluzione positiva al marasma in cui ci hanno trascinato.

I comunisti e gli operai avanzati, gli elementi avanzati delle altre classi delle masse popolare e i sinceri democratici (compresi i rappresentanti delle istituzioni che fanno opposizione alle politiche dei partiti delle Larghe Intese) devono promuovere e sostenere in ogni circostanza, in ogni modo e con ogni mezzo la formazione di organizzazioni popolari e di altre organizzazioni di resistenza e di lotta e la loro attività per mobilitare e sostenere le masse popolari a far fronte da subito agli effetti più gravi della crisi, a mettere fine al degrado economico, intellettuale, morale, sociale e ambientale dei quartieri popolari e del territorio, a farla finita con lo squadrismo fascista e razzista, con le prepotenze dei padroni, degli speculatori e delle Organizzazioni Criminali, a promuovere benessere economico, relazioni sociali, servizi pubblici, attività sportive, iniziative culturali e tutte le altre condizioni di una vita dignitosa (nelle case del popolo, nei centri sociali negli attuali e futuri spazi da conquistare), a impedire il dilagare del razzismo e della mobilitazione reazionaria, promuovendo aggregazione sociale, solidarietà e lotta comune contro la borghesia, il clero, le autorità e l’ordinamento sociale che essi impongono.

Insomma, quello che serve è mettere in moto (a partire dalle nostre forze) la sicurezza del controllo popolare: per promuovere la solidarietà, l’aggregazione, il mutuo soccorso, per educare, limitare e “sanzionare” i comportamenti antisociali (se necessario), per garantire a tutti una vita dignitosa, con la presenza di presidi di controllo dal basso (valorizzando gli spazi di aggregazione sana che già esistono e promuovendone il coordinamento) e azioni di mutuo soccorso, formazione della coscienza politica e civile di classe al fine di costruire una vera e propria rete in cui nessuno sia escluso o emarginato. Sono i comitati popolari che dobbiamo fomentare e contribuire a costruire nelle Case del Popolo e in ogni quartiere, la base della coesione sociale, ed è il loro attivismo e la loro azione quotidiana che può mettere un reale argine al degrado.

Questo è quello che serve fare e su cui chiamiamo a un confronto gli elementi avanzati delle masse popolari, i compagni e le compagne con cui condividiamo spazi e luoghi di aggregazione.

Federazione Toscana del Partito dei Carc

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