10, 100, 1000 mobilitazioni di base per
cacciare il governo Meloni

L’unico obiettivo del governo Meloni è garantire l’attuazione dell’agenda Draghi. La manovra finanziaria approvata il 21 novembre ne è la dimostrazione: un’altra dichiarazione di guerra contro i lavoratori e le masse popolari, un’altra manifestazione di sottomissione dell’Italia alla NATO e alla UE.

Anche se si dimostra forte, il governo Meloni è debole è teme la mobilitazione delle masse popolari: per questo motivo le dichiarazioni (fra gli altri) del ministro Crosetto su presunti “provocatori che vogliono alimentare la tensione nelle piazze” vanno di pari passo con ulteriori misure repressive. La “legge anti rave” è il travestimento di un inasprimento della repressione contro chi promuove mobilitazioni, presidi, occupazioni, blocchi e scioperi.

Il governo Meloni ha paura della mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari e fa bene ad averne!
Da una parte perché la sua azione non affronta e non risolve nessuno dei problemi a cui i lavoratori e le masse popolari devono fare fronte, dall’altra perché la sua azione peggiora le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone, aumenta la precarietà e lo sfruttamento, prende in giro i lavoratori che devono andare in pensione e alimenta la guerra fra poveri per scongiurare il rischio che i poveri si uniscano per fare la guerra ai ricchi.
Il governo Meloni ha paura della mobilitazione perché l’azione cosciente delle organizzazioni operaie e popolari, dei sindacati di base e combattivi, dei movimenti e delle reti sociali può rovesciarlo e può imporre un governo di emergenza popolare, un governo che prende le misure necessarie per fare fronte alla situazione.

Bando al disfattismo e alla rassegnazione!
Bisogna cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo imposto con la mobilitazione, composto da soggetti che godono della fiducia dei lavoratori e delle masse popolari, un governo che attua immediatamente le misure più urgenti per far fronte agli effetti della crisi e al catastrofico stato delle cose. Le mobilitazioni del 2 e del 3 dicembre devono essere funzionali a questo: devono innescare la mobilitazione che rende ingovernabile il paese al governo Meloni e a tutti gli altri servi della NATO e della UE.
I sindacati conflittuali, alternativi e di base possono e devono dare un contributo a questo processo, sviluppando l’azione anche sul terreno politico iniziando a confrontarsi e coordinarsi a un livello superiore per spingere i lavoratori ad attuare direttamente le misure che servono a difesa del salario, del lavoro e dei diritti.
Tuttavia, l’aspetto decisivo è l’organizzazione dei lavoratori nelle aziende e nelle fabbriche.
Organizzarsi al di là della sigla sindacale e costituire ovunque è possibile nuovi consigli di Fabbrica.
È fondamentale organizzarsi ovunque, anche dove non c’è esperienza di organizzazione. Anche nei settori di lavoro più moderni, precarizzati e parcellizzati è possibile e necessaria l’organizzazione dei lavoratori e l’esperienza dei rider, ad esempio, dimostra che è possibile. Non importa se all’inizio si è in pochi, l’importante è non aspettare di essere sotto attacco per organizzarsi.

Come organizzarsi in ogni posto di lavoro?
– Trova altri due o tre colleghi decisi a darsi da fare: usa ogni occasione e non partire dalla tessera sindacale.
– Vedetevi (almeno all’inizio) fuori dall’azienda, lontano dall’occhio del padrone.
– Studiate insieme la situazione: lo stato dell’azienda, i problemi più pressanti dei lavoratori, i punti di forza su cui fare leva, ecc.
– Decidete le iniziative da prendere, anche piccole, per raccogliere altri colleghi, difendersi con maggiore efficacia e costruire passo dopo passo rapporti di forza favorevoli.
– Collegatevi con lavoratori, singoli e gruppi, di altre aziende, con altri comitati e movimenti popolari della zona.

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