Dalle 9:30, di fronte al Tribunale di Milano, si svolgerà un presidio di solidarietà con gli imputati Pablo Bonuccelli e Claudia Marcolini del Partito dei CARC. Nel corso del presidio gli imputati rilasceranno dichiarazioni alla stampa.

Mentre in Lombardia entra nel vivo la campagna elettorale per le regionali, inizia il processo contro Pablo Bonuccelli e Claudia Marcolini, accusati di essere gli autori della scritta “Fontana assassino”. Attilio Fontana invece risulta “immacolato”. Secondo la legge non ha avuto nessun ruolo, nessuna voce in capitolo e nessuna responsabilità nella gestione criminale che la Regione ha fatto della pandemia. In forza di questa impunità, Fontana si ricandida a Presidente della Regione.

Quando a maggio 2020 è comparsa su un muro di Milano la grande scritta “Fontana assassino”, si è scatenata la classica tempesta in un bicchier d’acqua per deviare l’attenzione pubblica sulla forma anziché sul contenuto del messaggio.

Quella scritta affermava la verità e dava voce ai sentimenti della maggioranza delle masse popolari lombarde che stava subendo gli effetti della gestione criminale della pandemia, aggravata dalla “variante Attilio Fontana”: quello che aveva fatto carte false per evitare l’istituzione della zona rossa nella bergamasca (per compiacere Confindustria), quello che aveva firmato la circolare per mandare i malati di Covid “a bassa intensità” nelle RSA a fronte della mancanza di posti letto nelle strutture ospedaliere, quello che pubblicamente sosteneva di “dormire tranquillo”, ma privatamente manovrava i traffici di mascherine, camici, respiratori…

Quando la scritta è comparsa, la Procura di Milano affidava le indagini al pool antiterrorismo e andava in scena a reti unificate il riprovevole spettacolo della solidarietà bipartisan a Fontana “per le minacce ricevute”(!). In quei giorni, in una conferenza stampa ci siamo assunti il significato politico di quella scritta e abbiamo denunciato le connivenze e la complicità di chi solidarizzava con Fontana, Sindaco e Giunta di Milano in testa.

Del resto, il contenuto di quella scritta, “Fontana assassino”, era talmente coerente con la realtà che il Tribunale di Milano è tornato sui suoi passi.

Il 16 gennaio il processo inizierà. Non per “terrorismo” o “minacce”, né per “diffamazione”, ma per imbrattamento. La cosa farebbe ridere, se non ci fossero di mezzo 20 mila morti, il tentativo di imbavagliare chi dice la verità e l’impunità dei responsabili di quella strage.

Nonostante i tentativi di ridurre al minimo il clamore mediatico sul contenuto politico del processo – derubricato formalmente a questione di decoro urbano – useremo tutti i mezzi per farlo, invece, il processo politico; il processo ai delinquenti impuniti che governano la Regione e il Paese.

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