Sulle mobilitazioni indette da CGIL e UIL

Nella settimana che va dal 12 al 17 dicembre si terranno scioperi con presidi e manifestazioni in tutte le regioni d’Italia promossi da CGIL e UIL per protestare contro la manovra finanziaria del governo Meloni. Con la sua approvazione (che il governo punta a fare entro la fine dell’anno e su cui è già iniziata la lotta fra le forze politiche) entra nel vivo la continuazione dell’attuazione dell’agenda Draghi da parte del nuovo governo.

L’unico obiettivo del governo Meloni è garantire l’attuazione dell’agenda Draghi. La manovra finanziaria è un’altra dichiarazione di guerra contro i lavoratori e le masse popolari, un’altra manifestazione di sottomissione dell’Italia alla NATO e alla UE. Ma proprio per questo il governo Meloni ha paura della mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari. E fa bene ad averne!
Da una parte perché la sua azione non affronta e non risolve nessuno dei problemi a cui i lavoratori e le masse popolari devono fare fronte, dall’altra perché la sua azione peggiora le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone, aumenta la precarietà e lo sfruttamento, prende in giro i lavoratori che devono andare in pensione e alimenta la guerra fra poveri per scongiurare il rischio che i poveri si uniscano per fare la guerra ai ricchi.
Il governo Meloni ha paura della mobilitazione perché l’azione cosciente delle organizzazioni operaie e popolari, dei sindacati di base e combattivi, dei movimenti e delle reti sociali può rovesciarlo e può imporre un governo di emergenza popolare, un governo che prende le misure necessarie per fare fronte alla situazione. Che gli scioperi, i presidi e le manifestazioni che si terranno dal 12 al 17 dicembre siano ambito per alimentare la combattività e l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari!

Come organizzarsi in ogni posto di lavoro?
– Trova altri due o tre colleghi decisi a darsi da fare: usa ogni occasione e non partire dalla tessera sindacale.
– Vedetevi (almeno all’inizio) fuori dall’azienda, lontano dall’occhio del padrone.
– Studiate insieme la situazione: lo stato dell’azienda, i problemi più pressanti dei lavoratori, i punti di forza su cui fare leva, ecc.
– Decidete le iniziative da prendere, anche piccole, per raccogliere altri colleghi, difendersi con maggiore efficacia e costruire passo dopo passo rapporti di forza favorevoli.
– Collegatevi con lavoratori, singoli e gruppi, di altre aziende, con altri comitati e movimenti popolari della zona.

Bando al disfattismo e alla rassegnazione!
Bisogna cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo imposto con la mobilitazione, composto da soggetti che godono della fiducia dei lavoratori e delle masse popolari, un governo che attua immediatamente le misure più urgenti per far fronte agli effetti della crisi e al catastrofico stato delle cose. Le mobilitazioni del 2 e del 3 dicembre devono essere funzionali a questo: devono innescare la mobilitazione che rende ingovernabile il paese al governo Meloni e a tutti gli altri servi della NATO e della UE.
I sindacati conflittuali, alternativi e di base possono e devono dare un contributo a questo processo, sviluppando l’azione anche sul terreno politico iniziando a confrontarsi e coordinarsi a un livello superiore per spingere i lavoratori ad attuare direttamente le misure che servono a difesa del salario, del lavoro e dei diritti.
Tuttavia, l’aspetto decisivo è l’organizzazione dei lavoratori nelle aziende e nelle fabbriche.
Organizzarsi al di là della sigla sindacale e costituire ovunque è possibile nuovi consigli di Fabbrica.
È fondamentale organizzarsi ovunque, anche dove non c’è esperienza di organizzazione. Anche nei settori di lavoro più moderni, precarizzati e parcellizzati è possibile e necessaria l’organizzazione dei lavoratori e l’esperienza dei rider, ad esempio, dimostra che è possibile. Non importa se all’inizio si è in pochi, l’importante è non aspettare di essere sotto attacco per organizzarsi.

Una questione di governo del paese
I nostri nonni e i nostri padri hanno conquistato miglioramenti e diritti in campo economico, politico, sindacale e sociale non attraverso i tavoli di trattativa o facendo opposizione! Li hanno ottenuti organizzandosi nelle cellule di fabbrica del PCI, nei CLN, nei Consigli di Fabbrica e lottando non solo per cacciare i nazi-fascisti e poi contro il regime democristiano-mafioso, ma soprattutto per fare dell’Italia un paese in cui la sovranità appartenesse al popolo, ogni persona svolgesse, secondo le sue possibilità e le sue scelte, un’attività utile al progresso della società, tutti i lavoratori partecipassero effettivamente all’organizzazione politica, economica e sociale del paese!
Bastano un centinaio di organismi come il Collettivo di Fabbrica della GKN che fanno delle aziende a rischio dei centri promotori della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo, come il CALP di Genova che bloccano i porti italiani al traffico di armi, come i NOTAV della Val di Susa che boicottano le grandi opere speculative, come i Disoccupati 7 Novembre e Cantiere 167 di Napoli, come Friday For Future, come i comitati per l’acqua pubblica e quelli per la casa, coordinati tra loro per rendere ingovernabile il paese dalle autorità dei padroni e costringerli a ingoiare un governo d’emergenza popolare, composto da uomini di fiducia degli organismi operai e popolari e da esse revocabili, disposti e capaci di tradurre in leggi e altre misure le soluzioni indicate da questi organismi.

Non sono i padroni a essere forti, sono i lavoratori che devono organizzarsi per far valere la loro forza! Non importa in quanti si è all’inizio in un’azienda. Non importa quante sono le aziende in cui si inizia. Altri seguiranno, perché ogni attacco dei padroni dimostrerà che chi ha iniziato ha ragione.

Il P.CARC sostiene e organizza ogni lavoratore che si mette su questa strada, che decide di prendere in mano il proprio futuro!

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