“La resistenza delle masse popolari al procedere della crisi della società borghese, la mobilitazione diretta delle masse popolari è come un fiume in piena (…). Gli iniziatori della mobilitazione delle masse non sono né i rivoluzionari né i demagoghi reazionari: è l’esperienza diretta, capillarmente diffusa, onnipresente e multiforme della crisi delle attuali formazioni economico-sociali capitaliste che muove e sempre più muoverà all’azione le masse popolari”.

Sabato 26 novembre dalle 18:00, presso l’Unione Operaia di Colonnata a Sesto Fiorentino, in occasione del trentennale della nascita dei CARC si terrà l’iniziativa: “1992-2022: dalla fondazione dei primi Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC), alla costruzione della Carovana del (nuovo)PCI. 30 anni di storia della lotta di classe del nostro paese per fare dell’Italia un nuovo paese socialista”. Faremo una breve illustrazione di come si sono formati i CARC e la Carovana del nuovo PCI, con il contributo della Segreteria Federale del Partito e la viva voce di Paolo Babini, della Direzione Nazionale del Partito dei CARC nonchè uno dei protagonisti del convegno fondativo di Viareggio del 21 e 22 novembre del 1992.

La natura della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale e la conseguente resistenza spontanea delle masse popolari al procedere di questa crisi, sono i due assi portanti dell’analisi politica e del progetto della Carovana del (n) PCI.

L’incedere della crisi, la conseguente Situazione Rivoluzionaria in Sviluppo di cui lo sviluppo e l’allargamento del movimento spontaneo delle masse popolari è aspetto integrante e qualificante, chiama i comunisti e tutti coloro che vogliono dare un contributo alla lotta per invertire il disastroso corso delle cose a mettersi nell’ottica di riconoscere questa resistenza, intervenire, organizzarla e indirizzarla nella lotta politica per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

La Carovana del (n) PCI nasce esattamente con questo obiettivo.

Alle 20.00 seguirà una cena per la raccolta fonti a sostegno dei compagni colpiti da repressione (antipasto, pizza e bevande al costo di 20 euro, per prenotazioni chiamare il 349.633.1276)

La Segreteria Federale Toscana del Partito dei Carc

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Dalla relazione introduttiva tenuta dal compagno Giuseppe Maj, del Convegno di Viareggio (21-22 novembre 1992) organizzato dai Centri di documentazione Filorosso di Milano e di Viareggio, a seguito del quale vennero creati i Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC).

“La crisi economica e le conseguenti crisi politiche obbligheranno irresistibilmente tutte le classi a uscire dal corso abituale in cui per alcuni decenni si è svolta la loro attività, ad abbandonare abitudini, modi d’essere, culture, aggregazioni, relazioni e istituzioni consolidate da alcuni decenni, a cambiare idee, a cercare nuove aggregazioni e nuove soluzioni ai problemi della loro esistenza. Esse sconvolgeranno, in particolare, via via più profondamente e più diffusamente il processo di produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza delle masse popolari; sconvolgeranno via via più profondamente e più diffusamente anche le condizioni spirituali della loro esistenza; precipiteranno le masse popolari in una situazione materiale e spirituale tragica.

Nei prossimi anni il bisogno di far fronte al procedere della crisi della società borghese determinerà, come comune sorgente e forza motrice, il sorgere, il moltiplicarsi, il diffondersi e l’approfondirsi di nuove attività pratiche e spirituali delle masse popolari. Già oggi la resistenza al procedere della crisi della società borghese proietta la sua luce sulle vecchie iniziative e attività pratiche e spirituali delle masse popolari: riempie alcune di un contenuto nuovo rispondente alla nuova situazione, svuota altre del loro contenuto condannandole al deperimento e alla morte. La resistenza al procedere della crisi della società borghese imprimerà il suo segno caratterizzante sulle più svariate e contraddittorie forme di attività, di mobilitazione e di organizzazione delle masse popolari. Essa spingerà le masse popolari a mobilitarsi ed esse diventeranno una forza irresistibile che travolgerà le attuali formazioni economico-sociali (…). La crisi della società borghese sconvolgerà a tal punto il processo produttivo che le masse popolari per sopravvivere dovranno muoversi direttamente alla ricerca di soluzioni. Questo è il tratto principale tra quelli che distinguono il movimento politico della nostra società del periodo che ci sta davanti da quello che ci sta alle spalle (…). La resistenza delle masse popolari al procedere della crisi della società borghese, la mobilitazione diretta delle masse popolari è come un fiume in piena (…). Gli iniziatori della mobilitazione delle masse non sono né i rivoluzionari né i demagoghi reazionari: è l’esperienza diretta, capillarmente diffusa, onnipresente e multiforme della crisi delle attuali formazioni economico-sociali capitaliste che muove e sempre più muoverà all’azione le masse popolari”.

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