[Toscana] Lo stato di emergenza dobbiamo dichiararlo noi!

12.12.2022

Il Partito dei Carc aderisce e parteciperà alla mobilitazione del 17 dicembre a Piombino promossa dai comitati cittadini in vista dell’udienza fissata dal TAR del Lazio per il 21 dicembre, che si esprimerà in merito al ricorso del Comune di Piombino contro la decisione di installare un rigassificatore in porto.

I comitati hanno deciso prontamente di scendere nuovamente in piazza per esternare la loro contrarietà all’ordinanza firmata del Presidente della Regione Toscana, nonché Commissario straordinario per il rigassificatore, Eugenio Giani sulla base dei pareri rilasciati da tutta una serie di enti che, seppure hanno avallato il progetto, al contempo hanno definito tutta una serie di prescrizioni alle quali SNAM deve attenersi già prima dell’installazione della nave nel porto. Detto questo, è notizia recente che proprio Giani ha prorogato di altri 100 giorni il tempo per individuare (da parte di SNAM) il sito offshore in cui sarà posizionata la nave rigassificatrice Gola Tundra dopo i primi tre anni nel porto di Piombino. Ma queste sono solo chiacchere: la verità e che la nave non è adeguata a stare in mare (se così fosse perché non usare il sito offshore di Livorno?) e il suo adeguamento richiederebbe una spesa che SNAM non è disponibile ad affrontare. Il punto è che né SNAM né tanto meno Giani hanno soluzioni alternative al tenere la nave nel porto di Piombino con tutto quel che ne consegue per la sicurezza della comunità piombinese.

L’unica soluzione, quindi, è fermare il progetto: impedire che a Piombino si installi questo rigassificatore!

L’accurato studio delle prescrizioni ha ulteriormente rafforzato la lotta e la convinzione dei cittadini di essere nel giusto ad opporsi all’attuazione di questo nefasto progetto approvato in fretta e furia.

Un progetto considerato strategico, prima dal governo Draghi ed ora da quello Meloni a seguito della crisi del gas innescata dalla guerra in Ucraina e, per tanto, come è nota prassi di una politica sorda agli interessi delle masse popolari ma prona a quelli dei guerrafondai, speculatori e padroni, avallato senza le dovute valutazioni.

Ci troviamo ormai in uno stato di emergenza dietro l’altro (ora il gas, ieri la pandemia, prima ancora la crisi economica mondiale) sulla scorta del quale vengono emanate “misure di emergenza” che non fanno altro che peggiorare la situazione per tutte le masse popolari e aumentare la sottomissione del nostro paese alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti americani, europei e sionisti alimentando la guerra fra poveri.

Cosa dobbiamo fare di fronte di tutto ciò? Dobbiamo ribaltare questo stato di cose, dobbiamo fare in modo che le misure straordinarie che servono a far fronte allo stato di emergenza che lede gli interessi dei lavoratori e del resto delle masse popolari vengano prese nell’interesse di queste ultime e non in funzione del profitto di pochi!

Per andare in questa direzione bisogna considerare che nessuno è da solo, ogni gruppo che resiste anche se apparentemente isolato, incarna la spinta al cambiamento del paese e affinché ogni singolo, gruppo, comitato, ecc. oltre ad avere la spinta abbia anche la forza di cambiare il paese, è necessario costruire dei rapporti di forza adeguati a invertire il disastroso corso delle cose: ogni singolo gruppo, ogni singola vertenza, rivendicazione e lotta deve legarsi ad altri. Per farlo occorre innanzitutto guardare oltre la propaganda di regime: infatti ogni volta che la classe dominante impone misure restrittive, reprime, cerca di isolare e criminalizzare una parte delle masse popolari, significa che da qualche parte la resistenza al programma comune di capitalisti, padroni e speculatori esiste!

A Piombino di tentativi denigratori (vedi l’accusa di NIMBY) e divisori (tra i comitati, tra i comitati e i lavoratori, tra i comitati e la cittadinanza) ne sono stati messi in campo diversi a dimostrazione della debolezza delle argomentazioni portate. Adesso il governo è giunto a militarizzare il territorio col chiaro intento di intimidire la cittadinanza e assicurarsi che i lavori per l’installazione dell’impianto vadano avanti celermente e senza intoppi, una manovra repressiva evidentemente avallata dall’amministrazione comunale che non poteva non sapere niente in merito e che quindi niente ha fatto per smontare questo vero e propria intimidazione che sta destando preoccupazione e rabbia fra i piombinesi.

Dall’altra parte nessuna autorità sta controllando se le prescrizioni emanate dai vari enti siano state eseguite da SNAM, che tra l’altro sta operando su un territorio dichiarato SIN e in quanto tale soggetto innanzitutto a bonifica!

Di questo se ne stanno prendendo carico i comitati, attraverso il controllo popolare e chiedendo all’amministrazione comunale di attivarsi con tutti i mezzi e il personale che ha a disposizione per individuare gli abusi. Ebbene, questa pratica di controllo popolare è giusta e andrà mantenuta anche nel caso in cui il TAR dovesse avallare l’autorizzazione emessa da Giani. Il ricorso al TAR è infatti una delle tante vie percorribili per opporsi a questo progetto; ma come hanno ben testimoniato alle iniziative svolte a novembre (convegno dei comitati e di USB), i comitati che lottano da anni contro la devastazione ambientale e l’installazione di opere inutili a dannose in tutto il paese, spesso le decisioni della magistratura non sono tempestive o sono di parte: motivo per cui ciò che effettivamente conta per far valere i propri diritti e interessi è l’organizzazione e la mobilitazione della popolazione coinvolta!

E’ quindi fondamentale restare uniti e coordinarsi con tutti coloro che lottano nei posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri legandosi alle esperienze più avanzate già oggi esistenti nell’ottica di imparare l’uno dall’altro, di sviluppare unità e coordinamento!

Dalla lotta degli operai della GKN di Campi Bisenzio a quella dei comitati che nell’Empolese si stanno battendo contro l’installazione di un gassificatore (leggasi inceneritore), a quelli che contrastano la devastazione dell’ambiente con l’installazione di centrali geotermiche in Amiata, a quelli che si stanno organizzando contro l’imposizione della Multiutility dei servizi in Toscana, fino ai movimenti contro la militarizzazione dei territori come quello contro la base di Coltano e tanti altri ancora che già costellano la nostra regione.

La soluzione alla situazione di emergenza che tutto il paese sta attraversando non verrà da un governo continuatore della politica guerrafondaia di Draghi come si sta confermando essere il Governo Meloni, che sta lasciando l’Italia nelle mani della Comunità Internazionale e che agisce unicamente in nome del profitto degli speculatori italiani e stranieri e al servizio delle loro guerre. Serve un governo che sia espressione degli organismi operai e popolari diffusi in tutto il paese, un governo che per affrontare gli effetti più gravi della crisi non limiti la sua azione al rispetto delle leggi e prassi vigenti (“vorremmo fare, ma ce lo impediscono” era il ritornello del M5S al governo), ma che prenda misure di emergenza popolari attraverso procedure straordinarie e avvalendosi della mobilitazione e della forza delle masse popolari organizzate e coordinate tra loro.

In definitiva, serve un governo di emergenza popolare che sia espressione ed esecutore di quanto viene indicato dagli organismi operai e popolari. Questo è l’obiettivo verso cui ogni organizzazione operaia e popolare deve tendere per realizzare i proprio interessi e per difendere quanto di più avanzato è stato conquistato nei decenni passati con le lotte, per far sì che le parti più progressiste della nostra Costituzione vengano attuate.

La lotta contingente che giorno dopo giorno affrontiamo per difendere il tessuto produttivo dallo smantellamento, per difendere e migliorare i servizi pubblici, per impedire la devastazione dell’ambiente, e quant’altro, deve andare necessariamente di pari passo (e alimentare) la lotta per imporre un nostro governo del paese.

Segreteria Federale Toscana del P.CARC

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