Tra circa un mese sarà trascorso un anno da quando le truppe russe hanno avviato l’intervento militare in Ucraina. I media di regime continuano a descrivere la guerra come una calamità o un problema diplomatico da risolvere attraverso la diplomazia e gli appelli alla pace. La sinistra borghese gli fa eco e alcune di queste tesi si diffondono nel movimento comunista del nostro paese. Questi appelli e buoni propositi, sinceri o di convenienza che siano, non rappresentano una soluzione né alla guerra in corso in Ucraina, né al resto delle guerre che gli imperialisti, Usa in testa, conducono in tutto il mondo da anni e ogni giorno.

In tutto l’anno che è trascorso la guerra in Ucraina ha suscitato un ricco dibattito nel movimento di resistenza alla crisi e nel movimento comunista del nostro paese. Abbiamo già trattato di tesi sbagliate e nocive come l’inganno del multipolarismo, l’equidistanza da Usa e Russia (la linea né con la Russia né con gli Usa) che si fondava sulla definizione della Russia come paese imperialista al pari degli Usa o addirittura di prese di posizione a favore della cosiddetta resistenza ucraina (finanziata, foraggiata e sostenuta dalla Nato e dagli imperialisti) contro l’aggressione militare di un presunto imperialismo russo.

Conduciamo questa lotta teorica sulla natura della guerra in Ucraina e sull’analisi della fase non per fare speculazione intellettuale o limitarci a evidenziare una divergenza di opinioni. Lo facciamo perché il dibattito franco e aperto è uno degli ingredienti fondamentali per la rinascita del Movimento Comunista Cosciente e Organizzato (MCCO) ed è quindi uno dei compiti dei comunisti per fare dell’Italia un paese socialista.

Guerra in Ucraina, alcune note per capirla

All’origine della guerra alla quale il 24 febbraio 2022 l’intervento militare in Ucraina delle Forze Armate della Federazione Russa ha dato inizio, vi è la politica aggressiva contro la Federazione Russa che i gruppi imperialisti USA perseguono a partire dallo scioglimento dell’URSS nel 1991 e che si è accentuata dopo la fine del governo Eltsin (1999) con l’integrazione nella NATO delle ex repubbliche sovietiche baltiche e delle ex repubbliche popolari dell’Europa orientale.

Dal 1991 lo Stato USA ha fornito all’Ucraina assistenza militare per miliardi di dollari. A questi si sono aggiunti miliardi di dollari forniti dal Fondo Fiduciario NATO e quelli versati direttamente dalla Gran Bretagna e dagli altri paesi NATO. La strategia USA-NATO si è sviluppata ancora di più nei primi mesi del 2022: hanno chiesto all’Ucraina di accentuare il suo impegno militare contro le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk nel Donbass che, per sottrarsi agli attacchi, chiedevano dal 2014 il riconoscimento della loro indipendenza da parte di Mosca e, dunque, una protezione.

Questo, sul fronte interno, dal 2014 ha creato in Ucraina una situazione di una guerra civile. La cricca oggi al governo si è imposta con un colpo di stato finanziato dagli imperialisti Usa. I governi degli scimmiottatori del nazismo dal 2014 ad oggi hanno ammazzato 14mila persone di cui 300 bambini in Donbass, hanno fatto attentati e stragi sventolando svastiche e simboli neonazisti (vedi la strage del 2 maggio 2014 a Odessa), hanno perseguitato la popolazione russofona, hanno messo fuori legge la lingua russa e una serie di organizzazioni politiche e sindacali.

La guerra quindi non l’hanno scatenata certo i russi. La propaganda di regime fa carte false per convincere le ampie masse popolari del nostro paese (e di ogni altro paese imperialista) che “la resistenza ucraina” è giusta, ma non è così. Il governo fantoccio dell’Ucraina si è reso strumento della Comunità Internazionale degli imperialisti per attaccare la Federazione Russa (e la Repubblica Popolare Cinese), sta facendo massacrare il popolo ucraino e tutte le minoranze presenti nel paese. Questa è la verità, i veri aguzzini, guerrafondai e invasori sono gli imperialisti Usa, Ue, i sionisti e tutti i centri di potere e le associazioni di capitalisti che li sostengono.

Combattere per la pace significa promuovere l’organizzazione delle masse popolari

Le guerre in corso in tutto il mondo non sono causate dalla cattiva volontà o dai calcoli sbagliati di uno o dell’altro esponente che sta a capo dei governi dei singoli paesi. Per questo, quindi, non finiranno certo se capitasse che tra di essi un qualche illuminato o compassionevole personaggio prende l’iniziativa di farla finire, sia esso il papa, il presidente francese, italiano o statunitense. Anche perché questi soggetti sono mandanti e complici di queste guerre, anche se a parole predicano la pace e la diplomazia!

Gli appelli e le denunce senza proposte e soluzioni, in questo come negli altri terreni (l’inquinamento, l’alterazione climatica, la fame, la disoccupazione, l’emigrazione, la miseria, ecc.), generano a seconda dei casi demoralizzazione, disperazione, rassegnazione, inerzia, assuefazione, cinismo.

Non è convincendo i capitalisti a non fare la guerra che la guerra si fermerà. Essa è innanzitutto un parto necessario della crisi generale del capitalismo e non è possibile porre fine alla guerra senza rovesciare il sistema capitalista. Non è possibile ragionare di porre fine a questa e alle altre guerre del mondo, senza mettere al centro la costruzione della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti.

Combattere per la pace, quindi, oggi significa principalmente promuovere l’organizzazione delle masse popolari, in primo luogo dei lavoratori delle aziende capitaliste (cioè degli operai). Questo nel nostro paese vuol dire agire perché le masse popolari organizzate si pongano su larga scala l’obiettivo di cacciare il governo Meloni e qualsiasi altro governo espressione dei vertici della Repubblica Pontificia e instaurino un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare. Una tappa per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista. L’azione organizzata e dispiegata per sabotare, ostacolare e fermare la partecipazione del governo italiano alla guerra in corso in Ucraina è uno dei filoni degli ambiti di questa lotta!

Per porre fine alla partecipazione dell’Italia alla guerra in corso in Ucraina, organizzarsi e mobilitarsi per
1. denunciare le operazioni militari delle Forze Armate (FFAA) italiane, la promozione del reclutamento di volontari e di mercenari nelle milizie ucraine, il sostegno logistico e informatico alle operazioni militari ucraine;
2. denunciare le operazioni di sostegno alle forze armate ucraine svolte a partire dalle basi USA-NATO posizionate in Italia;
3. denunciare e lottare contro la moltiplicazione delle esercitazioni militari e l’ampliamento delle basi militari USA, NATO e italiane;
4. denunciare e sabotare le sanzioni commerciali, monetarie e finanziarie contro la Federazione Russa (grande produttore ed esportatore mondiale di grano e fertilizzanti, nonché primo esportatore di gas naturale e petrolio per l’Italia e la gran parte del continente europeo) che si ritorcono contro le masse popolari italiane: aumento dei prezzi, carovita, riduzione delle esportazioni con smantellamento di strutture produttive;
5. protestare contro queste operazioni militari ed economiche e contro il riarmo che sottrae risorse alle masse popolari (servizio sanitario, sistema scolastico e università e altre strutture dello “Stato sociale”);
6. boicottare e sabotare le operazioni militari;
7. far partecipare sia la truppa che gli ufficiali alla lotta contro la guerra (anche solo attraverso denunce circostanziate relative alle modalità e alle operazioni con cui il governo italiano invia armi e sistemi di armi all’Ucraina e truppe nei paesi vicini) facendo leva sulle contraddizioni già esistenti nelle FFAA.

Compagni, più che assecondare chi si cimenta nel cercare soluzioni geniali per arrestare il conflitto sul piano della diplomazia borghese, l’aspetto decisivo è indebolire il fronte dei guerrafondai cacciando innanzitutto quelli di casa nostra, Bergoglio, Mattarella, Draghi, Meloni, Confindustria, i partiti delle Larghe Intese (PD, FI, FdI, Lega, ecc.) e i loro tirapiedi. Per farlo bisogna organizzare la riscossa. Bisogna osare sognare, osare lottare, osare vincere!

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