Siamo entrati nel vivo della campagna elettorale per le elezioni regionali che si svolgeranno nei prossimi mesi. Nelle prossime settimane in particolare saranno ambiti di interesse nazionale le elezioni in Lombardia e Lazio, che si svolgeranno il 12-13 febbraio 2023. Queste hanno e avranno uno specifico valore nella politica nazionale e per quanto riguarda la stabilità del governo Meloni.

Alcuni episodi avvenuti nella scorsa settimana in Lombardia mostrano bene la cifra non solo dello scollamento tra le masse popolari e tutti i candidati delle larghe intese, quanto della loro necessità e volontà di farla finita con questi figuri!

“Doveva essere una delle tante passerelle elettorali, si è trasformata nel più clamoroso degli autogol. È la visita che Attilio Fontana avrebbe dovuto fare ieri ai sanitari nel palazzetto di Spirano, Bergamo. Ma lo show finisce ancora prima di iniziare: Fontana infatti a Spirano non si è fatto vedere, preferendo mandare il suo assessore al Welfare, Guido Bertolaso. […] Del resto le premesse che il “red carpet sanitario” potesse rivelarsi una pessima idea c’erano tutte. A partire dalle contestazioni annunciate da cittadini e associazioni, come Alzano viva – Cittadinanza Attiva; Associazione familiari vittime Covid-19 #sereniesempreuniti; Le radici del sindacato (Cgil); Non una di Meno Bergamo. Le cui intenzioni erano state più che esplicite: “Riteniamo Attilio Fontana responsabile della catastrofica gestione della pandemia da Covid-19 che solo nella prima fase ha causato un eccesso di mortalità, nella sola provincia di Bergamo, di 6000 morti. Con l’istituzione della zona rossa nella bassa Valle Seriana, se ne sarebbero potuti salvare dai 4000 ai 2000”, aveva dichiarato l’associazione #sereniesempreuniti guidata dal legale Consuelo Locati. “Saremo fuori dal palazzetto per ricordare che noi non abbiamo dimenticato”, avevano aggiunto i familiari delle vittime.” Fonte Il Fatto quotidiano 14.12.2022 Covid, Fontana scappa dal “suo” show a Bergamo. Milano – Proteste. Oltre 150 manifestanti e il no dei medici

Oltre a questo episodio, il 7 dicembre a piazza della Scala a Milano sindacati di base, associazioni, comitati e singoli riuniti nel Comitato Referendario NO CAROVITA e Noi Non Paghiamo si sono dati appuntamento per contestare la presenza della Meloni e della Von Der Lyen alla prima della scala e per lanciare un referendum popolare contro il carovita.

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È chiaro che tutti questi personaggi – da Fontana (Lega) fino alla Meloni, passando per la Moratti (ex FI e adesso terzo polo) – che da decenni affamano e uccidono le masse popolari più o meno in maniera aperta, vanno cacciati dal governo del paese e delle regioni, fino all’ultima amministrazione comunale! Devono essere fermati nelle politiche di devastazione e morte che mettono in campo. In Lombardia la gestione criminale della pandemia ha precise responsabilità attribuibili a Fontana e alla sua giunta, ma Majorino – re del “vorrei ma non posso” – non ha fatto niente di diverso dal reggere il sacco a tutti quelli che hanno sulle spalle quelle responsabilità.

Quello che serve sono amministrazioni che mettano un tetto ai prezzi, che coprano le bollette di chi non può più pagare con fondi pubblici, che rilancino il Reddito di cittadinanza con progetti comunali impiegando per un lavoro utile e dignitoso, che entrino nelle aziende private per farle funzionare e non morire, che invertano la rotta dei tagli alla sanità e all’istruzione.

A fronte della situazione e di questo compito però tutte le forze politiche che si oppongono alle larghe intese sono attraversate da scossoni interni e da attriti che si manifestano nella concorrenza delle une contro le altre. Italia Sovrana e Popolare è implosa ed ha finito la sua corsa, Unione Popolare è intrecciata in questioni interne che somigliano a regolamenti di conti e gara a primeggiare più che alla costruzione di una forma organizzativa adeguata alla realtà emersa con le politiche del 25 settembre.

Quello di cui c’è bisogno, di cui le masse popolari hanno urgente bisogno, è che le forze come Unione Popolare funzionino da coordinamenti di forze e realtà e che tutte le altre organizzazioni e partiti antisistema rafforzino il legame per allargare l’unità d’azione. Tutte queste forze devono cominciare ad agire da subito, congiuntamente, per sostenere comitati e organizzazioni a trovare soluzioni, contribuire con fondi, relazioni e strumenti è il modo per costruire un peso di queste forze nelle giunte. Un peso tale da rendere giunte e regioni ingovernabili alle larghe intese e al governo Meloni fino a imporre amministrazioni d’emergenza decise dai collettivi e comitati operai e popolari.

L’incapacità di presentarsi alle elezioni unite in un’unica coalizione anti sistema conferma i limiti emersi nelle scorse elezioni politiche ed è un segnale di debolezza da parte dei principali capi politici di queste forze. Facciamo sì che la campagna elettorale sia l’occasione per mettere in campo azioni radicali e congiunte. Le forze anti larghe intese devono agire in questa direzione ed esprimere esponenti capaci di farlo. Serve capire quali sono le azioni giuste da mettere in campo e superare le divisioni? Serve capire chi sono questi esponenti? Per capirlo non devono affaticarsi a combattere tra di sé e lanciarsi tiri mancini, ma chiederlo alle masse popolari!

Chiedetelo alle masse popolari, nelle città, nei quartieri, nelle scuole e nelle aziende. Organizzate delle consultazioni popolari! Il Collettivo di Fabbrica della Gkn è riuscito ad organizzare un referendum per decidere del futuro della fabbrica facendo votare oltre 16.000 persone e creando 189 seggi. Possono certo farlo anche PaP, PRC, PC di Rizzo, PCI, Ancora Italia Sovrana e popolare ecc.! Possono farlo per costruire l’unità d’azione necessaria!

A situazione straordinaria soluzioni straordinarie!

Non è più tempo di buio e divisioni, facciamo luce!

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